L’APOSTOLO PORTA L’AMORE DI DIO CON SIMPATIA E CON GIOIA
MO191 [16-06-1967]
16 Giugno 1967
MO191,1 [16-06-1967]
1 Oggetto della meditazione: don Poppe, sull'articolo del... Chi xelo qua? Mondrone... Don Poppe... pietà! Xe tante volte, xe otto diese volte ca la femo, cioè che... Oggi forse finiremo.Ieri ci siamo fermati su questo pensiero qua: "Mi è sembrato che tale missione si potesse moltiplicare nella oblazione totale della mia vita, e poiché mi consideravo indegno di compierla, mi sono offerto a Dio come il grano di frumento, che per propagarsi deve sparire nella morte".E adesso andiamo avanti."Mi sembra che, morendo, mi sarei moltiplicato in numerosi apostoli del Regno migliori di me: e in questo desiderio ho trovato la pace...".Ora mi pare che se vogliamo veramente essere... poter fare per essere strumenti nelle mani di Dio per fare qualche cosa, uno degli stati d'animo che dobbiamo avere noi è conoscere la nostra impotenza. L'abbiamo detto tante volte: conoscere chi siamo, quello che siamo, insomma, cioè, che quello che abbiamo lo abbiamo ricevuto da Dio e, se abbiamo... Uno è capace di cantare? No dire che è stonato: el canta giusto! Xe giusto? Sarebbe come dire che don Marcello là el disesse: "No, mi son un poro gnòchete. No! Che el ringrazia el Signore, che l'è riuscio a sfondare l'ambiente: el Signore ghe ga dà delle qualità, che el ringrazia el Signore, però anche lui, come noi diciamo: "Sì, ma se io avessi corrisposto di più alla grazia di Dio, forse avrei fatto di più, no?". Cioè, quello che abbiamo di positivo, lo abbiamo ricevuto da Dio, ma è chiaro che ognuno di noi, guardando se stesso, trova che questo positivo poteva essere usato meglio se avesse corrisposto di più alla grazia del Signore.Il Signore vuole questo atto di umiltà da parte nostra, e cioè riconoscere che siamo povere creature perché abbiamo sciupata la grazia di Dio, anche pochèto, ma sciupata la grazia di Dio. Poi, riconoscere che quello che abbiamo lo abbiamo ricevuto da Dio. Ecco allora che uno stato d'animo naturale in un'anima che è tutta del Signore dev'essere questo: "Senti, Signore, eccolo qui: io mi offro a te. Se il mio sacrificio può fare in modo che ne venga uno più santo di me e che corrisponda meglio alla grazia, guarda che io son disposto...". Cioè, praticamente, riconoscere che le cose non sono andate come potevano andare perché, forse, non abbiamo corrisposto alla grazia del Signore. E allora, non un senso di scoraggiamento... "Signore, se vuoi son pronto a vivere fino alla fine del mondo e lavorare dove vuoi... Crotone, dove che vuoi tu, Signore. Eccolo qua, son pronto, sono nelle tue mani! Però, Signore, eccomi qua, guarda che se tu vuoi un sacrificio, se vuoi una oblazione, se tu mi vuoi umiliato, vuoi che faccia fiasco... io lavoro, e voglio fare solo la tua volontà!".
MO191,2 [16-06-1967]
2 È chiaro che siamo uomini e quando che si lavora si sentirebbe anche la gioia di raccogliere, un pochino, no? Eh, scusa, chi è che dice: "Beh, io vado, a me non interessa raccogliere!". Siamo... vorrei io, per esempio, i nostri cari fratelli supponiamo don Luigi Mecenero e compagni, là a Resende, dopo un anno dovessero tornare sconfitti. "Oh! Siamo contenti perché abbiamo preso le bastonate e ci hanno cacciato via a calci, eccetera". Sa, non sarebbero neanche uomini se dicessero così! Gli Apostoli l'hanno fatto, ma... forse una volta sola, perché, su pel Calvario i xe scapà via anca lori! Xe vero? E anca un pochetin con poco onore!Perciò io dico questo, che noi dovremmo essere spiritualmente disposti a lavorare e a prendere bastonate e morire crocifissi come Nostro Signore. Dopo, la natura umana sente il bisogno de nda sciantina de ciucio, e il Signore, che è tanto buono... E qui potrebbe parlarci qualcuno che torna dal luogo di missione, no, se non è vero che tante volte il Signore riempie di grazie nonostante le nostre deficienze! Quando, per esempio, te trovi un'anima che ritorna, te vedi insomma... Tante volte, mi pare, don Marcello, non so se esagero a dir questo, troviamo nel campo apostolico... l'ho sperimentato, che ci sono degli effetti che non sono proporzionati alla causa che abbiamo messa, no? È vero o no? Te ve con diese franchi in bottega e i te dà per un milion de roba, i te impiena la borsa, cioè tu metti, vero, quel poco che potevi mettere, e messo poi in una forma umana, perciò un po' con qualche deficienza, e il Signore ti dà un frutto che non è proporzionato a quello che hai fatto.Eh, il Signore è così! Quando che noi diamo, ci sforziamo di dare, anche se mettiamo un po', ci sforziamo di dare, e di dare tutto, e non... non cerchiamo la nostra gloria, non cerchiamo il nostro trionfo, non mettiamo limiti al sacrificio, noi nuotiamo dentro, ci tuffiamo dentro, con spirito di sacrificio, senza guardare a noi stessi... ci buttiamo dentro... Ma il Signore è così tanto buono che ti dà dei frutti. "Ma da dove vengono sti frutti qua? Non certo dal mio lavoro, no?". Eh, scusa, ghe xe la grazia del Signore! Cioè, si ripete la moltiplicazione dei pani, si ripete... anche, guardate, nel campo... Diceva appunto ieri don Marcello, che ha detto tante volte... Antonio, eccetera, che funziona sempre la beneficenza, vorrei dire, il pane quotidiano: tu lo dai e loro te ne danno, no? Se c'è un sacerdote che ci tiene per farsi dare i soldi qua, per farsi dare i soldi là, a un dato momento el more de fame. Voi date ai poveri, non mostrando di essere attaccati ai soldi, e la gente ve impiega. Quante volte ve l'ho detto che te ve là zo in Bassa Italia e te arriva sinque litri de latte, no? Ve ricordè? Te arriva i ovèti, te 'riva questo? È naturale, anche nel campo materiale il Signore è così, e specialmente nel campo spirituale questo!
MO191,3 [16-06-1967]
3 "Gesù stende la mano e chiede come un mendicante ciò che tanto brama donare: 'Voglio portare il fuoco! Che s'accenda questo fuoco'. S'accenda in me questo fuoco del Regno, perché io infiammi tutti i miei confratelli".Sentire, per esempio, nella nostra meditazione, nella nostra ora di adorazione, nei momenti che passiamo davanti al tabernacolo... sentire insomma che il Signore, il Signore vuole che noi lo aiutiamo a portare il fuoco nel mondo. Che cosa ha detto il vescovo quella volta al santo Curato d'Ars? "Va’, là non c'è l'amore di Dio, portalo, portalo!". Cosa andiamo a fare noi nelle varie parti del mondo dove il Signore ci chiama? Andiamo a portare l'amore di Dio, andiamo a portare il fuoco.Dunque, prima cosa, fratelli miei, bisogna che noi sentiamo il desiderio di questo fuoco, il... proprio sentire il bisogno di questo fuoco: “Io, io ho sete di amore di Dio!”. Il "cupio dissolvi, et esse cum Christo..." dovrebbe essere continuo nell'anima nostra; noi dobbiamo sentire il bisogno di essere con Cristo, scusatemi tanto, di vivere solo per lui: "Ma, Signore, guarda che io faccio per te ste robe qua! Io adesso sono in macchina, guido la macchina, adesso sono in treno, adesso vado a lavorare in mezzo ai pannelli, in officina, vado a studiare, vado a confessare, vado a prepararmi una predica... Signore, guarda che io cerco una cosa sola: l'amore tuo, non cerco altro, Signore! Sacrifici o non sacrifici, di notte, di giorno, io ho un desiderio solo: voler bene a te!".Ma un amore, un amore, figlioli miei, vorrei dire aspro, duro, non un amore sensibile. Interessa a me il ciucio o non ciucio... l'avremo in Paradiso il ciucio! Un amore virile, proprio amore virile, che non guarda... che si dimostra nel sacrificio, si dimostra nell'essere sempre pronti, a disposizione vorrei dire, essere a disposizione delle anime... essere divorati per la salvezza delle anime, che si dimostra non soltanto nelle cose spirituali, ma anche nelle cose materiali, dando una mano, aiutando. "C'è qualcuno che soffre che io non soffra?", dice San Paolo, no? Nella parrocchia domani c'è uno che ha bisogno, che non trovi... c'è una disgrazia: ma da chi vanno, benedetti figlioli? Muore il marito, la moglie da chi va? Capita un disastro familiare, da chi va? Siamo gli uomini di Dio e perciò dobbiamo essere a disposizione delle anime. Ecco la carità! Non belle parole scritte su per la porta della chiesa o su certe riviste, ma carità mostrata specialmente nella donazione, nel sacrificio: ecco l'amore di Dio! Perciò io devo essere, devo essere innamorato di Dio in questo senso: "Signore, eccolo qua! Io desidero consumarmi per te!".
MO191,4 [16-06-1967]
4 Quante volte abbiamo detto che dobbiamo essere come la lampada del santissimo, che si consuma solo per il Signore! Qui dinanzi al tabernacolo, guardando quella lampada del santissimo, dobbiamo sentire il desiderio anche noi di essere come quella lampada: "Signore, quella lampada lì è stata accesa per te e si consuma tutta per te. Anch'io, Signore, voglio consumarmi interamente, proprio completamente per te. Non m'importa se in America Latina, se a Vicenza, se a Crotone, se superiore o primo o ultimo, se con trionfi o senza trionfi... purchè io mi consumi solo esclusivamente per te, e come vuoi tu, non come voglio io, come vuoi tu!". Guarda che è interessante, sapete: "Come vuoi tu! Questo nel trionfo o nell'umiliazione, purchè sia come vuoi tu!".Vedete, fratelli, bisogna che... vorrei dire, che ci accendiamo di questo amore, ci carichiamo di questo amore, perché se non siamo carichi di questo amore, non possiamo portarlo in mezzo alle anime. E se andiamo in mezzo alle anime senza questo amore, senza questo fuoco, cosa volete? Quante volte abbiamo detto: "Come andare ad accendere una candela con lo stoppino spento”, no? Cosa si può fare oggi nel mondo? Portare chiacchiere? Ma ne sentono troppe chiacchiere nel mondo! Portare anche riforme sociali? Ma non facciamo niente se queste riforme sociali non sono incendiate di questo amore di Dio, se non portano il timbro dell'amore di Dio.Perciò, ecco, mi pare che don Poppe sia un esempio meraviglioso, quando che scrive queste parole: "Voglio portare il fuoco! Che si accenda questo fuoco!". No... essere come santa Maria Maddalena de' Pazzi che alla notte si alza e va in giro per la casa... No far questo, per carità, perché ve corre drìo con la scòa qualcheduno! Però "l'amore non è amato!". Ma dovremmo anche noi, come l'industriale che si sveglia di notte e pensa alla sua industria, pensa ai suoi affari... L'agricoltore pensa alla sua campagna, vero Toni? Verze la finestra a vedere se ghe xe el sole, per vedere se stamattina se pol andar a arare, se pol ndar a semenare, eccetera eccetera. La vita dell'apostolo deve essere così! È così bello sentire che i nostri interessi son quelli, insomma! È così brutto qualche volta che... quasi che l'apostolo faccia quasi l'impiegato... adesso tocca a fare el prete, e adesso tocca a essere libero, no?
MO191,5 [16-06-1967]
5 Varda, anche ieri sera semo stà tutti lì con don Marcello un'ora e, insomma, l'argomento nostro era le anime, era la vita apostolica. Scusé, non gavemo altre... non gavemo da averghene... Per l'apostolo, scusa, sia per quelli che xe in parrocchia, sia per domani voialtri che siete nel Chaco, sia per noi che siamo qui: vocazioni, santificazione nostra, preparazione nostra, ricerca di vocazioni, preparazione delle vocazioni, aiutare i fratelli col sacrificio e colla preghiera... e anche coi soldi se necessario, eccetera. Ciò, insomma, siamo in battaglia, durante la battaglia si pensa solo alla battaglia e perciò, anche di notte, di giorno, questo amore deve farci divenire industriosi un pochino, e muoverci un pochino, scuoterci un pochino... e noi dobbiamo sentire che stiamo lavorando per una causa santa, per la causa dell'amore di Dio. Ecco il fuoco! E se no sémo degli stazionari, dei malati, dei funzionari che i verze la ciesa a una data ora e basta, tutto xe finìo, perché, cò i ga dito Messa, xe tutto quanto a posto: xe lì, no, el nostro apostolato! Mejo ca se butemo zo par l'Asteghèlo, piuttosto! Ricordatevi, fa più un don Poppe che ha fatto otto anni di sacerdozio, quattro San e quattro malà, però el ga riempito il Belgio e riempito il mondo... spirito di sacrificio e aveva il cuore pieno di amore di Dio.
MO191,6 [16-06-1967]
6 Saltiamo avanti un pochino."La glorificazione di don Poppe... - dunque l'è morto! - C'era in lui una sproporzione irriducibile tra l'anima grande e travolgente ed il corpo troppo gracile a sorrergerla".Avete osservato? Tante volte, adesso non per... il nostro caro Toni qua, tante volte il Signore si serve di gente proprio che val dù schèi come salute, che, insomma, i gaveva da morire prima de esser preti, magari, o qualcosa del genere, per fare robe grandi. E magari... gente sana, eccetera eccetera. Ghe disemo a Toni che el staga... fra poco el pesarà trenta chili, perciò... I va apposta a curarse nel Chaco, perché là xe caldo, vero, così... Ma... il Signore, per sconvolgere le cose del mondo, si serve... magari el ga pochi talenti, magari el ga... Scusa, abbiamo l'esempio, ciapèmo i nostri anni. I primi della classe, generalmente, che magari i ga tutti dieci e 'maxima cum laude probatis', sono quelli che poi non realizzano, vero? Quante volte! Chi vuole lui, chi vuole lui! Si può dire che vuole proprio con le cose piccole, con le cose proprio così... sconvolgere lui, fare rivoluzione lui! Ora, bisogna sentirsi nella mano del Signore...Guarda, anche quest'uomo qui, morto lì a trentatre anni: "Il 10 giugno 1924 moriva a trentatre anni. Tutto il Belgio ne fu commosso. Migliaia di persone furono al suo funerale, trasformandolo in un'apoteosi. Il Cardinal Mercier diceva: 'Io l'invoco come un santo e spero che la Chiesa un giorno lo glorificherà'".E andiamo avanti."La glorificazione di don Edoardo sarà una grazia grandissima offerta al clero, che troverà in lui un fraterno e validissimo modello. Ed, oltre a tutto, un modello simpatico".
MO191,7 [16-06-1967]
7 E qui vi voglio: "un modello simpatico"! Che non prendiamo la parola 'simpatia' con senso umano, che vuol dire ricerca, ricerca di qualcuno che venga, vero, a saziare la nostra parte umana: no! Guardate che a tavola si presenta un pranzo, ma bisogna preparare anche la tavola... decorosamente; non puoi presentare una pastasciutta e un pollo arrosto su una tavola dove che... è del collegio maschile, sporca, unta. Senti, mejo pan e formaggio su una tavola pulita, allora, piuttosto, no? Ci vuole anche un vassoio... non un lusso, non un lusso, ma pulizia e decoro.Ora, sentite. Noi portiamo un messaggio che non è mica nostro, è messaggio di Dio, e bisogna che ci ricordiamo sta cosa qui. Quando giorni fa don Marcello faceva la processione col santissimo, portava il santissimo. Ora, non poteva andare là messo in tuta o qualche altro modo: portava il santissimo e andava con le vesti sacre, no? È chiaro che tu fai la processione e porti il santissimo, e ti metti in una forma diversa che non quando vai a lavorare in officina. Ora, figlioli miei, stiamo portando un messaggio al mondo: non puoi andare messo con certe vestaglie che porti in officina a portare il santissimo in giro pel mondo, no, andare in processione col santissimo, non si può. Ora, noi portiamo un messaggio, e la veste esterna nostra deve - parlo di veste complesso della nostra presenza - deve essere tale che, insomma, non saremo mai degni, non sarà mai adeguata al messaggio che portiamo, però deve essere perlomeno, meno - vorrei dire - indegna di questo.Perciò la nostra, dicevamo, tante volte lo abbiamo detto: piacere a Dio e non dispiacere agli uomini, cioè preoccupazione di piacere a Dio e di non dispiacere agli uomini, ma anche questo 'non dispiacere agli uomini' mi pare che è un dovere nostro. Non possiamo trascurare la parte umana, questa presentazione, vorrei dire quasi una... È 'un modello simpatico'! Anche il cardinal Montini, quando faceva le sue istruzioni al clero, vi ricordate quante volte che l'ha detto e ha insistito su questo punto qui. Bisogna che ci sforziamo di essere un pochino, non so, presentabili, per cui a un dato momento uno possa dire: "Qua xe un gusto stare insieme!". Perciò, anche nelle case di formazione, bisogna toglier via tutto quello che è... con la correzione fraterna aiutarci, toglier via se c'è qualche spigolo, qualche angolo, qualcosetta... modo di fare, modo di brontolare, rabiarse, baruffare... insomma, quella parte umana insomma che... Non xe un dire esser fabiochi... ma vol dire aver la carità.Don Marcello, vuto dir nda paroleta ti su sto punto qua? Xe giusto o no xe giusto sta roba? No, sta roba qua, digo... Digo male? Digo, nel campo apostolico, xela importante o no xela importante? No te pare? Perché loro i vede l'omo prima...Supponi anca lì, adesso, supponi... Adesso digo de Crotone perché la xe la prima missione nostra, la prima che i vede, i vede l'omo. Va ben? Mi me ricordo quante volte che ve go dito a voialtri, scusé se tiro fora questo problema, ma, i lo sa... anca Toni, che no fasso mia parchè ghe xe don Marcello, la go tirà fora sempre sta roba qua, sì o no? Quante volte la tiro fora sta roba? Ecco, no la xe mia roba... Ma per esempio, voialtri co' sì nda zo, mi go tirà fora el super fatto del comunista che el ve ga dito: "Tornè lassù che no xe mia el posto vostro!", no? Dopo poco tempo el ga dito: "Sì preti, ma non sì mia preti come gli altri!". Nol ga dito così, pressapoco? “No sì mia come gli altri!”. Ma mi vorrìa domandarve: forse xe perché pregavi o perché ve presentavi in forma umana? Xe stà la parte umana, insomma, che ga colpìo quell'omo! Xe vero o no sto qua? La carità, la bontà, il volersi bene, così, questa presentazione umana... Vorria dire, questo essere simpatici alla gente.
MO191,8 [16-06-1967]
8 Non stemo a sbagliare con la parola simpatico portandola nel campo umano, materiale, brutto, ma nel senso che... Gesù Cristo el gera simpatico. Sì o no? E Papa Giovanni gera simpatico. No parchè el fusse magro, di linea così... no, poareto, parchè guardate che era... no gera per motivi... no gera che una signorina se fusse innamorà de lu parchè l'è belo: no, no! Perché? Perché c'era qualche cosa che, che creava la simpatia, prescindendo da quel che era il volume, il peso, no? Era così, e si presentava in una forma così. E questo, ricordèvelo, dovemo essere anche noialtri! E allora son disposti a ricevere il messaggio che abbiamo.Bisogna... Guardate quante volte che io insisto sulla parte umana! E qui, voi più grandi, i collaboratori più anziani qua dentro, assistenti, eccetera, ma battere 'opportune e inopportune' sulla parte umana, sulla parte umana! È l'atto più grande di carità che possiamo fare a un fratello facendo notare se c'è qualche carenza su questo punto qui: parte umana! Mostrarsi proprio... quel senso di saper salutare, saper essere... dare il sorriso... insomma, quel... in modo che Gesù sia contento di come lo rappresentiamo in mezzo agli uomini.Noi dobbiamo rappresentare Cristo, l'abbiamo detto mattine fa, noi dobbiamo sforzarci di essere Cristo, no? Lo diceva don Poppe: "Io devo essere Cristo!". Ma non facciamo far brutta figura a Cristo!... Non si può pensare a un Cristo antipatico, a un Cristo brontolon, un Cristo nervoso, un Cristo lunatico, un Cristo che... bisogna vedere che giornata che el ga parchè, se no, no se pol avvicinarlo, un Cristo che parchè ghe va storta nda roba el fa star male tutta la comunità. Macché, ma che Cristo gèrelo? Perciò, Cristo dobbiamo rappresentarlo bene: ecco qui la parte...
MO191,9 [16-06-1967]
9 "Ed, oltre tutto, un modello simpatico. Don Poppe era dotato di un'intelligenza ricca e versatile. A Lovanio si era laureato in filosofia 'summa cum laude'".Solo in fondo di tutte queste meditazioni vien fuori che era laureato in filosofia 'summa cum laude'. Questa laurea in filosofia l'ha presa perché il Signore gli aveva dati tanti talenti, no? Il santo Curato d'Ars, poareto, non sarebbe arrivato a laurearsi a Lovanio, forse a Saviabona, ma a Lovanio no... il santo Curato d'Ars. Però, però avete visto che il nostro caro autore qui ha messo, prima l'uomo di Dio, l'uomo congiunto con Dio, e poi che ha trafficato i suoi talenti. Te lo dice quasi così... aveva cinque talenti e lui ne ha dati dieci; quest'altro, il santo Curato d'Ars, ne aveva uno e ne ha dati due. Il Signore ha fatto grandi cose col santo Curato d'Ars e grandi cose con questo, però, primo, primo convinti di quello che dobbiamo essere nei nostri rapporti con Dio, donati interamente a Dio, e trafficare i talenti, a seconda di quelli che ha dato il Signore, perché il Signore ha stabilito, uno per metterlo qua, in una sala grande così, uno in un'altra stanza, e allora ognuno è lampada, ma nel posto dove il Signore lo vuole. E fa forse più quello che ha ricevuto un talento di quello che ne ha ricevuti cinque, perché il Signore si serve di quello che vuole lui; magari con una pagnotta grossa così per magnare cinque persone, e con una grossa così per magnare in cinquemila. Così il Signore è lui! "Ego Dominus!". Così vuole il Signore!"Godeva di una rara comunicativa nella parola e negli scritti - questo è un dono di Dio! - D'un carattere schietto...”. E questo bisogna averlo, fàrselo, chiaro? Uno, se non è, se non ha il dono, sa, della... parola, eccetera, pazienza, pazienza; faccia quello che può, però d'un carattere schietto, sì! Lealtà, onestà, bianco al bianco e nero al nero, mah, sì, qua, là, sotto, sora... Ghèto sbalià? "Go sbalià! Basta!". No sì, qua, là... bianco al bianco e nero al nero! Lealtà, lealtà! Lealtà in Comunità, lealtà fuori di Comunità! Te arrivi in ritardo cinque minuti: "Mah, sa...". "Me son ciapà in letto!”. Vuto... tante storie! "Ma, sa, bum bum bum...". Sbaglio, sior? Lealtà, lealtà! Prima esser omeni! "Son stà un lazaron, un pelandron, go sbalià! Basta! Don Aldo, don Marcello, don Guido: ecco, son così, basta!". Lealtà! Parchè vardè che la gente se accorge se siamo leali o no. Ma non dobbiamo farlo perché la gente si accorge... Il Signore vuole così.
MO191,10 [16-06-1967]
10 "D'un carattere schietto, aperto, socievole, che gli guadagnava subito le amicizie e la confidenza".Attenti, attenti: 'socievole'. Guardate dentro di voi se siete socievoli. Guardate che non facciamo tanti piccoli carmeli chiusi; in una Comunità di sei persone, non ci sono sei monasteri! La santità individuale, se la volete realizzare, andate a Monte Rua, ma no con noialtri! Qui c'è la santità collettiva! L'abbiamo detto tante volte: collettiva! Dobbiamo farci santi insieme, e dopo aprire le porte della canonica e santi insieme! Poi aprire le porte della parrocchia e santi insieme con la diocesi! Aprire le porte della diocesi e santi insieme con tutta la Chiesa! E se ghe xe uomini anche sora la luna: anca quei! Digo male?Perciò questa... questo sentirse fradèi, sentirse fradèi! No ognuno el so piccolo tavolin... nda tola unica, là! 'Riva a casa uno, magari stanco, stufo... e gli altri, sa, ognuno, sa... el ga el so piccolo mondo, ritirato nella sua cella, là... Ma no! 'Ndemo, semo fradèi! Riva a casa un fiolo e la mamma: "Ciò, Toni, come xela andà la giornata ancò? Come xela? Sito sta...? Dài, va a vedare...”. Si senta anche nelle cose materiali, anche nelle piccole cose... Sìo in sie? Arriva a casa uno... questo uno non digo mia che el sia el superiore, don Marcello, può essere anche el più giovane, che se veda gli altri cinque che i xe con le braccia aperte ad accoglierlo. Digo male? E che se veda questo anche nel lavoro apostolico, questo in casa, questo... nell'alzarse a far servizio, nel portar via un piatto, portar via qua, portar via là; questo se ghe xe da fare un lavoro, no, “mi go finìo e ti ràngiete!”. No, semo fradèi! Se veda insomma che... vorria dire che dev'essere quasi una baruffa uno con l'altro per aiutarse."D'un carattere schietto, aperto, socievole che gli guadagnava subito le amicizie e la confidenza. Pur impegnato in un ascetismo eroico, nel tratto, non aveva nulla del 'santificetur'".
MO191,11 [16-06-1967]
11 Ah, che belo, tusi! Se tolissimo la strada... Ormai mi go fatto fiasco, ma se riuscissi voialtri a essere così! Questa apertura, questa gioia! santità, vorrei dire, come i grandi santi, i grandi asceti, ma senza teste storte, senza teste storte! No le xe pì de moda... no le xe pì de moda! La gente vuole vedare l'uomo, lì, come loro, semplice, Questo è l'ascetismo che aveva don Poppe: aveva un ascetismo che era eroico. L'abbiamo visto nei giorni scorsi, no? Ma pure, così, naturale, proprio naturale: no i vole veder gente sbellettà, dipinta... No, no, no! La gente vol la roba naturale, ghe piase la roba naturale."Era abitualmente sorridente e c'è chi ricorda ancora certi scherzi originali e di buon gusto. In una foto del 1915, seduto al centro di un gruppo di seminaristi, è il più allegro di tutti - per forza, è santo e allegro! - e in quel sorriso tra birichino e burlesco, si rivela il compagnone impareggiabile: come vorremmo veder diffusa quell'immagine lì a differenza di altre!".Quante volte ve go dito, no, che se 'ndemo in Paradiso e vedèmo gente immusonà, tornemo indrìo. Quante volte ve go dito che, se se sposa una vostra sorella e la vostra mamma va a trovarla in casa e la vede là seria e, insomma: "No te sì mia contenta de essere sposà? Cosa ghèto?"; se invesse la vede contenta, la torna a casa contenta la mamma.Se ghemo donà al Signore: la gente deve vedere che semo contenti de esserse donà al Signore. Se no, a un dato momento, se ve ricordè, Soprana, che el me ga dito: "La gente vien dentro... la gente... vien qualche prete... mah, te vedi qualche prete che no l'è mia contento... che se el podesse tornare indrìo el tornarìa indrìo volentieri". Per carità, fioi, che non dèmo sta brutta impression alla gente, impressione di essere quasi pentiti de aver fatto la nostra offerta al Signore. Offremola con gioia, offremola con prontezza, ma anche quando ghemo la croce parchè savemo za...Anche le nostre buone mamme che le gavea la so... Domandeghe alle vostre mamme, voltemose qua... alla mamma de don Marcello, poareta, tutti i fioi che la ga 'vudo e i xe restà luri soli. Va ben? Domandemoghe a queste povere mamme quanto che le ga sofferto, quanto che le ga patìo, le nostre buone mamme... ma tutte: quella de Vinicio, quella de Ferrari, e tutte... Va ben? Ma però domandèghe a queste mamme come che le ga saputo soffrire, come sapevano soffrire, queste mamme! Come le gera: "Ben, ben, va là, se el Signore vol così, va là, speremo nel Signore... Lu, poareto, el ga sofferto de pì inzima alla croce! La Madonna, poareta, la ga sofferto de pì! Ben, ben, va là, cosa vorla farghe, Maria, pazienza... d'altra parte no se pol mia andare in Paradiso in carrozza!". Questo saper portare la croce col sorriso! Saperla portare proprio con quel senso, proprio di rassegnazione cristiana, con senso di fede; saper che con la croce stèmo collaborando col Cristo per salvare le anime!
MO191,12 [16-06-1967]
12 E terminiamo, terminiamo, con le ultime parole qua: "Solo i santi, soleva dire, lasciano una traccia; gli altri fanno solo del chiasso e nulla lasciano dietro di sé".Cari fratelli miei, in qualunque parte il Signore abbia stabilito di portarvi, ricordatevi una cosa sola: "Solo i santi lasciano una traccia, gli altri, fanno solo del chiasso...". E credo che siamo in un tempo in cui non vale la pena far chiasso: ce n'è già tanti che fanno nel mondo del chiasso! Oggi bisogna lasciare la traccia al Cristo, che deve lasciare la sua traccia; e il Cristo ha scelto degli uomini per lasciare la sua traccia, e noi siamo responsabili di questo, e santi saremo se giorno per giorno facciamo il nostro dovere bene, in unione con Dio, con gioia, serenità, amanti del sacrificio, pronti ad immolarsi per lui, assetati di lui, di portare l'amore di Dio nel mondo."Alla luce dei suoi esempi, - cari fratelli miei - i sacerdoti potranno persuadersi che un grande dilemma s'impone, oggi particolarmente, di fronte alla loro missione: o la preghiera o la deriva!".Perciò, se solo i santi possono lasciare una traccia, per essere santi non c'è che una strada: la preghiera! Se non si prega non c'è che un'altra strada: la deriva!Per resistere alle lusinghe del mondo, vorrei dire anche alle distrazioni del mondo, a tutto l'insieme di cose del mondo, per poter portare l'Assoluto in mezzo a questo mondo così materialista, non c'è che una cosa: essere carichi di Dio, caricarsi di Dio, e ci carichiamo di Dio, fratelli miei, solo con la preghiera, meditazione, meditazione: mi lo vardo e Lu me varda, no? Diséa monsignor Volpato: la cura del sole. Preghiera di fede, in stanza fermarsi lì: mi parlo con lu e lu parla con mi! Soltanto se noi pregheremo, se sentiremo il bisogno della preghiera, e anche quando... no il gusto della preghiera, non interessa il gusto, anche se c'è aridità, c'è freddezza, importa niente! Ma se siamo convinti che senza di lui facciamo niente... Vedete, senza di lui siamo cisterne vuote. È inutile che facciamo il giro da qua in Bassa Italia per portare una cisterna piena di nafta, e arriviamo là è piena di aria. Xe da macachi, da insulsi! Scuséme tanto... Prendo una cisterna, 'ndemo là e portemo così... Prendo una cisterna... Vero, Toni Zordan? Vado là: una cisterna voda! Verzi, e non ghe xe niente. Ma allora, cosa portemo? Ghemo da portarla piena, se no xe inutile, no? E come sarà piena questa cisterna? Soltanto se pregheremo, perché solo Dio può riempire la nostra cisterna.Ecco, io vi faccio l'augurio che possiate essere sempre cisterne piene di Dio in modo che, quando arriverete nel campo apostolico e le anime verranno ad aprire il rubinetto, non restino deluse e dire: "Ma cosa ne ghìo portà? Aria? Ne gavì imbrojà!".