Meditazioni Originale > 1967 > IL NOSTRO POSTO È IN CIELO

IL NOSTRO POSTO È IN CIELO

MO174 [04-05-1967]

4 Maggio 1967

MO174,1 [04-05-1967]

1 "Che cosa state a guardare in cielo?".
Raffiguratevi un po' i nostri cari Apostoli e la nostra buona mamma, la Madonna, lì, vicino al posto dove Gesù aveva sofferto l'agonia nell'orto degli Ulivi, perché il luogo dell'Ascensione è poco lontano dal luogo dove Gesù sofferse, dove è venuto l'angelo a consolarlo. Raffiguriamoci questo gruppo di Apostoli, alcuni discepoli e la Vergine santa... e Gesù che dà l'addio, saluta e poi sale al Cielo. Son là che guardano ed ecco gli angeli che appaiono e dicono loro: "Sentite, è inutile che stiate qui ad aspettare: tornerà, il Signore, tornerà...". E parlando tra loro discendono dal monte, ritornano in città, ritornano alle loro case, si disperdono nelle varie parti del mondo a predicare Gesù morto, risorto e salito al Cielo. Entriamo però, cari figlioli, nel cuore della nostra buona mamma, la Madonna. Quando la Madonna è ritornata, è ritornata nella sua casetta assieme a Giovanni. Quale sarà stato il discorso che Maria avrà fatto in quel momento col discepolo prediletto? Io penso che la Madonna abbia detto a Giovanni: "Caro Giovanni, speriamo di andare anche noi presto lassù insieme con Gesù. Ah, speriamo che venga a prenderci presto! Poter andare lassù e restare insieme con lui per sempre!". Figlioli miei, ecco il desiderio di ogni cristiano, di un vero cristiano dovrebbe essere questo: sognare il giorno del suo incontro col Signore, l'inizio di quella giornata che non avrà tramonto, che durerà per tutta l'eternità. Perché, vedete, noi siamo stati creati non per la terra, ma per il Cielo, e tante volte camminando sopra questa terra ci dimentichiamo che siamo stati creati per il Cielo. Voi pensate a un automobile: il motore dell'automobile non lo si può mettere dentro al portabagagli. Perché? Perché altrimenti... la macchina non va avanti, no? Non vi pare? Se noi prendessimo il motore, lo mettessimo di dietro, nel portabagagli della Millecento, il motore messo di dietro, e poi, cosa bisogna mettere davanti? Un asinello ci vuole davanti, no, altrimenti la macchina non va avanti! Sarebbe pazzesco girare la chiave, premere l'acceleratore... ci può essere quanta benzina che volete, ma se il motore non è lì al suo posto la macchina non parte. Se io cavo le ruote alla Millecento e lascio stare il motore, la macchina non va avanti: le ruote devono essere al loro posto, il motore al suo posto, e allora posso pretendere di partire.

MO174,2 [04-05-1967]

2 Figlioli, anche noi abbiamo un posto, anche noi siamo stati progettati per un posto, per un posto qui in terra, ma soprattutto per un posto dove dovremo restare per tutta l'eternità. Noi stiamo preparandoci per quel posto, stiamo lavorandoci per andarcene in quel posto; le viti devono entrare giuste quando saremo in quel posto... dobbiamo entrare giusti giusti proprio in quell'angolino dove Dio ci vuole per tutta l'eternità. E qual'è questo posto, figlioli? È il Paradiso, è il Paradiso! Non siamo creati per le fabbriche, non siamo creati per essere deputati, non siamo creati per essere ingegneri, non siamo creati per essere ricchi: siamo creati per il Cielo! E tutte le cose che facciamo sopra la terra: il lavoro, il sacrificio, lo studio... deve essere un mezzo per arrivare in Cielo, per arrivare in Cielo! Vedete, Dio, Dio ci ha pensati per l'eternità, ma ci ha pensati in Paradiso, ci ha pensati per l'eternità, ma come suoi amici in Paradiso.
E allora, figlioli, figlioli, stiamo attenti: non dimentichiamo il posto dove siamo diretti, non facciamo passare giorno, non facciamo passare ora senza pensare al Paradiso! Il "cupio dissolvi et esse cum Christo" di San Paolo, "Io desidero morire ed essere con Cristo!", dev'essere la meta di ogni cristiano, dev'essere... proprio il desiderio di ogni cristiano. "Io non ricuso sacrifici, io non ricuso lavori, la fatica apostolica, non ricuso di andare in America e morire martire, e sudare, tribolare, non ricuso, no, no. "Laborem non recuso", ma "cupio dissolvi et esse cum Christo!". Signore, quando sarà, o mio Dio, che io aprirò questi miei occhi e ti vedrò lassù in Paradiso nei gaudi eterni, e potrò raggiungerti, Signore? Maria, tu hai raggiunto il tuo figlio Gesù. Gesù, fratello mio, tu sei col Padre e con lo Spirito santo, siete là ad attendermi. Signore, Signore, tu, beato, sei in Cielo. Desidero il Cielo. A me non interessa niente, nessuna cosa del mondo, nessuna soddisfazione, purchè io possa venire in Cielo!". I tre pastorelli di Fatima, quando si sono incontrati con la Madonna e hanno sentito che veniva dal Cielo e hanno saputo che anche loro sarebbero andati in Cielo, Francesco... sì, dopo tante preghiere e rosari, ma sarebbero andati in Cielo, avevano un solo pensiero: raggiungere il Cielo, prepararsi per il Cielo.

MO174,3 [04-05-1967]

3 Vedete, figlioli, siamo stati creati per il Cielo, e il Signore ci dà i mezzi necessari per andare in Cielo. Sarebbe come che dovessimo andare su, là sopra, e come facciamo... se non c'è una scala? Ebbene, il Signore ci butta giù la scala, ci getta la scala. Dio ci ha dato i mezzi necessari per andare in Paradiso. Però, attenti eh! Noi dobbiamo usare questi mezzi perché, altrimenti, se viene giù la scala e noi non vogliamo andar su, è inutile. Non vi pare? Io devo andar su... Dio mi butta giù la scala, ma se io non vado su per la scala è inutile che mi lamenti col Signore! Ecco, vedete, il Signore ci dà i mezzi necessari per andare in Paradiso, ma c'è una parte che dobbiamo fare noi, e cioè salire la scala. Se io non salgo la scala resterò qui, e siccome non posso restare qui sempre, in terra, per tutta l'eternità, e allora, sentite, avrò il castigo della mia mancata corrispondenza all'amore di Dio. Dio mi ha creato per il Cielo, mi dà la scala per andare in Cielo, io non voglio salire la scala, sarò castigato per tutta l'eternità. Io, sono io che mi castigo, da solo, perché non voglio salire.
Ora, ecco, vorrei farvi capire questo, figlioli. Dicevano le nostre buone vecchie, le nostre buone mamme: "Fiolo, in Paradiso, ricòrdate che non se va in carrozza!". L'avete mai sentita questa frase? Mai sentita? Ecco, adesso le dirìa che no se va in automobile, tanto per cambiare un pochino, perché una volta la carrozza era il "non plus ultra!", era dei signori, no, e i poareti i gaveva el musso, ecco... la corrozza era dei signori. Ora, ricordatevi, figlioli, che la frase è sempre la stessa: "In Paradiso non si va in carrozza!". Cioè, c'è la scala che viene giù, tu non puoi pretendere, quando sei giunto lì, di andare in Paradiso, devi innalzarti, fare fatica, togliere la pelandronite, no, alzare le braccia e su, su, su: fare fatica, ricordatevi! Qualunque parte andiate, anche uscendo dalla Casa dell'Immacolata, domani dovreste trovare che la vostra strada è un'altra, che Dio vi ha creati per essere papà di famiglia, ricordatevi, la frase che vi ho detto: "In Paradiso non si va in carrozza!", vale per tutti. Ricordatevi che senza fatica non si va in Paradiso.

MO174,4 [04-05-1967]

4 Ecco quello che i cristiani stanno perdendo oggi: stanno perdendo il Paradiso perché non vogliono più far fatica. Non vogliono far fatica andare in chiesa, e allora ecco, ci vuole una chiesa ogni dieci metri perché altrimenti è troppo lontana, ci vuole una Messa ogni ora... So che in una parrocchia c'erano otto Messe, e parlando tra loro, due uomini: "Sa, la prima ero occupato, la seconda non potevo, la terza... perché non c'era la Messa nell'orario... Sa, i preti non capiscono, bisogna essere nelle famiglie per capire gli orari delle Messe, per fare gli orari delle Messe, per capire le necessità delle famiglie...". E c'erano otto Messe durante la giornata! Se ce ne fossero state ventiquattro, ancora quella persona non avrebbe trovato il tempo perché costa troppo. Cioè, si vorrebbe servire il Signore ma senza fare fatica, senza fare alcuna rinuncia, senza rinunciare a niente; servire Dio facendo però i propri porci comodi. Figlioli, ecco il cristianesimo, purtroppo, di oggi!
Oggi, siccome... siccome si è abituati a non far fatica, perché per andare fuori dalla porta si prende la bicicletta, per fare cento metri la moto, per farne cinquecento l'automobile; siccome che per salire l'altare si prende l'ascensore, e siccome quando è freddo c'è il termos e quando è caldo c'è il frigorifero, non si è abituati a far fatica, no, e allora si vorrebbe dire che anche il Signore non mettesse una scala, mettesse un ascensore per andare in Paradiso. Invece il Signore ha detto: "No, non ci passate per il buco! Volete venire in Paradiso? La scala, non l'ascensore!", perché per andare in Paradiso bisogna far fatica! “Mah, io non sono abituato - dice Ruggero - perché vado su sempre in ascensore!". "Non sono abituato - dice un altro - a far fatica, perché io ho sempre il caldo e il fresco come voglio io!". Ma in paradiso non si va così. Male per te se non sei abituato a far fatica, male per te se sei abituato con l'ascensore e sei abituato con l'automobile. Ricordati che in Paradiso non si va né in automobile né in ascensore: in Paradiso si va con le proprie gambe e con le proprie braccia, facendo fatica. Figlioli, bellissimo il progresso di oggi, bellissime le cose del mondo, però ci hanno disabituati a far fatica e, siccome in Paradiso si va solo con fatica, molte anime andranno a finire all'Inferno. Figlioli, ecco allora quello che noi dobbiamo fare e richiamare nel mondo. Dobbiamo prima di tutto convincerci di questo: siamo creati per il Cielo e vivere perciò col desiderio del Paradiso. "È tanto il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto!". Secondo: io devo convincermi che Dio mi ha dato i mezzi necessari per andare in Paradiso, però io devo corrispondere, devo lavorare, devo far fatica, e se nella mia vita non trovo sacrifici, devo farne apposta.

MO174,5 [04-05-1967]

5 Vedete, coloro che corrono, che giocano il calcio, che corrono in bicicletta, fanno allenamento. Vi ricordate Severino, là nel film, no? Faceva allenamento, allenamento! Cosa vuol dire fare allenamento? Vuol dire abituarsi, abituarsi, non è vero?, abituarsi a far fatica, a tirar calci... abituarsi! E allora anche noi, se vogliamo essere capaci di vincere le tentazioni, se vogliamo essere capaci, per esempio, quando il demonio ci spinge a fare una cosa cattiva, quando ci spinge a fare un pensiero cattivo, se vogliamo vincere noi stessi in quel momento, bisogna allenarsi prima, bisogna dire a noi stessi: "Bene, io sono capace dinanzi a una caramella a dire di no? Proviamo!". Se non sono capace dinanzi a un bicchiere di acqua o un bicchiere di vino, dinanzi a una piccola cosa dire di no a me stesso, non sono allenato, e quando è il momento di correre è pazzesco, è pazzesco fare la corsa.
Pensate voi, voi che siete sportivi: siete capaci di pensare a uno, per esempio prendiamo il nostro caro Berto Manzardo, eccolo là presente, messo proprio in vetrina stamattina, no, eccolo là... Pensate Berto, lo mandiamo a New York a tirar pugni, perché c'è una gara internazionale. Berto è un po' fuori di allenamento, vero, Berto? "Son fora de allenamento, come se fa? Xe tanto de quel tempo che non tiro pugni! Xe tanto tempo... Bisognaria che me allenasse in questi giorni...". Voi non siete capaci di pensare a questo, non vi pare? Prendere uno, così, poveretto, in convento tanto tempo, con la testa storta e con la corona in man... e metterlo improvvisamente a tirar pugni! Ghe vole un po' di allenamento, no? Prendere Severino... e, alle corse: giro d'Italia! "Ma, don Ottorino... fin a Asiago... fin a Asiago, ma così, così... Cosa vorlo, son sempre in laboratorio, go bisogno de allenamento!". Figlioli, ci vuole allenamento per correre in bicicletta, ci vuole allenamento per tirar pugni, ci vuole allenamento per tirar calci... e volete voi andare in Paradiso, a fare un salto di quel genere lì, senza allenamento? "O vos insensati! O vos insensati!". Siamo matti, figlioli, siamo matti, se pensiamo di andare in Paradiso senza allenamento! E l'allenamento si fa nelle piccole cose, prima!

MO174,6 [04-05-1967]

6 Per esempio, ecco ieri sera, si trova dentro in un cestino un tubetto di dentifricio, con metà o un terzo o metà dentifricio. Perché? Perché non è Durban's. Eh, sì, e allora... e allora cosa ti fa il signorino? Ha preso il dentifricio e lo butta via. Allenamento, figlioli, allenamento! Gesù non si lava i denti col Durban's, e neanche col dentifricio militare! E se tu vuoi allenarti, prendi quello che ti costa un po' di più, quello che costa più sacrificio. Allenamento! Sei in cortile e ti fanno... un gioco: scegli quello che ti costa di più, per allenarti! A far che cosa? Un salto in su.
Quante volte, nel confessionale, tu ti siedi lì e domandi: "Quanto tempo?". "Venti giorni... un mese...". "Cosa hai fatto?". "Venti, trenta, quaranta peccati mortali!". "Hai fatto un po' di sacrificio?". "No". "Hai fatto un po' di penitenza?". "No". "Hai chiuso qualche volta la televisione per fare un fioretto?". "No". "Hai fatto a meno di andare in giro qualche volta?". "No". "Hai fatto a meno di leggere?". "No". E cosa vuoi pretendere? Partire da casa e tirar pugni a New York? Vuoi pretendere di partire da qua per il giro d'Italia senza allenamento? È Gesù che ci parla: "Senza penitenza non facciamo niente, figlioli!". Siamo creati per il Paradiso, ma, ricordatevi, possiamo andare all'Inferno, possiamo andare all'Inferno! Io posso giurarvi qui in chiesa che tutti voi siete creati per il Paradiso, ma non posso giurarvi che tutti arriverete in Paradiso. Che cosa direste voi se io potessi dirvi stamattina: "Cinquanta di voi andranno all'Inferno. Cinquanta di voi entro cinquant'anni sono all'Inferno per tutta l'eternità". Ricordatevi che io e voi siamo creati per il Paradiso, ma io e voi corriamo il rischio tremendo di andare all'Inferno se non usiamo i mezzi necessari per salire in Paradiso.