1 Paolo... Continuiamo col nostro viaggio, col nostro viaggio 'infernale', cioè: "... ma Satana ce lo impedì!".Oh! Scusate, cambia tono perché c'è la cerimonia di Stefani! Allora lasciamo stare il diavolo; però, prima di lasciare il demonio, vorrei domandare a voi, a me stesso e a voi: "Ci siamo accorti del passaggio del demonio... vicino a noi?". Primo fa un sorriso come a dire: "Eh, altro se me ne sono accorto!". Eppure, se ieri avete cercato un pochino di essere un pochino più attenti all'insegna del demonio... Perché, vedete, il demonio fa un po' come i comunisti che vanno con una certa astuzia, e dopo un po' di tempo ti accorgi che sono comunisti, parlo dei veri attivisti che sanno fare con arte. Ora vedete, se ieri siete stati... siamo stati un po' più attenti, penso che più di una volta ci saremo accorti del passaggio del demonio, cioè certi pensieri, certe insinuazioni non potevano che venire dal demonio. Ripeto quello che ho detto fortemente ieri mattina: fratelli miei, stiamo attenti perché l'opera che stiamo compiendo per incarico di Nostro Signore, duplice opera, prima della santificazione nostra poi quella degli altri, no, guardate che avremo come nemico sempre sempre nei nostri passi il demonio. Non illudiamo: l'avremo sempre tra i piedi! Arriverà sempre lui prima di noi!Quando hanno aperto Milano, incominciato Milano, cosa ghe gera prima de Milano? No, adesso no stemo a offendere Mario... parlemo de Napoli, no de Catanzaro! Prima... sai cosa c'era a Milano prima di Milano? C'erano delle tende fuori, erano quelli di Napoli che aspettavano andar dentro! I Napoletani aspettavano andar dentro: prima che si piantasse Milano, erano là proprio che aspettavano andar dentro! Ricordatevi, questa è una fiaba, ma c'è una realtà: prima che arriviate voi, caro don Piero, al Chaco, ci sono già i napoletani che aspettano andar dentro, c'è il demonio che aspetta per voi!È una realtà, mica scherzi, eh? E aspettano, e aspettano. Chi? Aspettano ciascuno e aspettano il gruppo; aspettano di tentare gli individui e tentare la collettività, di seminare in modo particolare, seminare discordia e malcontento... Scopo del demonio è specialmente quello, no? Cerca di rovinare l'individuo, portarlo al peccato impuro e al peccato di superbia, con tutte le conseguenze, e cerca di rovinare la Comunità seminando il malcontento, mettendo su gli occhiali diversi uno dall'altro, di modo che si vedono diversi nelle loro azioni. Guardate, prima cosa, prima di discutere tanto: "Mah, bisognerebbe qua, bisognerebbe là...", abbassate la testa e cominciate a maledire il demonio e a invocare Dio e lo Spirito santo.
MO157,2 [30-03-1967]
2 Vedete, ancora un poco ci vedremo e un altro poco ognuno andrà... dove il Signore lo chiama, poi finirete per dire: "Quel brontolon de un prete che dise, dise, dise...". Ma ricordatevelo, abbiate paura del demonio e svegliatevi, svegliatevi, perché qualche volta proprio si può essere addormentati, imbaucati proprio ingenuamente, incadenà proprio come un ossesso dal demonio che parla, che dice, che fa. Guardate, fratelli miei, che tante volte siamo ubriacati dal demonio, nelle nostre azioni e nei nostri ragionamenti! Non ci accorgiamo, ma anche qui nella Casa dell'Immacolata più di una volta io ho visto gente così, in tante azioni e in tante parole, ubriacate dal demonio, anche nel nostro refettorio. Anch'io stesso più di una volta ho dovuto fare l'esame di coscienza e dire: "Guarda, quello lì è stato sbagliato, mi sono lasciato portare un po' dal demonio...", così, così, per stupidaggini... così... proprio dal demonio!Credetemi, figlioli, il demonio c'è e siamo purtroppo oggetto di bombardamento continuo da parte del demonio. Non so se avete visto la televisione ieri sera, il telegiornale; l'avete visto? Ben... c'era una nave petroliera... hanno fatto vedere per telegiornale e ho visto questi apparecchi che sono andati a... son partiti a bombardare, e colpiscono il segno, hanno colpito nel segno, hanno buttato le bombe... ne hanno buttate parecchie e hanno colpito in pieno, proprio in centro, e dopo hanno buttato carburante per poter... incendiando hanno buttato carburante per poter sostenere la fiamma. Guardate, questa è l'azione del demonio! Il demonio continua, guardate che non passa giorno che noi non siamo bombardati dal demonio, ognuno di noi. E quando il demonio ha colpito con una bomba, poi ritorna a buttare carburante. O ritorna lui o fa venire qualche suo compagno! E noi dobbiamo ricordarci che ogni giorno siamo oggetto di un bombardamento e molto spesso siamo strumenti del demonio per portare carburante in qualche altro posto dove è già stato bombardato.Il demonio bombarda Giampietro, poi il demonio cosa fa? Dà carburante ad Antonio che gli è dietro, il quale a un certo punto, a Giampietro: "Cossa gheto? Come xela? Ma, poareto, cosa xe sta? Ah, varda, don Guido no capisse gnente, sì, anca mi me xe capità sta roba qua, anca a mi proprio ieri...". E dai e dai e dai e dai, è... carburante, carburante!
MO157,3 [30-03-1967]
3 Bisogna mica scherzare, figlioli! Abbiamo... sentite, parliamoci chiaro, bisogna mica scherzare; abbiamo abbandonato il mondo per darsi al Signore e il Signore è con noi, ma Satana è contro di noi. La realtà è realtà! Abbiamo accettato la sfida! Perciò, meno chiacchere esternamente e più realtà spirituali, figlioli! Unirci a Dio e stare attenti: "Estote parati! Tamquam leo rugiens..." dice San Piero, no? Come un leone ruggente, pensate un momentino, un leone ruggente... "Quaerens quem devoret...", cerca chi divorare! E intanto te vidi una gamba de Raffaele, el naso de Primo, nda recia de Gianfranco, te vidi la testa de don Vittorio, una coscia de quell'altro... "Tanquam leo rugiens!"... de Ferrari!Tante volte credemo de essere noialtri ca parlemo, noialtri che cantemo, e semo invece sotto l'influsso della mala bestia, la quale si serve dei nostri istinti perversi. E allora crediamo di essere noi, invece è lui che conduce. Dove? Mi go paura, caro don Piero, del diavolo!Vedìo, la prima fotografia che se fa de ogni avvenimento dovrebbe essere non quella umana, naturale, ma quella soprannaturale. Dovremmo vedere tutti gli avvenimenti, tutte le cose, prima di tutto con gli occhi della fede. Invesse de ciaparsela con la donna de servizio perché ghe xe la cassa scassinà o qualcosa del genere, prima roba, vedere un po'... renderse conto, insomma. Noialtri se la ciapemo con quello che trovemo vissin, ma vardè che ghe xe qualche altro che xe più vissin ancora. Mi no so dirvela mejo, se ghe xe qualchedun... ciò, Erasmo... Giuseppe, sìo boni dirle mejo ste robe qua? Ah, don Erasmo, Ti, Giuseppe? Perché le renda...Go l'impression che possa entrare el demonio. Varda ti, me son messo in testa che non se ghe creda al demonio, e... non se ghe creda a questa grande realtà, di questo combattimento spirituale che sta avvenendo continuamente vicino a noialtri e giudicare, ed è facile giudicare con giudizio umano le cose, gli avvenimenti, guardare con occhio umano. E allora, anche ci si dà all'apostolato, al lavoro... in una forma abbastanza umana: "Sì, sì, pregare... Sì, sì, sémo d'accordo! Par forza! Semo d'accordo! ". Ecco, mi co sento sta roba qua... "D'accordo... sì... ben, sémo d'accordo, per carità, eh! Guai se... Sémo d'accordo! ". Sémo d'accordo! Si dà per principio scontata: ma perché questo?
MO157,4 [30-03-1967]
4 Andiamo avanti."Chi è infatti la nostra speranza, la nostra gioia, la nostra corona di gloria dinanzi al Signore nostro Gesù Cristo, alla sua venuta, se non voi? Sì, voi siete la gloria nostra e la nostra gioia".Quando che mi morirò, el Signore dirà: "Cosa gheto fato de ben? Cosa gheto fato, caro?". A ciàpo Raffaele e ghe mostro Raffaele: "Ma quelo l'è piccoleto!". A ciàpo don Vittorio: "Eh, ma don Vittorio... sì, el ripete el Breviario...". No, poareto, l'è un santo prete! E allora ghe darò don Piero... "Sì, sì...", e allora el me lassarà passare non per i miei meriti ma per i meriti de don Piero! Figlioli, cosa xe che ghe presentarò mi? Voialtri? Eh, no c'entrè mia voialtri! Sarì voialtri che me condannerè mi, parchè ve go fatti poco santi! "Colpa tua, brutto... se non son santo!", dirà Raffaele, “colpa tua! ". Come xe ca me la cavarò?"Paolo guarda con vivissimo desiderio alla 'gloriosa venuta' del Signore; allora sarà una grande festa. Ebbene, è degno di nota che Paolo non chiami 'venuta' e 'parusia' di Gesù la sua nascita, né pertanto la sua venuta alla fine dei tempi è per lui il 'ritorno'. È che solo la parusia realizza pienamente la salvezza promessa dai profeti; solo allora verrà elargita la pienezza della grazia. Chi perciò ha un desiderio vivo della salvezza definitiva e totale, spinge lo sguardo avanti, - alla venuta di Cristo - non indietro, alla sua nascita".Avanti! Avanti! Eh, quante volte che ve go dito: "Tusi, tusi, no stè perdere la testa par scrivere articoli co xe morti i pì veci! No!". Adesso Vinicio nol se offendarà mia sa digo questo, ah? Co moro... e un poche de Requiem eterne, e avanti e avanti e avanti! Ghemo da vardare avanti! Séto, don Luigi, capìo? Ti, don Guido, che te ghe ciapà un sciafòn quela volta, te ghe capìo cosa ca voleva dire, no? Avanti... vardèmo avanti, per carità, vardèmo avanti, col Vangelo in mano, che quelo l'è sempre novo, e avanti.
MO157,5 [30-03-1967]
5 "Non indietro... Che già sia 'apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini', è cosa certa. Ma è altrettanto certo che la prima venuta di Gesù non ci ha portato che una caparra di ciò che Egli ci darà alla fine, per cui i nostri desideri devono essere rivolti al futuro".Ghemo parlà della Pasqua nella Settimana santa. Ecco, per forza, no, la nostra vita è una Pasqua, un arrivo, con uno sguardo verso il giorno... "Quando sarà, o mio Dio...". Quando al mattino la giornata è più bella e aprite le finestre, e la giornata è così: "Quando xe che se aprirà quell'altra finestra, se aprirà la finestra del Paradiso, comincerà la primavera eterna dove ghe sarà Dio?". Dopo no se farà più peccati, fioi! Dopo se incomincerà ad amare e non se perderà più colpi; adesso te parti e el motore batte in testa, o parchè ghe manca oio o parchè ghe manca benzina o parchè xe tutto in salita... Là, basta! Te metti in moto e nol va mai indrìo el motore! Te lo metti a cento e 'l va a cento, e continua per tutta l'eternità. Come xe importante revisionare ben el motore per poder correre là in Paradiso, a far le corse coi angioleti!
MO157,6 [30-03-1967]
6 "Sulla via di Damasco, Paolo ha ricevuto in modo personalissimo la missione di annunciare la lieta novella fra i gentili. Egli ora è colmo di gioia, perché può considerare assolta questa sua missione e può presentare a Gesù le nuove comunità da lui generate non appena il Signore venga nella Sua gloria regale, avendo così 'di che gloriarsi nel giorno di Cristo'. Ed ecco, la 'speranza' di venire egli stesso salvato dipende dal fatto di condurre a termine con successo il compito affidatogli".Dunque, se vogliamo essere salvi, figlioli, per essere salvi bisogna "condurre a termine il compito che Dio ci ha affidato". La nostra salvezza, lo dice Paolo qui, dipende dal compimento della... non dall'imboscamento, imboscarsi: "Beh, mi a fasso de manco a sposarme, varda là Raffaele el ga i fioi, che difficoltà!". No, signore! Se il Signore ha stabilito che tu debba essere papà di quella mamma o di quel figlio, tu devi essere papà! "Mah, mi, sa, xe fadiga esser prete, xe fadiga esser diacono: aah! E chi me lo fa fare, e chi me lo fa fare?".Pensate, figlioli, adesso un momentino, anche per sti poveri preti qua, e gira de qua, e gira de là, son due tre giorni che fasso parte della carovana dei sìngani, vero, dei girovaghi: su e zo par le colline, su e zo par le montagne, ormai no le conosso pì, le confondo una con quell'altra. Ieri son nda su a Castelvecio con don Aldo par vedere un po' sto Castelvecio, e go dito... siccome che go imboccà la strada prima invesse che la seconda: "La séto? - el ga dito - Sémo giusti?". "Sì, - go dito - adesso dovemo trovar nda càvara", go dito... Spetta, spetta, sta cavara no la vedo, no? E allora ghe domandemo a un omo: "Scusa...", el gera lì e el parèa Luciano, el tajava l'erba, e go dito: "Salo dove che xe...?", e non vedo la cavara. E allora dopo me vien in mente che la gavea vista el giorno prima, la cavara, ma non su per la strada de Castelvecio, ma su per la strada de Monte Magrè che andava verso Valdagno. Sitàva su e zo, su e zo finché a un dato momento te confondivi una montagna con quell'altra, vero? Fioi, tutte ste robe qua... ieri mattina là, dopo mezzogiorno su ad Asiago con i superiori del seminario per vedere la nostra cara colonia, là, de Asiago, Tiro a Segno...Fioi cari, questo xe el mio viaggio, ma se te vardi don Guido, don Piero... tutti... ognuno, domanda a don Erasmo quanti viaggi... interni, vero don Erasmo, viaggi interni, voialtri, no nei monti, nei monti delle scuole! Cosa volìo fare? Ognuno de voialtri, o col pennello o con nda storia o con l'altra, viaggia! Ma tutte ste robe, fioi, fanno parte della nostra missione.Perché io faccio sta cosa qua? Figlioli, varrebbe così poco farla per il mondo! Guardate, arrivati a una certa età si vedono certe cose... Guardate un Pellizzari: io mi ricordo che era come un Marzotto, orgoglioso... Preside della città di Vicenza, Preside della Associazione Industriali, eccetera. Muore lui, muore suo figlio, Pellizzari va venduta a un'altra parte, dopo i xe stufi de tegnerla... Tutte anche ste grandi opere... dal poco... e dopo zooooohhh!La roba più importante è compiere la missione che Dio ci ha affidata: quella è importante! La nostra grandezza è lì, la nostra salvezza è lì! Il Signore ti ha chiamato a essere portinaio? Va ben: portinaio! Interessa a te? Porcaio? Porcaio! Anime de Dio, cosa interessa? Missionario in Guatemala? In Guatemala! Mi chiama domani in ufficio? In ufficio! La volontà di Dio, sapere che sto compiendo la missione che mi ha dato il Signore. Mi ha dato un talento: "Signore, l'ho trafficato, non l'ho nascosto sotto...". Me ne ha dato mezzo, l'ho trafficato; me ne ha dato cinque? Cinque! Con semplicità, ma nella corrente di Dio, immersi lì! Eh, figlioli!
MO157,7 [30-03-1967]
7 "Ed ecco, la speranza di venire egli stesso salvato dipende dal fatto di condurre a termine con successo il compito affidatogli".E 'con successo' vuol dire mia da aver raccogliere, perché il Signore Gesù el ga portà a termine con successo la salvezza del mondo, ma l'è morto crocifisso, eh?"L'apostolo può ben nutrire questa speranza, potendo affermare: 'Per grazia di Dio sono quello che sono, e la grazia da Lui a me concessa non fu vana'. Di qui la sua gioia già in atto, anticipata, e una santa alterezza".Ecco qui il punto dove dovevamo arrivare. Fin 'desso abbiamo sempre parlato di umiltà, umiltà, testa bassa, riconoscere che siamo niente, siamo povere creature: e siamo d'accordo. Ma attenti, attenti: riconoscere che sono povera creatura, non vuol mica dire dir bugie, eh? È chiaro? Se io ho in tasca diecimila lire... Supponiamo un momentino, io prendo, do diecimila lire a te Raffaele: "Ah, son una povera creatura! Ah, no go gnente in scarsela!". "Ma brutta figura porca! - te digo - No te go dà diesemila franchi?". "Sì, xe vero!". "E allora tu perché hai da offendarme?". Ora, xe sta una vigliaccheria dire... devi dire che el papà te ga vossudo ben.Ora, se Dio ti ha dato dei doni, va ben, e con l'aiuto di Dio li hai trafficati, non gloriartene: tu vedi quanto sei stato canaglia se di diecimila lire novemila le hai spese bene e mille te le ghe magnà fora par comprarte le sigarette... e andar a fumartele in gabinetto! "Sì, capisso, qua, qua son canaja!". Ma, ma riconosci che Dio ti ha dato diecimila lire, e riconosci che anche novemila franchi te li ghe trafficà ben, compra formajo e vendi formajo, te li ghe fatti diventare centomila, imbroiando un pochetin ma te li ghe fatti diventare centomila.
MO157,8 [30-03-1967]
8 Ora, ecco, guardate che i santi, i santi, riconoscevano... "Indegnamente sono io! ", la madre superiora... no? Così, con santa semplicità. Non andare... metterse qua el distintivo, no, metter qua: "Io, io, io, io...", tutte medaje fora qua. No, mettile nel cassetto, cosa interessa a mi! Interessa, fioi cari, con santa semplicità, se tu hai ricevuto un dono dal Signore, ma puoi dirlo, ma, ma, ma, attenti! "E infatti io li metto sempre in evidenza i doni di Dio, ma lo faccio solo per amore di Dio!". State attenti, eh, perché col Signore non si scherza! Non confondete questa sincerità con la superbia! Riconoscere i doni che il Signore ci ha dato, ma così con semplicità, dopo aver messo quella base là di umiltà, convinzione che siamo niente, convinzione di niente perché sciupiamo i doni di Dio.Scusa tanto: uno che... Adesso io ci do a don Guido, ci do per dieci milioni, dieci milioni, dieci foglietti da un milione, e lui... Dico: "Senti, don Guido, per piacere, portali alla banca", e lui va, eccetera, e per strada uno de quei el lo perde, così, per trascuratezza el lo perde. "Sa, don Ottorino, go...". Ecco, farse glorioso parchè el gh'in ha portà nove... "Ebbene, ma gh'in ho portà nove!". Sta' bon: gh'in ho portà nove, sì, ma quell'altro? "Eh, gh'in manca uno! Nove su diese!". Questa è superbia! Ma se lu: "Don Ottorino, me xe capità un incidente, cossa vorlo, me xe capità così... Ghe domando scusa, me dispiase, el me n'ha dà diese e ghe n'ho perso uno...", questa è umiltà, e dopo riconosci che te gh'in è nove!Non so se go reso el pensiero un pochino... Comunque, leggiamo qua che forse dice di più."Di qui la sua gioia già in atto, anticipata, e una santa alterezza. Perché non è altro che ingratitudine quella di chi sa solo ripiegarsi sui propri peccati...".Ma varda che roba! Lo go dito tante volte, no? "Chi sa solo ripiegarsi sui propri peccati!", ma bisogna ripiegarsi sui propri peccati! Piegarsi come ha fatto Giuditta, metterse là sulla polvere, digiunare e pregare, e poi vèstete de là e salta in piedi, ma rinforzata dalla preghiera e dalla penitenza fatta prima. In nome del Signore il piccolo Davide, no? "Ah, chi ti ha mandato?". "Io vengo nel nome del Signore!". Ecco, sentire che vai nel nome del Signore! Io mi piego dinanzi a Dio: "Signore, guarda, io riconosco che ho sbagliato perché ti ho offeso, riconosco che ho questi doni perché me li hai dati tu, riconosco che da solo, anche con questi doni, non farei niente, se questa fionda me la guidi tu io sono sicuro che colpisco il gigante Golia, e perciò, Signore, ti domando perdono dei miei peccati...".Difatti, prima di fare gli esorcismi, i sacerdoti che li fanno hanno il dovere di far penitenza e di andare a confessarsi, capito?, perché se no il diavolo rinfaccia i peccati, ah! Ghe xe, per esempio, el maestro dei novizi supponemo, no, che el ga dito una busìa, supponemo, no, e ora el vien qua a esorcizzare, mettemo, Raffaele... El vien qua con la stola: "Ti esorcizzo, demonio...". "Eh, ti, ah, brutta faccia, te ghe dito nda busìa ieri sera, ah, sì!". "Mi, no!". "Sì, vuto dire no?". E così la baruffa. Xe raccomandà fortemente de confessarse, ma confessare tutto, anche de tutte le cosine sconte, perché el demonio se no ghe le rinfaccia, e in realtà... Prima di prendere in mano l'arco per scagliare le frecce contro il demonio, e siccome che il nostro lavoro apostolico è una lotta contro il demonio, metterse là in atto di umiltà e dopo, caro, ciapàre in man... e avanti senza paura!
MO157,9 [30-03-1967]
9 Ecco qua: "... senza aver occhi per quanto di grande la grazia di Dio ha operato in lui e attraverso di lui. Una simile 'miopia', frutto di falsa umiltà, rende malata e sterile la vita cristiana". Cosa volìo ca fèmo noialtri qua, per esempio, tutti quanti gavissimo all'Immacolata: "Gesù mio misericordia.. sì, fratello... fratello.. o sì, vedremo.. sentiremo... non so... borombò, borombò...". Basta, a mi i nervi me vien! Va’, rangete! Gheto da andare a Roma? Va’, va’... mena pal naso tutti, no? Xe sbaglià? Ciapà per mano, figlioli miei, messa a posto la parte spirituale, per cui ti, ti te lavori pel Signore e non per ti, ma guai se non te ghe la miti tutta! I xe andà persin a robare el musso, quella volta! El Signore nol li ga mandà a robare el musso quella volta, la mussa? El li ga mandà a robare la mussa! "Xe sta el Signore che la vòle!". "Va’ via, portete via anca la mussa!". Ma mi ghe porto via anca i milioni che xe in cassaforte, se il Signore me manda! Vui dirghe al Signore se se pòl: a vui provare! Ti, don Zeno, te podarissi andar da Grassetto: "Mi manda il Signore... occorrono al Signore"."L'umiltà di colui che crede di non poter vedere e non poter riconoscere le meraviglie della grazia divina nella propria vita, è in definitiva un'umiltà che viene dal diavolo".Per esempio adesso il Signore ha.. guardate, il Signore ha fatto cose grandi qui dentro in mezzo a noi: "Fecit mihi magna qui potens est", l'ha fatta Lui! Si è servito anche di don Ottorino? Va ben, si è servito di don Ottorino, perché è stato tanto buono che ha voluto servirsi con niente, è chiaro? Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani: "Oh, niente!". No, l'è stà un miracolo! Le cinquemila persone che ga magnà, con pochi pani! El toséto: “Che bello, ciò! Mamma, - co' l'è nda a casa el ghe lo ga contà a so mamma - mamma, aahh!...". "Gh'in avivito portà via... ciò, te gh'in è 'vanzà: t'in go dà tre e te gh'in è portà a casa". El ghe gavarà dà una delle sporte... al tòso, quella volta, no? "Ciò, te ghe portà via tre pani. Quanti erano? Tre pani, no, o cinque pani? Cinque pani e tre pesci: te go dà cinque pani e tre pesci e te me ghe portà a casa sie pesci e quindese pani. Li gheto robà?". "No, mamma, no li go mia robà mi! A son nda a confessarme a mezzogiorno!". "Ma da dove xe che te li ghe portà via?". Oh! E allora el ghe conta, el conta el miracolo... Par forza, te senti gioia di essere stato lo strumento un po' nelle mani del Signore per questo miracolo.Scusatemi, anch'io quando ho bisogno e vado a Roma e sento dire su al Vaticano: "È la Congregazione del Concilio; che il Concilio per la Congregazione, eccetera", senti una gioia. Ma no per me: perché il Signore si è servito di questo povero strumento, stavolta el gera un marson, va ben, si è servito per fare quello che ha voluto Lui. Ma questo dovete sentirlo anche voi!
MO157,10 [30-03-1967]
10 Quando per esempio vien qua mons. Fiordelli e mi dice: "Sa, parlando con i giovani, son nda là per pochi minuti ma ho visto una cosa... ho visto dei giovani che non si vedono da nessuna parte: giovani seri... ma quegli occhi - dice - non li dimenticherò più!". Don Luigi, gàlo dito così quella sera? "Quegli occhi che ho visto là non li dimenticherò più!". Che oci galo visto? Da gatto? Se li ga fatti el Signore, e ringraziemo el Signore, no, ringraziemo el Signore! Se vede che forza de stare insieme con el Signore, el Signore ve ga dà i oci sui un pochetin, e ringraziemo il Signore, no?Quel senso di serenità, di gioia che ghe xe qua dentro, che cerchemo de averlo un pochino scherzando e ridendo, per cui vien dentro una persona e resta colpita: va ben! "No, no xe ninte vero, semo dei veci rimbambiti!". Non xe mia vero! Vuto che diga che Raffaele ga settant'anni? Diria una busia, vero? Che mi ghe n'ho cinquantadu presto, sì, ma che lu ghi n'ha settanta, no! Ora la verità è carità! Oh! "Haec fecit Dominus!". Anche la Madonna ha detto: "Fecit mihi magna qui potens est!". Ha riconosciuto di aver ricevuto grazie grandi dal Signore, ma riconosciuto di averle ricevute dal Signore.Ma, domani i me manda in luogo di missione: dopo alcuni anni, per esempio, si vede una vera fioritura, eccetera eccetera. “Eh, non ho ottenuto niente!". Come fatto niente? Guarda adesso in Bassa Italia, i poveri sei fratelli che son là: han fatto niente? Dalla mattina alla sera sempre sotto, che lavorano come matti! "Ma, avrebbero potuto far di più!". Certo, ognuno... "Ma, avrebbero potuto...". Va bene, questo... dinanzi al Signore diranno: "Signore, se avessi fatto un pochino di più!". Tutti dobbiamo dire così; però, voltandoci indietro: "Beh, Signore, ti ringrazio perché, nonostante le mie deficienze e le tante mie miserie, tu hai fatto cose meravigliose, e ti sei servito di questo povero uomo, che può aver nome di don Marcello, don Bruno o Ulisse o Creazza o Vittoriano o don Antero, e ti sei servito di noi, di me per fare queste cose qui!". Questa è semplicità!
MO157,11 [30-03-1967]
11 Domani, a Monterotondo: la stessa cosa! Riconoscere quel che ha fatto il Signore. No dire: "No, niente!". Ma scusa, il Signore che è presente, ha fatto niente, proprio niente? "Gonti fatto niente mi? Me son servìo de ti che te sì poco, ma riconosci che quell'anima che xe vegnù a confessarse xe sta perché quel giorno te la ghe avvicinà, dopo... me son servìo de ti o de quela parola, ma son sta mi che... quel giorno, se no te ghe geri ti, mi no fasea gnente!". Xe vero, don Matteo, quello che gavemo dito adesso? Che el Signore se serve de noialtri povera gente par far qualcossa? A Monterotondo, se galo servìo mai de voialtri?Ecco, ve digo questo, vero, perché bisogna ca li lassa andare perché i ga da ndare a scola, poareti, vero? Che cioè, sta' attento don Matteo, che cioè il Signore, - stà sentà - il Signore si serve di noi, ma, siamo sinceri, riconoscemo che el se ga servìo de noialtri, dopo... Quelo che ghemo l'è di Dio, xe chiaro, l'è di Dio. Ma se il Signore se serve, no dire: "Non abbiamo fatto niente, fatto niente!". Voialtri a sì là da qualche mese: ringraziando il Signore ghì fatto. E dire: "Signore, ti ringrazio, ti sei servito di noi povere creature per far qualche cosa!". Questo è verità. No se pol dire: "Nooo, non abbiamo fatto niente!". No, avete insegnato il catechismo continuamente, avvicinè persone continuamente, vedì za i frutti del vostro lavoro; disì che senza el Signore no gavarissi fatto gnente, che lo gavì fatto con l'aiuto del Signore, ma riconoscete che è stato fatto qualche cosa! Dico male questo? Me pare che questa sia sincerità.Andiamo!