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LA COMPLETA DISPONIBILITÀ NELLE MANI DEL SIGNORE

MO5 [24-04-1965]

24 aprile 1965

MO5,1 [24-04-1965]

1.Si deve avere una santità personale, per cui dovete essere voi e Gesù... Dovete essere voi e Lui, Lui e voi e basta.
Vi dicevo in altro momento, qui in chiesa, che ognuno di noi deve essere un piccolo deserto, no? Come Gesù aveva l'orto degli Ulivi dove era solito andare, ognuno di noi deve trovare dei momenti della giornata, dei momenti della giornata, per fare come i piloni del ponte. Abbiamo parlato del ponte della preghiera. Bellissima cosa, santa cosa! Ma guardate che se i piloni del ponte della preghiera sono solo punti fatti insieme: "beh, adesso diciamo la preghiera del mattino... dopo andiamo a dire l'ora di terza... poi andiamo a mezzogiorno...", ma dite così macchinalmente, non serve a niente: l'è un ponte fatto de pali smarsi. Capito, maestro? Ci serve, attento, l'incontro con Dio! Non andare... Far la visita: cosa veto fare? Eh, cosa vuole... "Questo popolo mi onora con le labbra". Ma non basta figlioli, non basta. Se vogliamo mantenere il contatto con Dio, intimo con Dio... ma proprio concreto: affinché la diga non caschi..., fra la vita interiore e la vita attiva, ci vuole un contatto col Signore; ma un contatto intimo col Signore, intimo con Lui.

MO5,2 [24-04-1965]

2.Tu prendi in mano il Vangelo: una parola, e parli con Lui, e parli con Lui.
..."Signore, Signore, quante miserie! Anche qualche disperazione, Signore; ecco qua: son tutto tuo, Signore! Voglio essere tuo, Signore!". Questo contatto ci vuole, sennò... pregando si mantiene la carità. "Hai detto le orazioni?" Ah, me gavevo dismentegà". "Hai detto..." "Me gavevo dismentegà". Eh, dismentegà..." "Gheto incontrà el Signore?". "Eh, me son dismentegà". Non ti dimenticherai, é impossibile dimenticarsi quando tu sei continuamente unito a Lui. Questo tanto per commentare la prima parola; ma sappiamo che c'è un libro insomma... "Se un'anima si dà interamente a Dio". É il titolo, sai Luigi. "Se un'anima si dà interamente a Dio, Egli la lavora". Egli la lavora.

MO5,3 [24-04-1965]

3.Ecco il nostro caro don Erasmo che ha pensato, per il 25° di don Ottorino, di fargli una statua: la statua di san Fermo, e gliela regala a don Ottorino: alta 50 cm., ma la vuol fare, vero, far fare in un marmo speciale: in marmo di sambugaro. Prende su un blocco di marmo di sambugaro e va da uno scultore, da Canton Felice farla... E l'altro: "Sì, il marmo... la faccio..." Va a Grumolo delle Abbadesse, cioè a Rampazzo per prendere la figura, in modo che sia una statua copiata per bene; porta là il modello... E ogni tanto dice: "Signor don Erasmo, mi porta quel blocco di marmo?". "Sì... me son dismentegà, me son dismentegà". Passano otto giorni... "Mi porta questo blocco di marmo?". Insomma, passa il 26 maggio, e il blocco di marmo ha ancora da portarglielo. L'altro ha preparato il modello, l'altro si é preso l'impegno; ma se don Erasmo non porta là il blocco di marmo di sambugaro non vien fora san Fermo gnanca par sogno.

MO5,4 [24-04-1965]

4.Ora, fiolo mio, fiolo mio, tu che hai lasciato il seminario per venire in questa casa, ricordati caro, puoi andare dal Signore: "Signore, vuto far santo Raffaele?". "Sì, dixe Raffaele". "Signore, te raccomando seto, fammi santo". "Sì", dixe il Signore. "Famme santo, salvatore di anime, un cuore missionario". "Sì", dice il Signore; dice sempre di sì. Ma un bel giorno dice: "Ma insomma, me deto e non me deto sto toco de marmo perché lo lavora? Me lo deto o non me lo deto, Raffaele? Perché xé inutile che te vegni dirme se te fasso na statua, sa te fasso santo; xé inutile che te vegni dirme se, vero... se te confidi in pieno in mi, bisogna che a un dato momento te me porti quel toco de marmo e te te lassi lavorare".

MO5,5 [24-04-1965]

5.Adesso co te ve là, ti Raffaele, portare el marmo... o anche don Erasmo. Mentre che Canton Felice sta... "cosa me falo? Oh, ma mi vui vedare cosa ch'el fa". Lassa stare... Dopo un altro colpetto... "Ma, Felice, ma no! el me lo sassina!". "Ma fa un piassere, no?, lasseme fare". "Ma vardé cosa che el fa!". Senti, a un dato momento, l'altro el ciapa el marmo e el ghe lo butta sulla testa a don Erasmo... par bona sorte che el sambugaro l'é leggero, no? E lo para via... "Se te vui essare ti che... lasseme stare: l'artista son mi!".

MO5,6 [24-04-1965]

6.Ora, qualche volta, c'è Raffaele che si mette nelle mani del Signore, perché prima el ghe ghéa dito: "voio farme santo"; el tira un pochino indrio, e dopo finalmente el decide de metterse nelle mani del Signore... Quando el Signore comincia a pestare un pochino con lo scalpello o col martello, el vole essere lu a guidare la mano di Dio.
Attenti figlioli, che su sto punto qua manchemo tutti. Se io domando a voi: "Volete farvi santi?". "Siii!". Adesso si grandi, adesso sighé così, ma co geri piccoli: "siii"... "Grandi o piccoli?". "Grandiii". "Presto o tardi?". "Presto!". Adesso voi, benissimo, rispondete anche voi le stesse cose: volete farvi santi, grandi santi, presto santi... Tutto quel che volete. E chissà quante volte l'avrete detto, no? Però un momentino, figlioli. Vi siete messi nelle mani di Dio perché vi lavori? Avete lasciato libera la mano di Dio o volete voi, voi, essere gli artefici della vostra santità? Volete voi dire al Signore: "adesso qui, adesso là, adesso su’, adesso giù?". Ma potete pensare voi a un pezzo di marmo che va là dinanzi all'artista, si volge verso l'artista: "Adesso qua, adesso là..."? Il marmo non parla.

MO5,7 [24-04-1965]

7.Pensate a uno che va a farsi un'operazione, no?, e ghe diga al medico: "E adesso fa’ questo – el dente - e adesso dentro con la tanaia, e adesso qua e adesso...", el medico el dixe: "allora fatela ti, va al tavolo, tote la tanaja e fate l'operazione! O sono io o sei tu..." Gli stessi medici, che vanno dal dentista, si lasciano medicare dal dentista, lasciano il dentista, no?

MO5,8 [24-04-1965]

8.Figlioli miei, ci fermiamo un pochino su questo punto, e vedrete quante volte noi abbiamo impedito alla mano divina di lavorare su noi perché ci siamo fatti un concetto nostro della santità, un ideale nostro come lo pensavamo noi, e non ci siamo messi interamente nelle mani di Dio, aspettando che Dio lavorasse noi, come vuole Lui.
Don Luigi, adesso andiamo dalla teoria alla pratica, xé vero o non xé vero sta roba qua? Ah... Se se fa un ideale: "Mi vedo così e così"; se el Signore me lavora secondo el me ideale, tutto va ben, se el Signore, a un dato momento el te fa broooomm, el cambia tutto, no?, non la va più bene, non la va più ben.

MO5,9 [24-04-1965]

9.E allora brontola a destra, brontola a sinistra... e non sai che il Signore, attraverso gli eventi, attraverso le circostanze, attraverso anche la perfidia degli uomini, ti lavora, ti pesta, per cavare quel capolavoro che Lui solo conosce, e che Lui solo può ricavare da te.
Ah, figlioli miei, ecco perché ci sono pochi santi sopra la terra: perché abbiamo fatto noi il disegno, ce lo siamo fatti noi, qui, nella nostra testa, il disegno di quello che vogliamo essere, e abbiamo, come quell'altro... "Poi sarò prete, poi sarò monsignore, poi sarò vescovo, poi sarò Papa e mi chiamerò... Minchione I!". Andiamo facendoci noi il disegno. "Mi piacerebbe... ecco, secondo me, mi pare che la volontà di Dio sia che domani professore, poi... morire qua a Vicenza no, poi là, poi su’... perché no qualche croce pettorale? "Qui episcopatum desiderat, bonum opus desiderat", io lo faccio unicamente per questo. E perché no... e perché no... e perché no?... Sempre Maestro dei Novizi per tutta la vita? Perché non potrei diventare Vicario Generale io quando muore don Aldo?...E perché non potrei poi magari fare altrettanto con don Ottorino? Perché?... In fondo, le doti mi pare di averle, no? Insomma... ogni poco, per fare quelle cose là, ogni poco...”.

MO5,10 [24-04-1965]

10.Figlioli miei, state attenti, state attenti, per carità! Non fate voi il disegno della vostra casa! Mettete a disposizione di Dio tutte le vostre energie per costruire la casa che Dio vuole costruire, ma non fate voi il disegno della vostra casa.
Ecco là, supponiamo Giuseppe Biasio: vedete questo caro figliolo il quale ha un campetto, un piccolo campo e ha telefonato al Signore: "Si può costruire una casa?". “Sì”, dice il Signore. E il Signore manda terra, manda ghiaia, manda travi, manda calce, manda mattoni. E vedendo arrivare calce, mattoni... "Ohh, che grazia di Dio!". Lui comincia, fa il suo disegno, sta su tutta la notte e fa il disegno di una grande cantoria: la Scala di Milano, Scala di Rettorgole! "Femo così, così e così!". Fa il suo disegno, e prima che arrivi il disegno del Signore – intanto il Signore continua a mandar roba, mandar roba, no? – invece di preoccuparsi di metterla bene... i mattoni di qua e là, ecc..., e lasciare il piano libero, in modo che il Signore venga con le sue macchine a tracciare le fondamenta, lui si preoccupa: taca e fa, taca e fa, el fa come i tusitti che i sporca e i fa, anca lu... E a un dato momento arriva il Signore: "Cosa fai?". "Sto facendo la Scala: la Scala di Rettorgole, per mettere la mia cantoria". "Ahh, insensato! insensato! Questo io volevo fare: una grande sala per portare i poveri a mangiare, e tu fai una cantoria".

MO5,11 [24-04-1965]

11.Quante volte noi facciamo così. Il Signore ci manda i suoi doni, ci accorgiamo - siamo chierichetti ancora, chierichetti, 21-22 anni, o anche peggio no?, siamo ancora lì, lattonzoli, poco più...- vediamo che arrivano i doni di Dio: oh, che intelligenza! Uh, che perspicacia; uh, che intuizione; oh, che capacità di far sintesi!, che inventiva!... doni di Dio, doni di Dio. Ecco... e allora... Piano, untorello! Piano! Non metterti, appena arriva il camion di sabbia e di cemento, di far fare il cemento. Non sei tu l'artefice! Non sei tu l'ingegnere! E' Lui: Dio! Ha mandato il materiale, tu sei soltanto il custode, che aspetta, quando verrà Lui ti dirà: "Fa’ questo", e allora sarai l'esecutore. Dio fa le cose molto più grandi di quelle che la tua meschina intelligenza possa sognare.

MO5,12 [24-04-1965]

12.Tu vorresti fare una cantoria, ma Lui farà addirittura un monumento artisti co. Lasciatelo lavorare il Signore.
Non vuol dire, questo, mettersi là in un incosciente stato di attesa... No, no! Tu aspetta. I doni di Dio lavorali, custodiscili e attendi i disegni del Signore, e attraverso le circostanze il Signore ti parlerà.

MO5,13 [24-04-1965]

13.Ah, se fossimo uomini più uniti al Signore! Se sapessimo parlare al Signore! Se sapessimo metterci a disposizione del Signore e lasciar fare a Lui!... quante cose grandi il Signore farebbe con noi. Come la personalità nostra sarebbe potenziata. Come anche... sarebbe così differente la nostra vita.
Forse, figlioli, quel Dio che ha fatto scaturire l'acqua dalla roccia, che ha mantenuto i Padri nostri nel deserto con la manna, che ha moltiplicato i pani, forse quel Dio é ancora vivo. Figlioli, quando ripetutamente sono andato a Crotone, e a un dato momento c'era un po' di scoraggiamento in principio da parte dei confratelli: "Ma qua non se fa gnente, non se conclude gnente". "Ma come – dicevo – voi fate giorno per giorno la volontà di Dio, voi soffrite, soffrite, soffrite... e quando soffrite, guadagnate.

MO5,14 [24-04-1965]

14E arriverà il momento, l'ora di Dio arriverà, l'ora di Dio, anche il lavoro esterno".

MO5,15 [24-04-1965]

15.Ricordo una volta, all'aeroporto, li avevo tutti cinque vicino a me, attendevamo che arrivasse l'aereo e ricordo che si era convertita quella donna di 37 anni, che si era venuta a confessare; e a un dato momento dice don Marcello: "Se la va avanti così... non se pol mia andar avanti in sto modo qua". Ho detto: "Sta attento, don Marcello: l'altro giorno hai confessato una donna, io lo sapevo in forma esterna, no?, che era 37 anni che non si confessava, il giorno precedente: dunque i fatti sono lì. Ricordo quello che diceva mons. Comboni: "Salpare il mare, salvare un'anima e poi morire".

MO5,16 [24-04-1965]

16.Voi siete venuti a Crotone. Foste venuti a Crotone solo a soffrire un anno e mezzo per salvare un'anima... se capiamo cosa vuol dire un'anima, la vostra missione é valida”.
Diceva don Orione quando uno dei suoi gli faceva notare, si trovavano là a Messina: "Insomma, qui non facciamo niente, non riusciamo a far niente, non si conclude niente", diceva: "Se tutta la vostra Opera fosse solo per far evitare un peccato veniale, foste riusciti soltanto a far evitare un peccato veniale, la vostra opera sarebbe riuscita benissimo".

MO5,17 [24-04-1965]

17.Figlioli miei, é venuto anche per i nostri fratelli un periodo di fede, il periodo della croce, il periodo vorrei dire dell'abbandono, e adesso cominciamo a raccogliere. L'altra sera, lo sapete, tanti di voi lo sanno, don Marcello ha telefonato, il Governo ha stanziato per la canonica 25 milioni, son tutti della canonica, e avranno una casa! Subito dopo verrà la chiesa e appena che sarà possibile avremo anche un centro giovanile. Nel giro di qualche anno avremo un centro meraviglioso che sarà invidiato da tante parrocchie della città.
La Madonna, che grazie meravigliose che ci ha fatto! Ma, figlioli miei, figlioli miei, bisogna patire con fede. E questo nel lavoro intimo di ogni anima, e questo nel lavoro collettivo dell'attività esterna apostolica.

MO5,18 [24-04-1965]

18.Tu devi essere uno, che vuole essere tutto di Dio: ti metti a disposizione di Dio, e a te non interessa se Dio vuol farti fare brutta figura, a te non interessa se Dio vuol servirsi di te per metterti sotto una sedia a fare il tappino perché quell'altro non faccia rumore. A te non interessa se sul tuo cadavere altri trionferanno.

MO5,19 [24-04-1965]

19.A te non interessa, a te deve interessare solo questo: essere di Dio.

MO5,20 [24-04-1965]

20.Non state venir fuori come uno una volta: "Lei capisce: mi pare... ecc... mi pare insomma di essere quasi limitato, limitato". Non si é mai limitati, quando si é nelle mani di Dio. Perché? Perché, ricordatevi che i doni che Dio vi ha dato, può averveli dati solo un minuto della vostra vita, e voi non sapete quale sia. Il Signore può prendere uno e farlo studiare anni e anni, farlo e mortificare anni e anni, anni e anni, e a 89 anni e mezzo con la barba lunga un metro e mezzo, ci sarà un incontro tra quell'anima lì e un povero facchino del porto... e il facchino del porto che ha sentito tante prediche non si convertirà, ma si converte vedendo questo che ha studiato, questo professore con tanta umiltà – non per la scienza, ma per l'umiltà - e dirà: "ma varda, quello lì che é un professorone é tanto umile, e io?"...

MO5,21 [24-04-1965]

21.Andare in chiesa e dire: Signore, io credo, nonostante senta niente. Signore ti amo, nonostante il mio cuore di sasso, Signore l'è tuo"... Questo duole ma ti mantien la fede. E' chiaro? Questa é fede! E questo costa, perché é un atto di volontà. Bisogna svegliarsi fora. Costa fatica, perché la natura umana ti porterebbe a dormire invece, la natura umana, quando passi quella porta, ti porta ad andare a letto o ad andare nella stanza del Maestro che ti dà il bicchierino, e non venire qua a fare una genuflessione e dire: ciao, Signore! E' chiaro?

MO5,22 [24-04-1965]

22.Quando apri quella porta e vedi due, tre amici di là, é più facile che tu guardi dalla parte di là che non dalla parte di qua. Ora, se tu hai fede, passando di lì, volta lo sguardo pure di là, il sinistro, ma il destro, faghe l'occhietto al Signore: ciao Signore! Non occorre mica mettersi là a far commedie, no? Ti rivolgi ai compagni... Signore, ben, e allora posso... ciao Signore!
Figlioli, questo lavoro costa fatica. Questo é il... le gettate de cemento che formano il ponte, vero signor Maestro? Non quelle parole che si dicono, si dicono, si dicono...

MO5,23 [24-04-1965]

23.Ora domandatevi: vivete così voi la vostra unione col Signore? E vi lasciate poi lavorare dal Signore, o continuate voi con la vostra testa, pensare voi, lavorare voi quello che avete più caro voi?
M65.02or