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DOMINUS FLEVIT: NECESSITÀ DI CONSOLARE IL SIGNORE

MO28 [27-10-1965]

27 ottobre 1965 Meditazione ai Religiosi e ai Novizi della Casa dell'Immacolata. Don Ottorino, ricordando una esperienza del suo pellegrinaggio in Terra Santaripensa all’episodio del pianto di Gesù su Gerusalemme e sul mondo intero, e invita a riparare e consolare il Signore. Il testo originale è registrato e la sua durata è di 29’.

MO28,1 [27-10-1965]

1.Sia lodato Gesù Cristo!
Ieri sera io avevo ancora da fare la lettura spirituale. Mi son accorto ieri sera, perché mi hanno chiamato giù di urgenza e sono partito subito e mi hanno portato via il tempo riservato alla lettura spirituale; e mi sono accorto che ero quasi a letto, e allora ho preso in mano il Vangelo, e ho preso, invece di continuare il Vangelo come il solito, ho preso in mano il Vangelo di San Luca. Col magnetofono, ho spento la luce, ho messo il numero due e ho cominciato da principio. Vi dico, fate il piacere, fate più presto che potete, andate in Palestina. Il Vangelo poi é un'altra cosa, é un'altra cosa! Quando San Luca comincia a descrivere Zaccaria che va al tempio, io con lo sguardo son là, su per la spianata del tempio. Ho detto: se tornasse Zaccaria adesso, se tornasse! Mi sono figurato i personaggi che c'erano allora e mi sono detto: ma varda...! Fate conto che andassimo via un mese con Vinicio, tanto per festeggiare el so compleanno, e torniamo dopo un mese. Voi non ci siete più, e qua ci son dentro i comunisti; e qua la Chiesa é diventata sala da ballo, l'officina é diventata... Me par da vedere Vinicio: "Mamma mia, varda che roba! Don Ottorino, ma el varda, ma el varda; se ricordelo cosa che ghe gera qua, se ricordelo cosa che ghe gera là...". Immagini di cose che abbiamo visto durante la guerra, e dimenticare é mica facile: ...case che erano state sequestrate dai soldati; molti disegnavano le donne, disegnavano... dico, sparavano in giro, facevano al bersaglio, facevano tiro su par i muri, abbiamo visto di queste "desumanasion", purtroppo, no? Bene, ora fate conto che noi ritornassimo e vedessimo così!...

MO28,2 [27-10-1965]

2.Ieri sera ho pensato: ecco là Zaccaria, poi bumm!, un salto, andemo a finire a Nazareth, eh! e allora su corri a Nazareth, senza correre, son 'ndà in corriera, no? e allora me raffigurava la Grotta, ecc. ecc., poi Elisabetta e allora la visitazione. Se fà presto: "Venne per le montagne", sei ore de macchina ghe ghemo messo noialtri per arrivare, e dicevamo per strada: la Madonna, la Madonna girava per ste strade qui, quando veniva qui! Se fa presto a dirlo, povera donna, la sarà stà 'na giovanotta forte, robusta fin che vuoi, sana ma... noi semo stanchi con la corriera e con le strade asfaltate, attraverso quelle montagne là, su e xò, su e xò con quel sole li, povera donna. Si, la sarà vegnù d'inverno, d'estate, quel che te vui, importa niente, ma una bella camminata insomma. Forse la sarà vignù col mussetto, parché tutti andava col musso. Xè certo che, allora capisso parché mettono sempre l'asinello vicino, perché mettono San Giuseppe col l'asinello: i lo gà tutti quanti anca adesso! La sarà ando col mussetto anca ela, pian pianello, sentà inxima. I xé de quei mussetti la, un pochettin... i gà d'aver i nervi de acciaio perché i xe piccoli ca no so, i xe carghi e i omini i monta par sora: no so mia come che i fassa a non schissarli no? Anca par portar fora la roba dove che i stà lavorando, du mussetti, tre, tre mussi i gera, i gà la roba da portar in giro par 'ste stradette, no i gà mia nè camion nè ninte là: mussi. E allora là, uno con una specie de cesta de qua e una cesta de là, i butta dentro su la sesta el scalsinasso, e dopo quando che parte uno, i và tutti quanti là, l'omo da drio e i mussi davanti, i va par la strada, par che i sappia la strada! A un dato momento el fà un segno, i se ferma, i scarica li e i torna indrio: el xe rapido el sistema!
Beh, ieri sera sono andato a finire alla visitazione, ad Ain-Karim, poi improvvisamente: pof, pof, pof, vi dico una cosa meravigliosa!

MO28,3 [27-10-1965]

3.Ma stavolta vui portarve in un altro posto! Vi ho detto che vi sono parecchie... cappelle, chiese! per non dire qualcuna basilica anca, devozionali. E ce n'è una, proprio una in posizione panoramica, che domina bene, ed é la basilica del "Dominus flevit": Il Signore pianse. L'hanno fatta in uno dei posti migliori, nel senso da dove si poteva dominare Gerusalemme.
Il monte degli Ulivi mica l'è immenso, vedrete, e gnanca nol dista tre-quattro kilometri, l'è un monteselo lì che domina lì, perciò: una basilica de qua, una basilica de là... Il Signore andava lì, e sappiamo che da lì ha guardato Gerusalemme: solo che dal Monte degli Ulivi si può dominare Gerusalemme, non c'è nessun altro posto dal quale si può dominare Gerusalemme! Ed é appunto su questa basilica che voglio fermarmi questa mattina, ma non dentro la Basilica, fuori della basilica; ed é proprio con Gesù che vorrei che guardassimo insieme un po' Gerusalemme.

MO28,4 [27-10-1965]

4."Dominus flevit", ed io vi confesso che anche "Octorinus flevit". Mi son messo a guardare; gli altri intanto i girava e me son messo la, e gò dito: senti, con questo sole che illuminava Gerusalemme, Gesù ha visto con la luce di questo sole, stesso sole... con la stessa luce forse, era uomo, no? e come uomo vedeva anche lui con gli occhi di noi, insomma: Gerusalemme era illuminata dalla stessa luce del sole. Non solo gli stessi monti, ecco qua, questo xe el panorama che Gesù aveva dinanzi. Cambiato soltanto alcune cose là basso, no? qualcosa là basso, ma il panorama che Gesù ha dinanzi é lo stesso panorama che ho dinanzi io. E Gesù guarda Gerusalemme e piange.
Ora, siccome avevo celebrato Messa al mattino, siccome una canaglia sono, speravo Gesù avrebbe... di me, no? l'ho fatto sedere su un sasso vicino a me, e ho incominciato a discorrere un pochino insieme. E ho incominciato a guardare là, guardare là, guardare là. Ho incominciato a guardare la spianata del tempio: ditemi un po’, Gesù che sapeva che cosa sarebbe avvenuto là nel tempio, la casa di suo Padre...

MO28,5 [27-10-1965]

5.Voi direte: "Eh, ma anche le moschee sono casa del Padre". Ma non certo quella casa che voleva Lui, no? Là c'è la sede di Maometto non... c'è il segno del piede di Maometto, non il segno del piede di Cristo.
Ora, attenti. Che desolazione vedere questo, vedere la spianata del tempio, pensare: lì c'è stato Gesù presentato al tempio, lì c'è stato Gesù coi dottori, lì Gesù andava, lì Gesù istruiva, lì Gesù... Ecco, là un campo di nessuno, per andar dentro bisogna pagare, per andar dentro; nel tempio xé in man dei Mussulmani, bisogna pagare!, bisogna che te paghi anca par 'ndar vedere. Che desolazione! Pensate il Signore, pensate il Signore Gesù se non aveva ragione di piangere guardando la spianata del tempio. E poi allungando un pochino lo sguardo, un pochino a sinistra c'è un'altra chiesa: "Galli cantus", la chiesa "Galli cantus". Anche i bravi latinisti di terza liceo, no, che i prepara gli esami di maturità, sà, che vuol dire: la chiesa del canto del gallo, e anca il Maestro dei novizi sà che se allude a San Pietro. Siamo vicini al palazzo di Caifa, e li purtroppo abbiamo chiesto... Gesù, serto, nell'Orto degli Ulivi, vedeva la desolazione del tempio; e vedeva, vedeva Pietro che lo rinnegava. Ho detto, guardando così, eh!, il tempio é qui, guardando in là si vede...

MO28,6 [27-10-1965]

6.Alzando un pochino lo sguardo, un pochino più in là si vede il giardino di Giuda, adesso il giardino di Giuda, giardino perché... naturalmente cos'è? Adesso é il posto dove i signori hanno una bella piscina, e dopo appena mangiato: pum, i se tuffa dentro nella piscina là; é un luogo di divertimento, ma per Gesù voleva dire luogo del tradimento! Pensate voialtri, si fa presto a dirlo, pensate se io avessi qui voialtri, qui uno di voi che mi rinnegasse come fece san Pietro, no, e un altro per esempio che volesse darme, a vendarme ai comunisti per tre-quattro milioni, o do-tresento mila franchi. Zeno che andasse dai comunisti: cosa me déo se ve vendo don Ottorino, a ve meno mi, ve lo meno la, ve lo meno dentro la, e lo fé fora! No Zeno, poareto, forse Bertelli o qualche altro! Ora, pensate nostro Signore l'é là, l'é uomo, l'é uomo, é Dio ma é anche uomo; vede il suo lavoro... Piero, Galli cantus, l'orto di Giuda, eccolo là, l'orto di Giuda.
Un pochino più in là con lo sguardo: il Cenacolo, Monte Sion. Il Cenacolo! Quando la prima sera ci hanno mostrato un po' la proiezione del viaggio del Papa, vi dico, é stato una cosa veramente bella, fatta artisticamente bene.

MO28,7 [27-10-1965]

7.Ci hanno mostrato prima coloro che hanno collaborato, almeno dal numero dei collaboratori sarà stato una quindicina, vuol dire che le cose sono state fatte in collaborazione con tanti... si é visto il Papa che partiva per Roma, tutto a colori, proiettato molto bene. E' apparso un professore della Terra Santa, prima, per parlarci un po'... e poi vedere il Papa che esce dalle sue stanze in Vaticano, che sale in macchina, fino al Papa che torna. Niente roba pesante, non lungo tiritera, sa, roba che pesa, tac, breve, pennellate!... Roma: rivà lì, Segni, nessun discorso, nessuna predica; roba che gà durà poco più de un'ora, ma vi dico veramente fatta bene. Una cosa che mi ha proprio impressionato é stata quando il Santo Padre é andato nel Cenacolo.
Il Cenacolo sapete che é in mano ai Mussulmani, no? Pensate: il Cenacolo é in mano ai Mussulmani! Semo in Israele però, vi sono anche dei Mussulmani che hanno aderito a Israele e là il Cenacolo é in mano ai Mussulmani.

MO28,8 [27-10-1965]

8.E dentro al Cenacolo ci sono queste colonne - avrete viste le fotografie tante volte del Cenacolo, entra il Santo Padre, si mette lì, si inginocchia lì. E' stato lì a pregare, pensate il Cenacolo dove é stata istituita l'Eucarestia, dove é nato il Sacerdozio, dove dovrebbe esserci un tempio grandioso e meraviglioso. Cosa si dovrebbe fare in quel luogo, no? Né, ne un'immaginetta grande così, nessun segno di religione, niente, proibito assolutamente cantare! Noi abbiamo letto dal Vangelo la lavanda dei piedi, piano, per non disturbare il Profeta, poi abbiamo detto un Padre Nostro, un Ave Maria e un Gloria Patri, piano, proibito cantare l'inno all'Eucarestia... Il Santo Padre é andato e anche lui... Dunque, state attenti, fate conto queste sono le colonne, due-tre colonne qua, poi due-tre colonne sono di la in modo che il Cenacolo é così, no?... e si entra da una porta lì; si entra, si entra in mezzo e li c'è in mezzo il Cenacolo. Il Santo Padre é uscito così... E i Mussulmani lo accompagnavano, ecc. Quando é arrivato qui così si é fermato e ha guardato come... Tu vedevi un Papa che quasi piangeva, quasi ha dato con un senso di desolazione uno sguardo, la c'era la telecamera, cioè la cinepresa, perciò ha dato un ultimo sguardo, uno sguardo che pareva cercasse un tabernacolo; li ci dovrebbe essere un tabernacolo d'oro, capisci, chiaro no? li é stata istituita l'Eucarestia.

MO28,9 [27-10-1965]

9.Dovrebbe essere posto un tabernacolo d'oro, ma un tabernacolo d'oro di almanco xinquanta quintali, no? Pensare cosa ha fatto il Signore... Dovrebbero lì concentrare... il più bel Tabernacolo del mondo dovrebbe esser lì. Eppure, eppure niente! Il Santo Padre, se non ha pianto, certo, in quel momento lì era molto, molto, molto commosso e molto impressionato.
Ora, il Signore dal "Dominus flevit" certo ha visto anche il suo Cenacolo. Con la faccenda adesso che andiamo in giro a vedere anche la Crocifissione che abbiamo detto, e tutti gli altri posti dove é stato condannato, flagellato e coronato di spine, ditemi un po', fratelli miei, non aveva motivo giusto Nostro Signore di piangere?

MO28,10 [27-10-1965]

10.E allora io faccio un passo avanti, e guardando un pochino più avanti, guardando il mondo un pochino più avanti, saltando con lo sguardo in tutta la Palestina, non soltanto lì a Gerusalemme, in tutta la Palestina con lo sguardo che vi ho fatto di tutta la Palestina, parlando delle varie cittadine e vedendo in che situazioni che si trovano attualmente, non aveva motivo il Signore di piangere, non soltanto sulla sua città, ma su tutta la sua patria? E se adesso guardiamo il mondo oggi, figlioli miei, oggi in questo momento, guardiamo la situazione generale del cristianesimo in giro per il mondo, ditemi, figlioli miei, non c'è motivo per il Signore di piangere ancora?
Vedete, quando noi guardiamo la nostra città di Vicenza e vediamo tanti giovani che pregano poco, ci mettiamo a confessare e sentiamo tanti peccati, tanti e diciamo: mamma mia che cattiva che xè Vicenza! Si, é vero, ma quando che vai fuori pensi: che sacristia d'Italia che é Vicenza! Che santuario che é Vicenza in confronto di fuori, che santuario che é la città di Vicenza! Scusa, se il santuario l'è così, figlioli miei, che sia proprio così?, se già Vicenza nonostante tante miserie che ci sono, é un santuario; che sia proprio contento il Signore della situazione del popolo? Ecco, se noi guardiamo il mondo, se guardiamo la situazione del mondo, se guardiamo anche la situazione delle anime buone che cercano di buttar giù dalle spalle un pochino quello che é il giogo del Signore, e chi ha orecchi da intendere intenda...

MO28,11 [27-10-1965]

11.Io vi dico, figlioli, per conto mio é suonata l'ora di stringersi intorno al Signore e di consolare il Signore! Ecco, vi dico proprio, volevo arrivare a questo punto: é suonata l'ora di strin gersi intorno al Signore e di consolare il Signore. Voi sapete, che quando c'è una mamma che piange, un altro figliolo, un altro si getta al collo della mamma e cerca di consolare la mamma, é vero? Ora, noi dobbiamo consolare il Signore, perché guardate, se ieri piangeva una volta, oggi dovrebbe piangere tre volte, perché l'atteggiamento certamente di Gerusalemme e del mondo intero fa piangere il Signore, e vi dico insieme col Signore più di una volta ha pianto anche don Ottorino vedendo la situazione che si trova il mondo!
Ora, che cosa possiamo fare noi per consolare il Signore? Qual é il nostro compito di figli, di fratelli di Gesù, fratelli buoni più vicini al Signore? Ecco, una cosa che veramente mi ha fatto tanto piacere, é stato quello che avete fatto mentre noi poveri pellegrini andavamo nella Terra di Gesù. Poi, ci avete seguito, ci avete seguito non soltanto pensando, ma specialmente soffrendo e pregando. Nella notte di adorazione che avete fatta, io son certo se anche per qualcuno potrebbe essere stata una notte di "dormizione", o di "estasi" là nella preghiera dell'angelo, potete dire che almeno nell'intenzione dell'artista... chi é stato che li ha scoperti addormentati?... dicono che a prima vista sembravano addormentati! Io son convinto che questa adorazione notturna, fatta con amore, fatta con spontaneità, sono certo che avrà fatto tanto piacere al Signore. In mezzo a tanta indifferenza, in mezzo a tante urla che si sentono al mondo contro Dio, tante profanazioni, vero, delle cose sante, che ci sia stata una notte in cui, nella casa del Signore, un gruppo di anime, proprio così spontaneamente, abbiano innalzato in un dato giorno inni al Signore. Guardate, questa é stata una consolazione grande che avete dato a don Ottorino, ma ricordatevelo: consolazione più grande l'avete data a Gesù. Son convinto che se Gesù piange da una parte, Gesù é contento dall'altra.

MO28,12 [27-10-1965]

12.Allora io vi dico, figlioli, bisogna fare sacrifici, bisogna che diamo un aiuto al Signore, bisogna che ci sforziamo di camminare su questo spirito, di continuare su questo spirito. Ecco, vi ho detto prima: bisogna che ripariamo i dispiaceri che riceve il Signore, li ripariamo con la gioia, niente musonerie: non dobbiamo mica coprirci di cenere e cilicio. I cilici costano troppo e manchiamo di povertà... con serenità, con gioia, con gioia no?, proprio cantando, serenamente, accettando il lavoro, accettando... la sconfitta o il trionfo nella partita di pallone.
Proprio, Gesù vuole da noi una riparazione, proprio così naturale, naturale, proprio gioiosa, gioiosa... Stasera, supponi, fate un po' di festa all'assistente Vinicio, va bene, vi aspettavate le paste e non vengono, pazienza! Gioiosa, gioiosa! Invece, magari delle paste vi arriva una bastonata all'ultimo momento per... e va bene...

MO28,13 [27-10-1965]

13.Figlioli, proprio questo vuole il Signore. Niente cose straordinarie; vuole, vuole la nostra, l'offerta generosa di tutte le azioni della giornata fatta con serenità, non con sentimentalismo, proprio con serenità, con gioia! Questo vuole il Signore! Vuole dei fratelli che l'aiutino, che l'aiutino così nella bottega di Nazareth e che l'aiutino nel campo apostolico. Figlioli, voi non avete idea quanto sia grande, immenso il lavoro apostolico che vi attende. Quando passando con l'aereo sopra il mare, pensavo: dove andranno a finire le ossa dei miei figlioli? "Vaticinare, vaticinare". dove andranno a finire le ossa dei miei figlioli? In mezzo ai beduini, in mezzo alle grandi città? Non lo so io, non lo sapete voi, so solo che Dio ci ha chiamati qui per andare, ci ha chiamati qui per andare!

MO28,14 [27-10-1965]

14.Ma nello stesso tempo, non dovete dimenticare una cosa: sono trepidante per voi. Perché? Perché, figlioli miei, nessuno é confermato in grazia, né io né voi. E capite, bisogna che ci armiamo tanto, tanto di virtù; che ci armiamo tanto di spirito di mortificazione, perché, perché domani, figlioli miei, io ho visto tante cose in giro pel mondo, sapete, ho visto tanti che sono andati fuori di strada, tanti che sono partiti con buone intenzioni e poi sono andati giù.
Ma noi abbiamo una grazia grande: quella della Comunità, quella di essere insieme che non si va soli, si va in tre o quattro insieme, uniti insieme ci si aiuta, ci si puntella a vicenda: questa é una grazia grande sapete! Ho visto in giro che tanti, tanti... son soli, son soli anche se hanno bisogno di qualche cosa. E invece no, proprio questo senso di familiarità sarà quello che vi salva. E allora insisto: continuate a progredire insieme, aumentate di giorno in giorno di più quella carità che vi stringe, perché oltre che essere una cosa gradita al Signore, oggi questa carità sarà quella cosa che domani vi servirà nell'apostolato. Ho sentito ieri sera in refettorio, per esempio così: che gli assistenti del seminario minore hanno la loro sala di ritrovo, la stanzetta di ritrovo, ecc... la taverna ecc...; mentre per gli altri la taverna é la stanza di don Ottorino, vero Severino?, fin che ghe xè el bicerìn... non del vino, ma qualcosa d'altro, vero?... Fratelli, questa parte umana, questa parte umana non fatta fine a sè stessa, é necessaria, é necessaria.

MO28,15 [27-10-1965]

15.Siamo uomini, dico male?, siamo uomini, abbiamo bisogno di questa parte umana! Così anche don Calabria, ricordate che ve lo dicevo... é stato da allora che ho incominciato ad avere la bottiglia in stanza... anche don Calabria... così da buoni fratelli, perché siamo uomini, abbiamo bisogno anche de una scianta, un po' di distensione, vi pare?
Ma, ricordatevelo per carità, domani nella vita apostolica che non vi mettiate uno per di qua e uno per di là. No no no! Guardate, per esempio adesso vedo che c'è don Flavio con don Lino che stanno insieme in cerca di qua e di là coi libri, insieme... é così bello vederli insieme, non vi pare, non é così bello vederli insieme? Vedere anche insieme... e tu tu tu... insieme, uno se dà da fare... Ieri hanno trovato un libro sul come organizzare la parrocchia...

MO28,16 [27-10-1965]

16.E che adesso sono in due soli! Se invece che essere in due ci fosse anche un'assistente sarebbero in tre, quattro... Vedresti già la parrocchia funzionare in mezzo... Mi credo che i scominsiarìa xà con le donne cattoliche, tanto par non provare con voialtri, no?, ma é bello, é bello figlioli. Non si tratta di distinguere o di rompere la Comunità: la Comunità é una, é una sola! ma si tratta proprio di sentirsi fratelli nell'apostolato.
E' quello che ho sognato da tanto tempo. Per cui la parrocchia esige un parroco, cioè un superiore. Ma cosa importa, siamo insieme, siamo insieme; allora non c'è più distanza fra Assistente e non Assistente, prete o non prete, siamo insieme, lavoriamo insieme, insieme dobbiamo salvare le anime, non vi pare, insieme? No, via via i pensieri di superbia, di primo, di secondo... va bene! C'è uno responsabile e va bene. "Deo gratias" che sia lui e che non sono io! Ma non importa... La parte umana, soprattutto, fraternità, questa unità, questa carità, questa... figlioli, questa é quella che vuole il Signore e questa é la nostra forza, ricordatevelo!

MO28,17 [27-10-1965]

17.E allora, ecco, e concludo.
Signore, povero povero Vinicio con questo "Dominus flevit", in questo giorno non piangiamo mica sui tuoi anni, sai. "Dominus flevit", il Signore ha pianto; e aveva ben ragione di piangere su Gerusalemme e sul mondo intero! Però il Signore ci ha chiamati qui perché potessimo essere di consolazione a quel pianto, potessimo rimediare al suo dolore; é per questo che ci ha chiamati qui dentro. Rimedieremo con semplicità, con serenità senza bisogno di cose straordinarie. Mi é stato detto ieri sera da un gruppo di amici: "E perché non si potrebbe riprendere qualche volta, qualche ora di adorazione notturna?". Beh, vedremo, vedremo. Magari una volta, ogni volta che compie gli anni Vinicio o qualcosa del genere! Vedremo, questo, quando, cosa, come. Non dico di no, in qualche circostanza si potrà vedere; più che una cosa regolare, circostanze particolari. Per esempio, adesso una cosa che vi dico: possibile che insieme non riusciamo a strappare dal Signore la grazia di poter vendere un poche di case prefabbricate?, di pagare un pochi di debiti; possibile che non siamo capaci di strapparla? Perché, se il Signore ci aiuta un pochino a pagare un pochi di debiti, a vendere un poche di case, voi sapete come mi tuffo a corpo morto per le vocazioni degli assistenti! Guardate che l'anno venturo bisogna... Adesso, per esempio, e questa qui... Scusate, il tempo é passato, ma io adotto questo sistema qui.

MO28,18 [27-10-1965]

18.Avete mai visto mestar la polenta, si o no? Se butta xò una sessola de farina, no, e con la mescola se tien li col xenocio, no; se mena la polenta no, e via, se smissia... vien fora i gnocchi in prinzipio no?, vien fora i gnocchi; e smissia, smissia e smissia e dopo co non ghe xe più i gnocchi, xo n'altra sessola de farina, pian pianelo par risparmiare... Ecco mi pare che é stato il sistema che abbiamo adottato un po' noi: te butti dentro un poca de farina, e dopo te smissi, smissi, smissi, e quando che non ghe xé più gnocchi, naturalmente...