L’UNIONE CON DIO DÀ COSTANZA E FORTEZZA NELL’APOSTOLATO
MO136 [27-01-1967]
27 Gennaio 1967
MO136,1 [27-01-1967]
1... Continuiamo il commento... della lettera prima ai Tessalonicesi. Siamo arrivati, mi pare, al secondo capitolo, versetto primo."Voi stessi, d'altronde, ben sapete, o fratelli, che la nostra venuta tra voi non è stata vana, ma dopo aver subito, come sapete, sofferenze e oltraggi a Filippi, traemmo dal nostro Dio l'ardire di predicarvi il suo Vangelo pure in mezzo a tante lotte".Dunque, penso abbiate capito: "... dopo aver subito, come sapete, sofferenze e oltraggi a Filippi - non da Filippi, eh! - traemmo dal nostro Dio l'ardire di predicarvi il suo Vangelo, pure in mezzo a tante lotte". Cerchiamo di capire un pochino questo particolare qua.San Paolo veniva da Filippi, dalla città di Filippi. Voi sapete come là era stato preso, lui e i suoi amici, bastonati per bene, messi in galera, alla notte era apparso l'angelo, e il carceriere che voleva ammazzarsi per paura che fosse scappato via, e invece ha finito per convertirlo durante la notte, battezzarlo, e la mattina seguente vien l'ordine di scarcerazione; e lui: "No, signori, sono cittadino romano!". Ha mostrato la forza della sua volontà, e lì son venuti gli altri quasi a domandar scusa. Sa, questa volta, Roma, trova un pretesto sta volta per mettersi, sa', Roma cercava sempre i pretesti quando che poteva, per mettere la mano dove desiderava metterla. Ed ecco allora che i maggiori della città si presentano: "Scusate, non lo sapevamo... però, fate un piacere, andate via, andate via!".Ora, per capire un pochino la faccenda, fate conto che i nostri cari fratelli che partono fra qualche giorno per Resende, dopo un po' di tempo che sono a Resende, quando hanno incominciato già a fare un po' di amicizia con le persone, hanno incominciato già a convertire, eccetera, un bel momento vengono presi, bastonati. Ma pensate cosa vuol dire bastonati, cosa vuol dire flagellati, malmenati, messi in galera, messi là dentro, e poi al mattino seguente: "Beh, andatevene via!". Io penso, ho tanta stima di don Luigi Mecenero, di don Lino, del nostro caro Giovanni, vero, tanta stima; ma penso che dopo aver preso quelle pacche lì, aver preso questo, voi andreste dal signor Marzotto subito a dire: "Dottore, guardi che noi, per carità, torniamo in Italia, per carità, torno nella valle degli spiriti, torno là, su ad Asiago un'altra volta, vado qua, vado là: per carità, per carità!". Sentite, la natura umana ci porterebbe... Ditemi un po’, cosa fareste voi? Dopo averle prese di santa ragione, o di poca santa ragione, dopo di essere stati ben malmenati, colle ossa mezze fracassate, cosa fareste?
MO136,2 [27-01-1967]
2 Ecco, San Paolo, se noi leggiamo gli Atti degli Apostoli, vediamo che andava in una comunità, l'impiantava appena, poi le ciapàva e ghe tocava andar via. E cosa faceva? Passava da un’altra parte e cominciava di nuovo, con la prospettiva che alla fine sarebbe capitata la stessa storia, no? E infatti anche qui a Tessalonica è rimasto un paio di mesi circa, è rimasto lì, ma è rimasto lì e anche lì non le ha prese, ma ha dovuto scappar via, perché c'era il tumulto nella città.Ora vedete, fratelli, ecco questa è un po' la storia nostra. Un momento di trionfo, che può essere supponiamo a Monterotondo, e poi al momento di trionfo succede il momento di scoraggiamento, e poi da lì tu passi in un'altra parte. Ma è anche la storia nella posizione dove ti trovi, anche senza passare da una parte all'altra. Guardate che il Signore ci ha promesso queste cose qui.Sicché quando che Paolo ha preso le bastonate a Filippi, se si fosse rivolto al Signore: "Ma, Signore...". "Scusa, ma te l'ho detto già! Forse ho promesso ai miei... ai miei ho promesso questa ricompensa per quello che fanno di bene!". Quando un operaio alla sera ha compiuto la sua giornata e va a ritirare il denaro, vuole il denaro, eh! Giusto, no? Guardate che il denaro che noi dobbiamo aspettarci dal Signore è questo: "Servi inutiles sumus!". Dopo aver lavorato una giornata intera, tu devi concludere: "Io sono un servo inutile!".
MO136,3 [27-01-1967]
3 E se ti umiliano, supponiamo, caro don Piero, voi lavorate come disperati per un anno, e dopo un anno il vescovo, anche lo stesso vescovo o anche gli stessi sacerdoti che son là, vi dovessero dire: "Insomma, voi non avete fatto che rovinare la città, che voi avete cercato il vostro interesse...". Sappiate che la natura umana direbbe "scuotiamo la polvere!" come ha fatto San Piero quella volta, o "facciamo venir fuori il fuoco dal cielo!", no? La natura umana di tutti, sapete, sarebbe portata a dire... mandare accidenti a Di Stefano e a tutti i Di Stefano di sto mondo, no, la natura umana! Però, amici miei, guardate che il cristianesimo ci insegna a baciare la mano che ci percuote. Guardate che il cristianesimo è questo. Perciò, nella vita apostolica, noi dobbiamo mettere in preventivo: lavorare, lavorare, lavorare, e poi essere bastonati da coloro che abbiamo beneficati. Tu prenderai un ragazzo, lo coltiverai, gli darai da mangiare, lo istruirai, gli darai... gli darai... Del resto è questo che capita anche a tante povere mamme, poverette, che ti educano un figlio, ti danno... ste povere creature tirano su quattro, cinque, sei figlioli e poi questi figlioli, sul più bello che sono tirati su, vanno via e magari la madre bisogna che vada a finire al ricovero. Vero? Cosa volete, il cristianesimo è così!
MO136,4 [27-01-1967]
4 Ora, fratelli miei, questo ve lo dico perché ormai avete una certa età, lo dico perché alcuni sono già partiti, altri stanno per partire, altri partiranno: non mettete in preventivo trionfi nel vostro apostolato, non mettete in preventivo che nel vostro apostolato abbiate a raccogliere voi. Perché può darsi che voi siate chiamati soltanto a seminare, può darsi che proprio voi che andate nel Chaco dobbiate lavorare anni e anni e anni, e con l'aridità più grande. Mentre, supponiate, là a Estanzuela, magari, don Gianni sta battezzando e raccogliendo, e voi non raccogliate niente. Eh, sì, voi seminate al Chaco e altri raccolgono a Estanzuela! O altri fratelli missionari di un'altra Famiglia religiosa raccolgono al Mato Grosso!Lavoriamo per Cristo, lavoriamo per la Chiesa; perciò non dobbiamo andare... dice: "Io ho lavorato tanto e voglio, esigo, di raccogliere tanto!". Figlioli, noi siamo chiamati, siamo chiamati, e questo mettetevelo in preventivo, e l'ho detto tante volte, siamo chiamati a salvare le anime con la nostra sofferenza, con la nostra sofferenza quotidiana, col compimento del nostro dovere: oggi nello studio, oggi nella ricreazione, oggi facendo il nostro dovere, vero, nelle varie mansioni che il Signore ci ha affidate. Ma ricordatevelo, ricordatevelo: non scoraggiamoci perché troviamo la croce... ecco qui! Non scoraggiamoci! Perché ecco Paolo che ha detto chiaro e netto, guardate qui: "... la nostra venuta tra voi non è stata vana, ma dopo aver subito, come sapete, sofferenze e oltraggi a Filippi...". Ecco qui, dov'è che San Paolo ha trovato la forza? Come mai che San Paolo, dopo aver ciapà le legnà, trova la forza per andare avanti e non per tornare a Vicenza? Per andare a San Paolo in Brasile a piantare un'altra missione? Da Resende, dopo aver preso le bastonate: "Via! Importa niente! Tusi, impiantemo da un'altra parte!". No? Bastonate là? Mai paura, 'ndemo da un'altra parte! Dov'è che ha preso la forza San Paolo per fare questo? Ecco qui il grande segreto: la forza, Paolo lo dice lui, dalla nostra “... dal nostro Dio, dal nostro Dio!”. E cioè Paolo trova la sua forza dalla sua unione con il Signore! E questa vorrei che fosse un po' la meditazione di questa sera, che facciamo un po' insieme.
MO136,5 [27-01-1967]
5 Guardate, fratelli miei, che la vita dell'apostolo, come già ce lo dice Gesù nel santo Vangelo, come ce lo dicono duemila anni di storia della Chiesa, è vita di crocifissione, è vita di sacrificio: siamo consacrati alla immolazione per la salvezza delle anime; e guardate che la forza per poter sostenere questa immolazione la troveremo soltanto nella nostra unione con Dio.Vedete, lasciate che ve lo dica: siamo uomini, ed è facile che la nostra unione con Dio divenga una unione "ufficiale" e superficiale, abitudinaria. È qui dove che vorrei che questa sera, nel nostro ritiro, ognuno di noi facesse un esame di coscienza: guardate, vi dico ognuno di noi, sapete, cominciando da me; ve lo dico proprio, non so con che parole potrei dirlo: ho capito cosa che vorrei dirvi questa sera, ma non sono capace forse di esprimerlo. Sono stato in chiesa un pezzettino a dire: "Signore, dimmi Tu come devo dire ste cose qui!". Poi sono andato in stanza e mi sono inginocchiato e ho baciato la terra: "Signore, dimmi Tu come devo esprimere queste cose!". Vi dico sinceramente, fratelli miei, che l'impressione mia è questa: che si parte, si parte qualche volta con una unione vera col Signore, poi piano piano si finisce col recitare le preghiere, per dire delle formule, si finisce per andare a fare, per fare delle cose, per fare delle cose, ma non per incontrarci intimamente col Signore. Quante volte, nelle nostre meditazioni, abbiamo ripetuto questa cosa: che la preghiera dev'essere una unione, un incontro personale e cosciente con Dio, personale!
MO136,6 [27-01-1967]
6 Fratelli miei, vi rendete conto che Dio è una persona, vi rendete conto che Dio, che Dio è presente, fratelli miei, è presente nella mia stanza, in questo momento è presente per grazia sua dentro di me, la santissima Trinità abita dentro di me? Ma, fratelli miei, se noi fossimo, avessimo questa coscienza della presenza di Dio, questa coscienza che Dio, Dio..."Dove sei?" diceva l’Innominato, no? È qui il mio Dio, proprio dentro di me, diceva Federico, no? "Dio l'avete dentro, lì, dentro lì l'avete!".Ah, fratelli miei, se noi avessimo proprio questa coscienza di un Dio Persona, di un Dio che mi guarda, di un Dio che mi ascolta, di un Dio che mi anima; questa coscienza proprio di questo Dio presente! Ah, come sarebbe diversa la nostra vita!Guardate, per fare un paragone, siamo due-tre che stiamo parlando, e viene improvvisamente, supponiamo, tu don Piero stai parlando insieme con don Luigi Mecenero, con Ferrari, con uno o l'altro, state parlando supponiamo in ufficio: entra mons. Fanton, e lui vi dice: "Continuate il vostro discorso!". Senti, per quanto santi siate, cambia tonalità un pochino la forma del discorso, o perlomeno le parole vengono pesate prima. Perché? Perché è entrato mons. Fanton! Ma, Dio mio, ma non c'è Lui presente? Perché, perché allora noi non dobbiamo sentire questa presenza di Lui sempre, sempre, di giorno, di notte; ma che cosa andiamo a predicare alle genti, che cosa andate a dire alla gente, che cosa andate a dire al Chaco, che cosa andate a dire dalle altre parti, se voi non lo sentite questo Dio? Se voi non lo vedete questo Dio? Se voi non respirate questo Dio? Se svegliandovi alla notte non lo sentite vicino e non gli parlate? Se alzandovi al mattino non parlate con Lui?
MO136,7 [27-01-1967]
7 Fratelli miei, pensateci sopra, sapete! Meno chiacchiere, più testa bassa dinanzi al Signore! Più testa bassa lì ad adorare il Signore! Quando San Paolo si incontra con i suoi, leggete attentamente gli Atti degli Apostoli e vedrete, si incontrano: cosa fanno? Una lunga preghiera; arrivano là vicino al mare, si incontrano insieme, poi "pregano lungamente, pregano lungamente insieme"... sempre "lunga preghiera, lunga preghiera!". Quando lì, il nostro caro San Luca, che ci descrive i viaggi, a un dato momento, è lui insieme che parla, vero, in prima persona plurale, poi cambia, poi in prima persona plurale perché si è unito anche lui, e allora abbiamo il testimone proprio oculare, e dice: "... e ci siamo fermati, abbiamo pregato lungamente insieme". Poi si sono trovati a Mileto: "Non sta' andare a Gerusalemme, non andare...". "Ma se è lo Spirito santo che mi chiama?". "Ma là ti prendono, là ti bastonano, là ti legano!". "Ma non importa!". Pregano lungamente insieme! Vedete, quelli erano uomini che ci credevano, fratelli miei! Erano uomini che vivevano la loro fede!Per carità, fratelli miei, stiamo attenti a non avere una fede abitudinale, una fede vorrei dire "ufficiale", superficiale. Bisogna che ci abituiamo, che ci abituiamo, fratelli miei: lì, stare lì, stare lì dinanzi a Dio e adorare Dio, sentire la presenza di Dio! E questa... questo lavoro non dev'essere fatto soltanto due-tre volte al giorno; deve diventare un "abitus", deve diventare per noi una cosa continua che ci accompagna sempre; una cosa talmente continua, come abbiamo detto in tante altre circostanze, per cui, per noi, dovrebbe essere impossibile dire una parola, fare un'azione, prima di avere interpellato quel Dio che è presente. Vedete, Dio è presente: io mi siedo al confessionale e confesso e mi metto a parlare con quella persona: io devo avere presente, sì i trattati di morale, giusto, giusto, ma devo, prima dei trattati di morale, avere presente quel Dio che è il Signore della morale. E devo sentirlo lì, tra me e quella persona. Non posso io mettermi a confessare, non posso io mettermi a parlare di Dio se non metto Dio lì vicino. Non posso "dire" parole, non posso "dire" parole! Quell'anima viene a domandare vita, e non parole! E io devo dare quel Dio che è lì presente, devo darglielo! Quell'anima cerca Dio, non cerca chiacchiere, perché allora può prendere in mano un libro... e forse trova parole molto più belle di quelle che dico io!Figlioli miei, guardate, preoccupatevi anche per la vostra missione futura, di incontrarvi con questo Signore, di vivere questa vita intima col Signore, perché, guardate che a un dato momento... se no altrimenti non potrete resistere!E, punto dove volevo arrivare mi pare sia questo: Paolo ha la forza, perché ? Perché è unito a Dio! E allora, non importa niente! Prende le bastonate, sente il male, soffre, patisce, ma va avanti! Perché ? Perché è unito a Dio! La sua unione è una unione intima, personale: è una persona per lui, Dio, e si prostra dinanzi a Dio e lo prega! Ma, figlioli, è preoccupato Paolo di fare la volontà di Dio!
MO136,8 [27-01-1967]
8 Se io veramente sono unito a Dio, se io veramente ho Dio presente in tutti i momenti della mia giornata, dico in tutti i momenti della giornata.Tu, professore, fai scuola e devi avere Dio presente! E devi rispettare quel Dio che è presente! E ogni parola che dici a quei giovani deve passare attraverso il cuore di Dio!Tu, giovane che sei a scuola, devi avere Dio presente; il tuo atteggiamento, la tua attenzione, il tuo lavoro, deve passare, essere filtrato attraverso il cuore di Dio!Ora, vedete, eccolo qui il punto: io devo desiderare solo di fare la volontà di Dio! È la base, un pochino della nostra Famiglia religiosa, è... vorrei dire... Guardate, mi ha fatto tanto piacere, nella lettera che ha scritto don Gianni, dove dice: "Poco importa questo o quello, purché facciamo la volontà di Dio, a Vicenza nella Casa dell'Immacolata, ad Asiago... importa niente: purché facciamo la volontà di Dio!". Quello che conta, fratelli miei, è fare la volontà di Dio, istante per istante: è quello che porta gioia a Dio!Io ho Dio presente, credo alla presenza di Dio, ebbene, cosa devo desiderare? Fare quello che piace a Lui! Per me, in questo momento, dire a voi quello che piace a Lui! Domani io mi incontro con una persona: dire a quella persona e fare a quella persona quello che piace a Dio!Ecco, si potrebbe dire che il termometro per sapere se veramente vi siete o no incontrati con Dio, potrebbe essere questo: se veramente voi avete la preoccupazione continua di fare in tutte le cose la volontà del Signore; se veramente in tutte le cose vi domandate: "Ma, e il Signore come la pensa?".Quando qualche volta viene, supponiamo, un assistente, va a domandare a don Guido o a don Venanzio una cosa: "E don Ottorino, come la pensa?". Che non facciamo i conti senza l'oste, no? Fare un giro, una gita, so io... "Come la pensa?".
MO136,9 [27-01-1967]
9 Ebbene, in tutte le cose dobbiamo domandarci: "E Dio come la pensa? E il Signore, come la pensa in questa faccenda?". Ditemi voi, adesso, una Famiglia religiosa dove tutti i membri si sono incontrati col Signore, e se la intendono col Signore, e parlano intimamente col Signore, dove tutti i membri hanno solo questa preoccupazione: di far contento il Signore, e quando fanno un'azione, ricreazione: va ben, cosa vuole il Signore? Che giochiamo il pallone: allora il pallone si gioca, bumm, si butta per aria, fin sopra la casa! Vuole che spacchiamo i vetri? Spacchiamo i vetri! Vuole il Signore, invece, che non giochiamo? E allora non si gioca! Vuole che andiamo al cinema? Al cinema! Vuole che andiamo a letto? A letto! Quando in una Famiglia religiosa tutti gli elementi sono preoccupati di questo, non state aver paura: non avvengono defezioni, no!E allora vedete, tu vedi, che al Signore si domandano tutte le cose: non sto qui a fare adesso, non è vero, non sto a fare tante descrizioni... Quante volte invece, vi dico dolorosamente, vedo che tante piccole azioni, dico piccole azioni perché in sé possono essere insignificanti, non sono passate attraverso la volontà del Signore. Quel libro che hai tolto, l'hai preso: avevi il permesso del Signore? Quell'oggetto che hai preso, l'hai preso? "Mah, me l'hanno regalato!". Ma, è passato attraverso la volontà del Signore? Quell'atteggiamento che hai assunto, quel tuo modo di diportarti... e giù... e non voglio andare nei particolari perché altrimenti ho paura di colpire persone, potrei colpire persone... Io dico, no, potrei dire a qualcuno: "Vedi, se tu lo avessi domandato al Signore, quello forse non l'avresti fatto!". Niente di male, per carità, niente di male... ma il Signore ti avrebbe detto: "No, quella cosa no!".Vedete, non voglio che si arrivi a formare una Famiglia come fosse il secolo scorso, dove si entrava nella Famiglia... ti tagliavano i capelli con la macchinetta quasi a zero, ovvero apposta là quattro segni per disprezzo del mondo, ti mettevano su un saio, ed erano tutti uguali, là: per amore del Signore! Noi ridiamo, noi ridiamo... però, ammettiamo che noi, per essere entrati in un'altra fase, cioè la fase di non dispiacere agli uomini, qualche volta ci dimentichiamo che dobbiamo piacere a Dio. Sì, è vero, è vero dobbiamo cercare di non dispiacere agli uomini, ma dobbiamo avere la stessa preoccupazione di un San Gerardo Maiella, di un San Gabriele dell'Addolorata, di piacere a Dio. E quegli uomini si mortificavano, e quegli uomini pregavano, e quegli uomini cercavano tutto quello che costava, per amore di Dio! E si mettevano in atteggiamento di disprezzo, e proprio di ritenersi disprezzati dinanzi agli uomini. Noi fin lì dovremmo arrivare! E poi mettersi in condizione di apparire in mezzo agli uomini!Ricordatevi bene che ho conosciuto delle sante persone che esternamente si presentavano signorilmente, ma portavano il cilicio, alla notte dormivano sopra le tavole, e digiunavano, facevano penitenza, e facevano un mare di bene. Ora, anche se noi non portiamo materialmente il cilicio, anche se noi non dormiamo sulle tavole, "perché il cilicio finirebbe per farci ammalare, perché sulle tavole non si può dormire...": tutto quel che volete, però resta chiaro e preciso che noi dovremo mortificare la nostra natura, dovremo vincere il nostro io, e dovremo cercare di piacere solo al nostro caro Signore Iddio!
MO136,10 [27-01-1967]
10 Ecco, non so se sono riuscito a dirvele queste cose, ma vi dico sinceramente, sono tanto preoccupato. Perché ? Mica cose gravi, mica cose gravi, ma, ma voi sapete che per uscire da qui e andar fuori questa sera, basta andar fuori come siete vestiti, ma se fuori ci fosse la Siberia, bisognerebbe metterci in condizioni, no, ben diverse. Il mondo che dovrete affrontare, guardate che è talmente insidioso, è talmente edonista, è talmente... porta così così un po' alla volta al piacere, eccetera, per cui sarà quasi naturale umanizzarvi, materializzarvi; e ho paura, ho paura perché ho visto tante creature consacrate che hanno abbandonato le cose di Dio, anche pure restando ancora nella vita religiosa.Ho paura. Perché ho paura? Perché manca forse questa totale donazione a Dio, questo totale, totale impegno: "Signore, sono tuo, voglio vivere in unione con Te, e voglio essere solo preoccupato di fare quello che piace a Te!".“Posso aver fallato”, ha detto quell'altro a don Abbondio, Renzo, no? Posso aver fallato... Chiedo perdono se ho gridato un po' troppo forte; però, ricordatevi, facciamo un po' di esame di coscienza e domandiamoci: "Io, durante la mia giornata, ho sempre... mi sforzo di avere Dio presente? Nelle mie azioni, mi sforzo di fare la volontà del Signore?".Vi dico, altri potrebbero averle dette meglio di me queste cose, ma vi dico sinceramente: è un papà che lo dice ai suoi figli, e sarebbe pronto a dare la vita, e contentissimo, in questo istante, purché poteste veramente consumarvi solo per il Signore e non essere intaccati da quel maledetto mondo, da quel male che c'è nel mondo, che sta rovinando preti, sta rovinando suore, sta rovinando famiglie cristiane. Io desidero che partiate di qui per andar a salvare anime, ma ve lo dico con tutto il cuore, tremo, tremo, perché "qui stat videat ne cadat!".