1.Siamo chiamati ad imitare il Padre. Gesù ce ne offre un esempio. Perciò, per imitare il Padre noi dobbiamo cercare di imitare Gesù. Perciò lo sforzo nostro, durante la nostra vita, dev'essere lo sforzo di imitazione di Gesù.Vedete, chi ha scritto quel libretto 'L'Imitazione di Cristo', conosceva anche il Vangelo, e ciò che il Signore vuole da noi.Viene allora un po' naturale, e ne discuteremo un pochino questa sera, il domandarci nelle nostre azioni: "Ebbene, che cosa farebbe Gesù?", cioè in altre parole: "Con questa mia azione sto imitando Gesù?". Adesso io sto per compiere un'azione: Lui, Gesù, che era preoccupato solo di fare la volontà del Padre, che cosa farebbe al mio posto? Siccome che anch'io devo fare altrettanto, devo sforzarmi di fare la volontà del Padre, perciò devo anch'io sforzarmi di fare la volontà del Padre come la faceva Gesù. Se io faccio la volontà di Dio, mi sforzo in tutte le azioni di fare la volontà di Dio, non occorrerebbe neanche che mi domandassi: "Cosa farebbe Gesù?", perché Gesù farebbe quello che faccio io, no? Ora noi, prendiamo Gesù come modello perché ci è più facile avere uno davanti a noi che ci accompagni e così stringiamo la nostra amicizia con Lui; così non soltanto abbiamo un modello, ma abbiamo un aiuto, uno che ci aiuta, che ci sostiene con la sua grazia, con la sua amicizia. Ci sentiamo non più in uno, ma in due. E camminare in due è più facile che non camminare in uno da solo.
MO85,2[05-08-1966]
2.Ora adesso, incominciamo la seconda parte. Se dobbiamo imitare Gesù è giusto che studiamo la vita di Gesù.Dicevamo nei giorni scorsi che per entrare in questo spirito bisogna prima avere una grande idea di Dio. Nell'Antico Testamento cosa è successo? Che Dio ha educato il suo popolo a una grande idea del "Dio tre volte santo", no? Perché, se tu capisci chi è Dio, allora, quando ti avvicini a Gesù Cristo, capisci chi è la seconda Persona che si è fatta uomo, no? Ma se tu non hai un'idea grande di Dio, Gesù sarà tanto piccolino, piccolino. Più grande è l'idea di Dio, più comprenderai cosa vuol dire "exinanivit semetipsum formam servi accipiens"; tu capirai il salto che ha fatto Lui nel farsi uomo, e la bontà che lo ha portato a farsi uomo per noi. E allora tu sentirai amore, riconoscenza verso questo Gesù che è venuto in mezzo agli uomini, proprio per la nostra salvezza.Ora, vedete, il cammino che dobbiamo fare è questo. Primo, sforzarci di capire Dio, di adorare Dio, di pensare a Dio. Poi, secondo, studiare Gesù, ed è quello che ci accingiamo a fare adesso. Però, per poter capire Gesù, abbiamo bisogno dello Spirito Santo. La luce dello Spirito Santo ci farà comprendere Dio e capire Gesù. Guardate, questo è il cammino che dobbiamo percorrere tutti. È il cammino, è la strada obbligatoria. Adorare Dio, una grande idea di Dio, studiare Gesù: tutto questo nella luce dello Spirito Santo, cioè nella semplicità di un bambino, cioè dicendo: "Signore, parla Tu perché io, povero uomo, da solo non ci riesco". Con questo spirito, e cioè insieme con lo Spirito Santo, intraprendiamo il nostro cammino.
MO85,3[05-08-1966]
3.Continuiamo a leggere le lettere di Voillaume. Qui scrive da Betlemme, nella circostanza del Santo Natale e così parla di Gesù Bambino. Se vogliamo studiare la vita di Gesù, è giusto che incominciamo da Gesù Bambino. Così quando narreremo la storia di qualcuno di voi, che muore in concetto di santità, o don Piero Martinello ucciso e mangiato da quelli del Chaco, incominceremo a studiare prima la sua nascita, parleremo del papà, grande ufficiale dell'Esercito dei Carabinieri, eccetera... Poi piano piano andiamo avanti avanti, finché arriveremo alla morte. Anche per Gesù, è chiaro."La nascita di Gesù dev'essere contrassegnata, ogni anno, da una grazia e da uno sforzo di rinnovamento nella nostra vita cristiana e religiosa... Il mondo soffre nell'angoscia e attende la pace tra gli uomini. Noi saremmo portati a pensare prima di tutto a questa realtà. Ma oggi Gesù ci invita a pensare alla pace in un altro modo, nelle radici profonde che essa deve avere nell'intimo del cuore di ogni uomo. L'orgoglio (chi è senza orgoglio, alzi la mano), la sete di potenza, la sete di dominio e di ricchezza, sono i sentimenti da cui nascono i progetti di guerra e di cieca distruzione. Gesù nasce piccolo, indifeso, sulla strada, come uno senza patria e la sua presenza, lungi dal portare la pace, sembra suscitare la guerra e darà occasione a una persecuzione sanguinosa che colpirà dei piccoli bimbi innocenti e farà piangere delle madri. Gesù piccolo bambino, nella sua impotenza, sarà messo al sicuro con la fuga e l'esilio. Tuttavia con Gesù è nato Colui che solo può rendere i cuori pacifici, se sappiamo riceverlo".
MO85,4[05-08-1966]
4.Ecco, mi pare, che dovremmo questa mattina cercare di capire un punto fondamentale della nostra santificazione.Vedete, nella nostra Famiglia Religiosa abbiamo come caratteristica la carità e ci siamo proposti di dare al mondo questa testimonianza: la testimonianza della carità. Gesù l'ha stabilita, la carità, come distintivo di tutti gli apostoli: "Da questo riconosceranno che siete miei discepoli". Noi abbiamo preso dal Vangelo questo che Gesù ha detto, e abbiamo detto che lo facciamo nostro. Però, se noi ci guardiamo nell'intimo di casa nostra, vediamo che non siamo arrivati alla perfezione nella carità. Vediamo che tante piccole cose non ci dovrebbero essere. Ringraziando il Signore, sono piccole cose; però dobbiamo fare un passo avanti. Ora vedete, noi riusciremo a capire la carità, che vuol dire concordia, comprensione, soltanto alla condizione che ognuno di noi si sforzi di essere simile a Gesù.Ieri, parlando così con alcuni ho portato un paragone che, credo, potremo ripeterlo qui.Supponiamo che io debba incaricare uno di voi, un assistente, a tagliarmi 200 pezzi di legno lunghi 50 cm. Io prendo un pezzo di legno e glielo do, supponiamo, all'assistente Bertelli, e gli dico: "Senti, Luciano, prendi questo pezzo di legno e fanne 200 pezzi uguali". E lui, che ha studiato matematica, filosofia, geometria, eccetera eccetera.., che cosa fa? Manda tutti i suoi confratelli più giovani a raccogliere pezzi di legno. E poi dice: "Guardate, li taglio io perché, sa, don Ottorino ci tiene che siano tutti giusti. Mi ha tanto raccomandato che siano giusti. Perciò non mi fido di nessuno, li taglio io". E allora prende il campione che gli ho dato e ne taglia uno; si accerta che sia eguale, eh? Poi prende il campione che gli ho dato io e lo mette nel mucchio, cioè comincia a fare il mucchio con quello. Poi col secondo fa il terzo, col terzo il quarto, col quarto il quinto, finché arriva a 200. Io dico... infine li porta da me e li mette tutti quanti in piedi uno vicino all'altro, un bel fascio... e mi accorgo che ci sono 7-8 cm. di differenza fra il primo e l'ultimo. "Eppure - dice lui grattandosi la testa - eppure sapesse come mi sono sforzato, come mi sono sforzato....". "Sì, ti sei sforzato, ma ti è mancato un po' di criterio, figliolo; ed è stato quello di tenere come punto di misura il primo pezzo di legno. Tu hai cercato col primo di fare il secondo, col secondo fare il terzo, e la differenza poi di 1/2 millimetro, in 200 mezzi millimetri, sono venuti fuori 100 millimetri; il che vuol dire dieci centimetri, se non mi sbaglio no? Qualcosa hai corretto e sono venuti fuori 7 cm.".Ora vedete, noi, quando vogliamo veramente farci santi, non dobbiamo prendere come modello... Io prendo per modello Bertelli, Bertelli prende per modello poi un altro, poi un altro... No, dobbiamo prendere Gesù. La parola di Gesù e l'esempio di Gesù. Altrimenti, guardate, che ad un dato momento ci illudiamo di essere santi. In una comunità dove ci sono 4 o 5, se c'è qualcosina che non va, ricordatevi, è perché non abbiamo preso per modello Gesù.
MO85,5[05-08-1966]
5.Un giorno a Roma mi trovavo, si direbbe in dialetto, con un 'pezzo grosso', no? E quello - siamo andati a cena insieme - si è un po' aperto con me dicendomi che era impossibile andare d'accordo con l'altro 'pezzo più grosso', che rivestiva una carica nazionale importantissima. Ed io con tutta semplicità ho detto... Perché mi ha detto a un dato momento: "Mi dica cosa pensa lei". "Devo dire proprio sinceramente quello che penso?". "Sì". Pensare che vuoi l'uno vuoi l'altro facevano la comunione ogni mattina, e non dico che si odiavano, ma quasi. Ho detto: "Senta quello che penso è questo: che se uno dei due fosse santo, la carità ci sarebbe. Non se tutti e due, se uno dei due fosse santo, la carità ci sarebbe". Mi ricordo che eravamo sopra il Gianicolo, erano le 10 e mezza di sera; ci siamo fermati lì. C'era il nostro caro Garibaldi là col fucile in mano che faceva la guardia... (Te sito svejà?)... Mi ricordo che si è fermato e ha detto: "Sa, ha ragione, non ci avevo mai pensato. Eppure faccio la comunione ogni mattina. Voglio sforzarmi - dice - di essere santo".Dopo 5-6 mesi l'ho ritrovato. "Sa - dice - che ogni mattina nella comunione domando al Signore la grazia di essere quello che mi diceva lei? E sa che le cose sono cambiate?". Ed effettivamente le cose sono cambiate a tal punto che oggi sono talmente legati questi due che uno si chiama prof. Giaccone e l'altro prof. Pini; e il prof. Pini è diventato direttore generale, perché il prof. Giaccone è presidente nazionale, dell'E.N.A.O.L.I.Ora, figlioli miei, ricordatevi: non illudiamoci. Possiamo fare la comunione ogni giorno, possiamo fare la meditazione anche tre ore al giorno, possiamo anche flagellarci, tutto quello che volete, ma se non prendiamo per modello Gesù, e ci doniamo senza riserve e ci sforziamo di imitare Lui, guardate che è impossibile la carità. Guardate che Lui è andato fino in fondo. E adesso procediamo; ma guardate, questo è quello che dobbiamo fare. Se noi non affrontiamo in pieno la nostra donazione a Dio, nella misura che Gesù si è donato; cioè se non ci misuriamo con Lui, guardate che ad un dato momento saremo misurati e ci troveremo come i pezzi di legno tagliati dal nostro caro Luciano.
MO85,6[05-08-1966]
6."Dentro di voi prima di tutto si deve produrre il mutamento (eccolo qui); per il momento non si tratta degli altri, ma di voi".Manca la carità? Non siamo capaci di andare d'accordo? Io vado domani in una comunità al Chaco, a Rio, e domando: "Come va?". "Ma sa, c'è questo, questo...". Non scagliarti sopra gli altri; comincia a scagliarti contro te stesso. Guardate fratelli miei che noi, tutti sapete, siamo portati a dire: "Sì, sì, si va d'accordo, ma bisognerebbe... bisognerebbe... bisognerebbe avere più carità purtroppo, sa... son tutti gli altri". No., scagliati contro te stesso. Cambia te stesso, converti te stesso, trasforma te stesso. "Per il momento non si tratta degli altri, ma di voi". Finché siamo nella Casa dell'Immacolata, finché ci stiamo preparando alla vita apostolica, lasciate stare gli altri; cominciate con..... ognuno cominci con se stesso."Che ognuno di voi lealmente si inginocchi davanti al Piccolo Bambino appena nato e si domandi se è in grado di ricevere, nel suo cuore, senza farlo soffrire, quel messaggio vivente di Dio che è questo Bambino, Dio con noi, l'Emmanuele.Noi non vi prestiamo abbastanza attenzione, ma c'è una parola pronunziata più tardi da Gesù che ci condanna, perché pochi sono capaci di riceverla e di attuarla".Qui comincia l'avventura del signor Bonaventura. Attenti eh. maestro dei novizi, te vien freddo a ti e anca a mi adesso.
MO85,7[05-08-1966]
7.Dice Gesù: "Lasciate venire a me i piccoli, non allontanateli, poiché è ai loro simili che appartiene il Regno di Dio. In verità vi dico, chiunque non accoglie il Regno di Dio con l'animo di un fanciullo, non vi entrerà" (Luca 18, 16-17).Parola di Dio: "Chiunque non accoglie il Regno di Dio con l'animo di un fanciullo, non vi entrerà". Perciò noi dobbiamo divenire come... avere un animo come quello del fanciullo. Accogliere le cose di Dio con l'animo di un fanciullo."Questa parola è terribile, più terribile delle maledizioni contro i ricchi e i farisei, perché è ancora più esigente. Gesù ci chiude la porta in faccia se non andiamo a Lui come bambini.".E nella Casa dell'Immacolata, voi vedete che io sono stato severo in questi 25 anni. Voi sapete qualche cosa, ma non sapete dagli inizi in poi. Ma ricordatevi che nel tagliare, nel bastonare, quando sono stato cattivo, pesante, lo sono stato sempre perché? Perché non trovavo la semplicità del bambino. E non dico semplicità del bambino che voglia dire: "Sissignor, sissignor.". Non è questa la semplicità del bambino, questa è la semplicità dell'oco. La semplicità del bambino nel prendere il Vangelo in mano e osservarlo come vuole il Signore, non nel dire di sì al superiore anche quando si deve dire "No, signore, questo no xe giusto". Sei d'accordo, don Guido?Ho il dovere, ho il dovere, in nome di Dio, nella Congregazione di esigere che il Vangelo sia osservato. Scusatemi tanto, se io esigessi che si parlasse in italiano invece che spagnolo, potreste dire: "Mah, sarebbe forse conveniente parlare in italiano, o in spagnolo invece che italiano", che so io. Ci potrebbe essere..., su certe altre cose si può discutere insieme. Su certe cose posso sbagliare, e sbaglierò di certo, questo è certo, e avrete ragione voi. Ci sono delle cose nelle quali, figlioli miei, io non posso transigere assolutamente. Devo esigerle perché domani il Signore mi chiude la porta del paradiso. Il Signore vuole che viviamo il Vangelo, che testimoniamo il Vangelo.
MO85,8[05-08-1966]
8.La Congregazione è una congregazione che deve rifarsi al Vangelo, 'sine glossa', come è, come lo ha voluto il Signore. E le parole del Vangelo bisogna non soltanto conoscerle per spifferare una sentenza domani in una predica o in una conferenza, bisogna viverle. Qui siamo per viverle non per dirle, per viverle. Poi le dirai, ma prima vivile. Non per andare in giro a dire: "Non bisogna bestemmiare" e poi, fuori dalla porta tiri 'oche'. Cosa direste voi se un parroco a un dato momento in Chiesa: "Fratelli, mi raccomando, non bestemmiate il nome santo di Dio. Non dite parole improprie.". E poi: "Porco di qua. e porco di là."; cosa direste voi?....Figlioli state attenti che noi viviamo spesso così. Predichiamo le cose come Gesù le ha predicate, e non viviamo le cose come Gesù vuole che le viviamo. Prendiamo soltanto questa parola qui, ma proprio alla lettera. Gesù dice: "Se non accogli il Regno di Dio con la semplicità di un fanciullo, non entri in Paradiso". Cioè le cose che sono scritte nel Santo Vangelo tu le devi prendere con la semplicità di un fanciullo e viverle. "Gesù ha detto così, Gesù vuole così; io devo fare così.". E guardate che ha detto: "Non entrerai"."La nostra vita è priva di ogni senso se non si va fino in fondo alle esigenze del Vangelo, se non entriamo in quel Regno di verità e di vita che è Gesù donato al mondo nella sua Chiesa. Apparentemente si può fare molto in opere, in attività, in dedizione, in parole, arrivando fino al sacrificio di sè, senza tuttavia avere le disposizioni di cuore e di animo di un vero bimbo".Guardate che i fuochi di paglia durano poco. Voi fate il falò alla sera; pressappoco è un fuoco di paglia. Ci vuole sempre il nostro caro Toni Ferrari, no?, con la forca... Beh., comunque sono stato meravigliato quella sera, nel vedere la tua buona volontà ad alimentare il fuoco... È chiaro? Guardate che quei fuochi lì potranno attirare l'attenzione dell'Altopiano, se tutti i monti sono pieni di quei fuochi lì. Ma oggi ci sono e domani non c'è più niente. Guardate che non sono i fuochi di paglia che possono durare 15-20 anni. Guardate che hanno fatto molto di più certi vecchi parroci che hanno trasformato i paesi con la loro preghiera, con il loro sacrificio, con il loro esempio, con la loro povertà. Cioè, hanno preso il Vangelo sul serio e lo hanno predicato con la loro vita e lo hanno insegnato dicendo: "Senti, figliolo, bisogna fare così; questo dice Gesù"."... in apparenza così possiamo essere uniti alla Chiesa, ad una forma di vita religiosa, all'attività apostolica: ma saremo davvero nel Regno di Dio, saremo davvero di Gesù, corpo ed anima, in un amore totale? .... Ve lo ripeto, questa parola è terribile perché la maggior parte degli uomini, anche tra i sacerdoti e i religiosi, non la prendono sul serio".Se le dicessi io queste parole qua, voi potreste dire: "Povero untorello, che cosa vai dicendo in giro tu?". Guardate che è un uomo che conosce il mondo, un uomo che è a capo di una Famiglia religiosa importantissima, un uomo preparato spiritualmente e culturalmente che fa questa asserzione.
MO85,9[05-08-1966]
9.".... la maggior parte degli uomini, anche tra i sacerdoti e religiosi, non la prendono sul serio; oppure si cullano nella illusione di credere che non sia rivolta a loro. "Chiunque non accoglie il Regno dei Cieli con l'animo di un bambino, non vi entrerà". Non si tratta di provare una dolcezza, una passeggera tenerezza di sentimento per il Bambino Gesù. Si tratta di un amore e di una purificazione ben più profonda. Dio vuole da noi l'umiltà, la semplicità, che sole ci faranno calpestare il nostro amor proprio, l'attaccamento alle nostre idee personali, la nostra personalità orgogliosa ed egoistica, per confessarci vinti, senza riservarci più nulla, e pronti a ricevere tutto nell'obbedienza. Il Regno di Dio si accoglie nell'umile docilità della fede, nell'umile obbedienza alla Chiesa, cioè agli uomini che in nome di Gesù saranno gli strumenti di questa rinunzia a noi stessi, per possedere tutto, in un altro modo, nel Regno di Gesù".Vedete, ecco il nostro orgoglio a cosa ci porta. Ci porta a giudicare gli uomini - sono uomini - che Dio ha messo e vorremmo trovare in questi uomini la perfezione, in loro e nel loro modo di governare. E allora sì, obbediremmo, ma quella non sarebbe l'obbedienza di un fanciullo, perché Gesù venendo sopra la terra non ha trovato gli uomini perfetti. Purtroppo ha trovato uomini piuttosto fuori di posto e ha obbedito, e si è donato. È qui dove c'è il difetto in noi, figlioli miei. Il difetto è proprio in base, in base. È troppo una donazione, la nostra, ragionata, umanizzata. È vero, sì, che noi dobbiamo suggerire al superiore: "Guardi...."; abbiamo il dovere di collaborare attivamente col Superiore, di dire le nostre impressioni, di aiutarlo , perché dobbiamo vivere insieme. Ma ricordatevi che non cessa quella donazione che noi dobbiamo fare continuamente. Il desiderio dell'immolazione, il desiderio di ciò che mi costa, il desiderio di essere sacrificato nell'obbedienza. Lo so che è difficile mettere insieme una cosa con l'altra, ma io devo desiderare... "Signore, a me non interessa niente. Io voglio solo essere macinato - come diceva Sant'Ignazio - dai denti dei leoni, dai denti dei miei superiori, essere macinato... Per dare sangue per la salvezza del mondo".Ora, se non entriamo in questa semplicità, proprio del bambino che si offre, ecco là il bambino che si offre, che si dona a Dio, ma che si dona non da bauco, che poi mette la sua attività, la sua personalità, tutto se stesso in collaborazione. Ma, alla base, questa donazione.Sono stato proprio commosso nel vedere don Fabiano, lo conoscete bene don Fabiano Dalle Carbonare: vedete che viene là da noi, si diverte a scherzare spesso, ridere, eccetera, scherza anche col superiore, vi ricordate no?, il rettore... Bene. Vai a prendermi, don Piero, il Breviario; è dentro nella mia borsa: c'è la lettera.... Un minuto di sosta... Guardate che è sacerdote. E io vi dico la verità; mi commuove perché il suo rettore non è mica superiore di una comunità religiosa. Perciò lui con il rettore ha dei rapporti; lui scherza, vedete che scherza sempre, ride, prende un po' in giro, ma proprio con carità, con fraternità, si sa che vuol bene al suo rettore.
MO85,10[05-08-1966]
10.Guardate cosa scrive: "Reverendo don Ottorino, son qui - mi scrive da Lourdes - son qui da lunedì e ripartirò domani. Se sempre, in questi giorni di privilegio poi il ricordo di don Ottorino è ancora più vivo. Martedì ho celebrato per me e i miei cari; ieri per Monsignor Rettore, cui devo immensa riconoscenza; e stamattina ho celebrato per lei, cui pure devo essere grato per tanta, troppa bontà, eccetera.. E mi permetta di notificarglielo subito. Il resto lo immagina anche lei. Giornate troppo veloci, vissute in un'atmosfera incandescente di devozione mariana. Unico disagio doversi staccare e rientrare nel povero, piccolo mondo, ricco di tutte le miserie. Con tanti ossequi e fiducioso nella sua preghiera".Ora, io vi dico questo: mi ha commosso vedere quest'uomo che ha tre Messe da celebrare là: Una per sè e i suoi cari, una per monsignor rettore... perché? Perché è il rappresentante di Dio nell'ambiente dove lui si trova. E una per questo povero prete.Io mi sono domandato, non ve lo nascondo, sapete, io mi sono domandato: i miei giovani fanno mai qualche comunione? "Aspetta faccio la comunione per don Aldo, faccio la comunione per don Ottorino". Non voglio la risposta, ma non vi nascondo che me lo sono domandato. "La faccio perché ha da dirigere una Congregazione, ha delle responsabilità; che il Signore lo aiuti". Vi dico se lo avete mai fatto, non vi domando proprio personalmente. Vedete, se non lo avete mai fatto in tanti anni, o se lo avete fatto una volta tantum, ricordatevi che questo ne dice spessissimo Messe per don Ottorino, e non è membro della Congregazione. Sappiate che don Ottorino questa mattina l'ha detta per tutti voi, ieri mattina per... Ne dice 3-4 per settimana per tutti questi voi; e quando c'è qualcuno che so che ha bisogni particolari, allora 'stamattina dico Messa per Raffaele., stamattina dico Messa per quell'altro...'. Non occorre che venga a dirvelo, no? Ma sappiate che più di uno di voi... Voi direte, allora è una grazia fare i birbanti qualche volta, eh? Più di uno di voi si è portato via qualche Messa particolare da don Ottorino.Ora vedete, lo sottolineo questo perché ad un dato momento bisognerebbe sentire che non è l'uomo, povero disgraziato di un uomo che è in testa, ma che lì c'è un... rappresentante, cioè Dio si serve di quell'uomo un pochino per far firmare la sua volontà.
MO85,11[05-08-1966]
11.Per esempio, supponiamo che io avessi per superiore domani don Piero Martinello, o avessi un altro, don Erasmo, ma volete che facessi di meno io, se ho una Messa libera, mi pare una volta al mese, no?, ogni tre mesi o due mesi, quella perché è il rappresentante di Dio; anche se lui è più giovane di me, che cosa importa a me? Io so che, facendo la volontà sua, faccio quella del Signore. Naturalmente questo non mi dice che non devo aiutarlo a fare la volontà di Dio, suggerirgli... Però... Lui mi darà magari del lei, io gli darò del tu: "Don Erasmo senti, io penserei quest'oggi di andare a Vicenza per fare questo e questo: hai niente in contrario tu? Per piacere, mi permetti che vada?" "Ma don Ottorino...". "Per piacere, mi permetti che vada?". Ma io vado a chiedere a Dio, non a te. Può essere, scusami la brutta parola, uno stupido qualunque lui; posso anche non stimarlo come uomo, posso vedere anche dei difetti gravi in lui; ma quando io mi presento a lui per dire "per piacere mi permetti?", io non vado da lui a chiedere. Io mi sono donato a Dio.Dio ha messo San Giuseppe là nella casetta di Nazaret, e Gesù andava da san Giuseppe a domandare, sebbene che san Giuseppe non era stato forse... lasciamo stare se aveva privilegio o non privilegio, comunque tra un uomo e l'altro era Dio. Figlioli, manca questa fede, questa semplicità.Vedete, ve l'ho detto tante volte: mi dispiace dover essere in questo posto. Se invece di essere in questo posto in cui sono, fossi in un altro posto, io vi assicuro che vi metterei in uno scrupolo tale per l'obbedienza che vi farei andar via più di uno dalla Congregazione, o vi farei cambiare testa. Qui non si tratta di fare come in certe Famiglie religiose, per esempio quelli di don Calabria, vanno e si inginocchiano ogni volta per ricevere la benedizione, no? In refettorio, Giorgio, non è cosi?, uno va dinanzi al superiore - magari uno che ha cinquant'anni, ha il superiore che ne ha trenta - si inginocchia, riceve la benedizione ed esce. Quando entra si inginocchia e riceve la benedizione. Qui si può sorridere di queste cose qui. Ma si può sorridere del lato esterno, ma l'essenza è questa: io mi sono donato e desidero essere annientato, voglio io ammazzare me stesso. È qui la sostanza, figlioli.Io, io voglio ammazzare il mio io, io che vorrei essere, io che desidererei essere, io che vorrei essere il primo, che vorrei che il mio giudizio fosse sempre rispettato. Io che vorrei che quello che dico io fosse scelto da tutti. Io, io. No., io lo voglio ammazzare - me stesso - perché capisco che questo non è cristianesimo. E se mi inchino dinanzi a un superiore, se mi prostro, mi prostro davanti a Dio per schiacciare me stesso.Guai se non fossi al mio posto. Perché, al mio posto sembra che io lo faccia 'Cicero pro domo sua'. Ma vi assicuro però - scusate se stamattina sono andato un pochino a toccare un punto dolens - vi assicuro che se non spiritualizzate la vostra obbedienza, in modo da sentire.... Supponiamo...
MO85,12[05-08-1966]
12.Guardate i Gesuiti... Mi ricordo da giovane, adesso non so, mi ricordo perché mi ha fatto impressione, che mettevano ad assistere uno più giovane. Mi diceva padre Falcetta che loro mettevano in liceo uno di V ginnasio, il quale commetteva delle stupidaggini che non stavano né in cielo né in terra, qualche volta. Capite chiaro. Senza offendere i signori di V ginnasio, mettere uno di loro assistente di quelli di terza liceo; e dovevano dargli del lei e lui dare del tu a quegli altri, diceva. Però quello era il rappresentante di Dio. Ora, tempo indietro facevano così, proprio per far vedere anche esternamente il rappresentante di Dio.Ora mandiamo a passeggio gli assistenti, e mettiamo a capo della spedizione uno. Se tu sei veramente un religioso, domandi un permesso e ti dà quel permesso, tu sai che stai facendo la volontà del Signore. Bisogna che spiritualizziamo un po' il nostro lavoro, se no diventa una società umana, diventa una commedia. Allora era meglio restare fuori nel mondo, andare sacerdote diocesano. La vita religiosa è qualcosa di sublime, ma è sublime soltanto se è totalitaria; ma se è limitata, se è giocata... Non si può giocare con Dio. Gesù è Gesù, non può essere mezzo Gesù. È così che diventiamo grandi nel Regno dei cieli, se no diventiamo piccoli qua e piccoli di là. Basta.
MO85,13[05-08-1966]
13."Questo e non altro attende da voi Gesù Bambino. Penso che tutto il resto: povertà, spogliamento, sofferenza, abiezione, non sia nulla...".Scusate, ho saltato via alcune righe prima: "Dio vuole da noi l'umiltà e la semplicità...." e poi ci porterà ognuno per la sua strada, diceva qui il testo. Uno sarà, per esempio, domani portato ad adorare... Sentirà il bisogno, si alzerà di notte per adorare il Signore. Un altro per la via della sofferenza, un altro.... il Signore vi porterà, però sempre tutti con questo denominatore comune: la semplicità del fanciullo."Non trattenete più nulla per voi, non conservate niente presso di voi, non irrigiditevi sotto la guida dello Spirito Santo, mettete il silenzio e la pace dell'umiltà nell'intimo dell'anima vostra. Non vi illudete: la docilità alla Chiesa, la totale disponibilità nell'obbedienza, l'astenersi dallo spirito di critica e dal giudicare gli altri, il rispetto per tutto ciò che è debole, per tutto ciò che è umano..."E troverete tanta parte umana, figlioli, quando andrete in giro per il mondo a predicare il Vangelo. Troverete vescovi uomini, vicari generali uomini, colleghi fra sacerdoti uomini. Troverete uomini, uomini con le loro miserie, ma guardate che se avrete la semplicità del fanciullo non vi farà più paura niente"... disponibili per ogni legittimo desiderio altrui, sono i soli atti che mostreranno come sappiate accogliere il Regno di Gesù con l'animo di un bambino. Ci resta ancora un lungo cammino da percorrere per arrivare a questa meta: bisogna che il Natale ne segni una tappa". Amen.5 agosto 1966