1. Sia lodato Gesù Cristo!Se venisse di notte o di giorno il Signore e mi domandasse: "Cosa vuoi che ti faccia?", Zeno penserebbe subito: "Beh! Intanto el ghe diga ch'el paga i debiti". No, non chiederei il pagamento dei debiti, ve l'assicuro. Chiederei una grazia per me e per voi, una grazia che credo che se noi la ricevessimo, il mondo ne sentirebbe... tutto il mondo ne sentirebbe un beneficio. E cioè, come uno quando ha il tifo per il calcio non vede e non pensa che il calcio, o quando uno ha preso una cotta, come si dice in altre parole, lo vedi lontano tre chilometri che ha quella cotta, no? Io chiederei che il Signore ci concedesse questa grazia: di avere, scusate, una cotta per lui.Don Ruggero mi guarda con un sorriso sotto e dice: "Ma, oh! Cosa sentiamo!". Cosa volete, non pensavo di avere un fanciullo davanti, vero, vedo tutti uomini, di là.Chiederei proprio, vero, questa grazia: che entrasse in noi un amore tale per lui, che per noi non ci fosse altro che un desiderio: compiere la sua volontà in tutte le cose. Io ormai ve l'ho detta condita in tanti modi questa cosa; ormai siete stanchi di sentirmela ripetere. Ma io vi dico in nome della nostra buona mamma, la Madonna, in nome di Dio: "Non stanchiamoci di domandare questa grazia al Signore; è la nostra fortezza, è la nostra gioia, è quello che ci... Se entrerà in noi, vero, questo spirito, saremo liberi da qualsiasi, un po’, disastro nella Congregazione, anche da certe crisi: verranno superate con una facilità massima. Ma bisogna che in noi entri, vero, entri l'amore che ci porta a fare; non "io faccio perché devo fare".Ve l'ho detta tante altre volte, vero, che la mamma mi diceva quando facevo una cosa: "Varda chel toso, varda chel toso! El lavora... Se te lo ordinasse el prete in confession, dime: farissito quel lavoro lì?”.Penso che questa cosa sarà stata detta anche a voi qualche volta, no? “Se el prete te lo ordinasse, lo farissito? Mi non so, ma guarda quando che lo fa, sa...". Quando c'è una cosa che ci piace, è una cosa che rientra nei nostri piani, noi ci mettiamo tutte le nostre energie per farla e non conosciamo sacrificio.Ora, nei nostri piani dovrebbe entrare una cosa sola: la volontà di Dio, lui che ci ha creati, che ci ha mandati, che ci ha inviati.Scusate se ho voluto riprendere in questo modo la meditazione della settimana scorsa. Qui la settimana scorsa mi pare che abbiamo cominciato a leggere alcune frasi del nostro pio autore.
MO297,2 [04-03-1970]
2. "Per quanto buone possano essere, - queste azioni nostre - se restano mie, non saranno mai le azioni di Cristo; non testimonieranno mai il mio assoluto vivere di Lui ed in Lui, l'essere io stesso Gesù, "ego ipse Jesus", votato unicamente alla volontà del Padre, distaccato dalle stesse mie vedute personali, dai miei stessi piani apostolici - che io devo fare -, qualora Egli volesse in modo diverso il mio contributo alla salvezza del mondo, magari nel segreto e nel nascondimento doloroso di una prova umiliante".Basterebbero queste poche righe qui messe a programma, no, messe a congiunzione, messe a programma, e noi avremmo una Congregazione che potrebbe sfidare i secoli. Queste poche righe messe a programma, ma nel vero senso della parola, avremmo una Congregazione che potrebbe sfidare i secoli.Vedete, qui c'è una cosa che io vi ho detto ancora; permettete, perdonate se ve la ripeto, proprio: mi pare di avervela detta l'ultima volta; portate pazienza.Quando io ho buttato giù le Costituzioni insieme con voi, le ho prese, le ho portate a Roma. Roma le ha approvate, me le ha restituite: non sono più mie. È chiaro? Non sono più mie. Sì, prima noi discutevamo, trattavamo, abbiamo cercato il meglio, le abbiamo riviste. Siamo andati persino dal prof. Vicari che veda la forma italiana; portate a Roma, noi le abbiamo ricevute; quelle Costituzioni ci sono state date da Dio attraverso la Chiesa. "Ma le ho fatte io!". No, non interessa chi le abbia fatte. Dio ha incaricato me di farle, ma poi me le ha date lui. Ora le mie azioni, anche le più ordinarie, io devo offrirle a Dio. Io devo mettercela tutta. Come per fare le Costituzioni ho dovuto mettere, o meglio, ce l'abbiamo messa tutta. E con don Giovanni Sartori e con l'uno e con l'altro, per sfruttare un po' le nostre conoscenze, le nostre doti, i doni che il Signore ci ha dato, i carismi che il Signore ci ha dato; abbiamo cercato insieme, abbiamo cercato di mettere giù in compagnia. È chiaro. Però poi, le abbiamo presentate a Dio, alla Chiesa.Ora, io devo mettercela tutta nelle mie azioni, ma tutta, come se tutto dipendesse da me. Va bene? Però io devo offrirla al Signore questa azione, questo mio progetto, questo mio modo di agire. E lui me la restituisce e mi dà un comando.Hai da fare tu, don Girolamo, in legatoria con tutti questi libri? Va bene. Tu ti metti davanti al Signore, Tu ci metti tutta la tua parte di conoscenza. È necessario perché adesso non abbiamo tanto lavoro. “Ci stiamo dentro o non ci stiamo dentro?". E fai il tuo progetto umano, ti consigli con monsignore, vero, che è tuo collaboratore, Cicchè... ti consigli con gli altri... E poi ad un dato momento si prende l'azione. Ad un dato momento quell'azione presa, tu, con parole umane dici: "Beh, va fatta; bisogna che la femo", no? È chiaro. Questo "bisogna che lo femo" io lo trasformerei in questo modo: "Io ci ho pensato, io ci ho detto su anche qualche giaculatoria, io ho cercato... Mi pare la volontà di Dio e adesso Dio ci ha dato questo ordine. Basta, non si discute più, bisogna farlo".Don Matteo, dimmi: vado fuori strada dicendo questo? Eh? Io penso che bisogna prenderla così, insomma, la volontà di Dio. Don Guido, cosa ne dici tu? Se non la prendiamo così...Allora, vedete, le nostre azioni devono essere sottoposte prima ad un vaglio. Non posso io prendere un'azione e: "Eh! La fasso perché me pare che vaga ben!". Gabriele: "Vago a sonare perché me pare che vaga ben!". Ma non si può; questa è leggerezza! "Adesso faccio quel lavoro perché me pare... Mi metto a studiare quella roba, me pare che vaga ben". Ma tu fai la tua volontà, anche se novantanove su cento quella tua volontà risponderebbe alla volontà di Dio. La tua azione resterà umana, ma molto umana, se non ti abitui un pochino a cercare in quello che tu devi fare che ci sia la firma del Signore. Voi vi fabbricate un mucchio di assegni, ma senza firme; voi spedite un mucchio di pacchi, ma senza indirizzo; voi vi caricate di assegni, di assegni che non hanno nessun valore, o anche se hanno un valore, hanno il valore di un pezzo di carta, il valore che può avere la cartaccia.
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3. Amici miei, guardate che il Signore ci ha chiamato in un altro modo, in un'altra forma. Se noi guardiamo e analizziamo un po' la vita di Gesù, la vita della nostra buona mamma, la Madonna, la vita dei santi, ma vediamo che i santi avevano questo davanti, questo ideale davanti. La scintilla del vostro amore verso Dio e del vostro amore verso le anime nasce da qui. Se non avete questo, cambiate strada, cambiate strada! Perché anche foste domani degli organizzatori, foste anche dei bravissimi, domani, sacerdoti, che so io... ma lavorate così, siete una campanella che suona, che continua a suonare, ma non va mai in chiesa. Mai visto le campane del mio paese, Quinto, andare in chiesa; le ho sempre viste là, ancora sono là: quando ero piccolo erano là, e sono ancora là. Ho visto invece qualche buona vecchietta che continuava a tossire durante la Messa, che è andata in chiesa, poi è andata al cimitero, è andata in Paradiso. Vero?Amici miei, guardate, proprio in nome di Dio: se volete veramente che tutte le altre azioni siano guidate da questo filone d'oro bisogna proprio che entri in noi, proprio che entri in noi questo amore, questo unico amore: fare la volontà di Dio. Ma non soltanto nell'intelligenza, ma deve anche entrare nella nostra vita, nel nostro cuore, nelle nostre preghiere. Noi dobbiamo dire queste parole: "Signore, guarda che io voglio fare quello che vuoi tu. A me non interessa anche ripetere dieci anni, capisci, Franco, la prima liceo, non mi interessa anche se mi prendessero a calci nella Casa dell'Immacolata, mi rimandassero a Padova dicendo: "Portatevelo via che non savemo cosa farghine dei padovani!”. A me non interessa niente, Signore. Se tu mi volessi fare diventare muto, sordo, paralizzato... Signore, dammi la tua forza. Se per la gloria tua, per la salvezza delle anime vuoi uno macinato in una macchina da carne per far salami, eccomi qui, Signore”. Se non entra in voi questo amore totalitario per Dio e un desiderio proprio grandissimo di fare solo, solo quello che vuole lui, guardate, figlioli, cambiate casa; io vi supplico nel nome di Dio, cambiate casa!Perché? Perché qui il Signore vuole questo da noi. Vuole un gruppo di anime donate totalmente a lui, che poi prendono le loro doti e le sviluppano in modo meraviglioso. Tu vedrai degli uomini, capaci domani di essere vescovi, capaci domani di essere anche nei posti più grandi della Chiesa, ma che conservano l'umiltà, che osservano la carità, perché quello che fanno, lo fanno in nome di Dio. Perché le Costituzioni non le presentano come proprie, anche se le hanno fatte loro, ma le presentano in nome di Dio, dal quale le hanno ricevute. Perciò gli ordini, uno che comanda, comanda in nome di Dio; uno che obbedisce, obbedisce in nome di Dio. Vogliamo fare dei superiori? Bisogna che vivano questo spirito. Vogliamo fare dei collaboratori del superiore o di Dio? Bisogna che vivano questo spirito. E allora tu vedi insieme tre, quattro, cinque, allora non si ha più il piccolo duce, il superiore. Allora sì si realizzerà quello che diceva il Voillaume, vero, che “l'obbedienza è una amorosa ricerca della volontà di Dio”.
MO297,4 [04-03-1970]
4. Le discussioni, anche se sono vivaci, ma sono, si può dire, un'oasi di carità. Ma è giusto! Domani si discute... Andiamo a vedere villa San Giovanni. Uno dice: "Sto colore... No, quell'altro...". "Ma ve farve benedire! Dè quel che vulì". Ognuno dice qualcosa... Ma questo va bene, questo ci deve essere, perché ognuno ha una mentalità diversa. Uno ha delle formazioni diverse: uno si intende di musica come Vinicio, un'altro se ne intende, vero, de pollastri come Ruggero, de vacchette more... Cosa volete, ognuno ha la sua competenza, le sue doti particolari. Però, però, tutti alla base, una dote: cercare la volontà di Dio, fare contento il Signore. E se anche si discute animatamente qualche volta, si discute perché? Per fare più contento il Signore.Come, mi pare, una mamma e un papà che vanno al mercato per comprare un regalo al loro bambino, e allora cominciano a dire: "Un momento, vediamo un po'...”. Fate conto che io sia il papà e Ruggero sia la mamma, e andiamo al mercato per comperare un regalo al nostro bambino, don Zeno, che deve essere ordinato prete. Io dico: "Senti, sai, io penso che per don Zeno bisognerebbe comprare una bella macchina, una bella vettura. Eh, sì, l'ha sempre desiderata. Sai, ho sentito, parlando di Grassetto diceva che...". E lui: "No, sa, don Ottorino, io conosco molto bene don Zeno, siamo vicini, io penso che ci vorrebbe una mula come quella di don Abbondio, perché... sa, anche per tenerlo un po' più calmo". "Ma no, ma qua, ma là". E possiamo anche discutere animatamente noi due. E dopo, in fondo ci accorgiamo che non abbiamo soldi né l'uno né l'altro, e gli compriamo un ciuccio, vero? Cosa volete fare! Ma la nostra discussione è per far contento lui, per cercare di accontentare lui.Ora, vedete, in una Comunità dove tutti sono d'accordo, dove tu vedi... “Cosa ne dite?”, tutti a testa bassa, "Cosa vi pare?". Ma, per carità, quella è una Comunità di marmotte! È giusto che vi sia un po' di anima, ognuno che dica la sua, che si discuta, che si anima, ma anche contro il superiore, ma anzi specialmente contro il superiore, che non crediamo sia un Dio. Però, un momento, tutti intenti e desiderosi, non di far valere il proprio pensiero, ma di cercare quello che vuole il Signore. E allora, vedete, questo non lo farete nelle discussioni, eccetera, se non lo farete nella vita, se non lo cercate nelle piccole cose, se non ve lo domandate prima di andare a vedere la televisione, se non ve lo domandate prima di leggere un libro, se non ve lo domandate prima di guardare un giornale, se non ve lo domandate prima di uscire dallo studio, se non ve lo domandate prima di andare a letto, se non ve lo domandate mentre state pensando, mentre state lavorando, mentre state giocando. In tutte le azioni voi dovete domandarvelo questo: "Che sia contento il Signore?".Ma uno che è innamorato di una ragazza, pensa alla sua ragazza tutta la giornata.Io ieri ho ricevuto un ex allievo, e piangeva. Perché? Per la questione della fidanzata. Perché? Perché è successo un piccolo inconveniente con la mamma, e lui vuol bene alla mamma, e, adesso - dice - la mamma è un po' arrabbiata con la fidanzata. E questi due amori: "Io non voglio disgustare la fidanzata, no, ma neanche la mamma. Cosa devo fare, don Ottorino, cosa devo fare, don Ottorino? Guardi, don Ottorino, sono quindici giorni che io faccio fatica a mangiare, son quindici giorni che non dormo per questa cosa qui". E piangeva.Possibile, dicevo dentro di me, che uno che è innamorato di una ragazza abbia un motore più forte di uno che è innamorato di Dio? Se non è possibile questo, che i nostri giovani non si possano innamorare di Dio? Ecco, allora, io vorrei... Scusate se tocco dei tasti... Portate pazienza, guardate... co siete stanchi mandatemi in Paradiso, chè io ci vado volentieri e allora verrà qualche altro che dirà cose nuove, io dico sempre cose vecchie. Io ho l'impressione, amici miei, di una cosa: che oggi, oggi, siamo preoccupati di troppe cose. "Marta, Marta, troppe cose! Porro unum est necessarium".
MO297,5 [04-03-1970]
5. Uno che deve specializzarsi in medicina cerca le riviste di medicina, uno che vuole specializzarsi in sport cerca le riviste sportive, uno che vuol specializzarsi in amore di Dio, in amore di Dio, cerca Dio.Fate un po' di esame di coscienza. Per esempio, quante vite di santi avete letto? Quante volte, leggendo le vite dei santi, avete cercato di vedere come il santo si è messo a disposizione di Dio e ha cercato Dio? È logico! Tu puoi prendere in mano una vita di un santo, trovi una frase che non ti va e...: "Oh! stupidaggini!”. Se tu vai cercando in un predicatore la soddisfazione tua personale, è chiaro, oggi con lo spirito di critica che c'è, non troverete nessun predicatore che va per voi. Voi dovete andare in cerca di Dio; ed entrando in una chiesa, quando c'è uno che sta parlando, voi mettetevi là in atto di discepoli, non in atto di maestri, altrimenti la parola di Dio, la parola di Dio non entrerà in voi.E, allora, tu vedi che leggendo la vita di don Orione, leggendo la vita del canonico Annibale di Francia, leggendo la vita di don Guanella, di San Giovanni Bosco, e giù di tante altre vite, tu puoi prendertela in mano e vedere un pochino. E tu vedrai sempre, in tutte queste vite, un parallelo con la vita del Cristo, con la vita della Madonna. Tu vedrai, sì, logicamente che sarà stata scritta male qualche frase, sarà stata interpretata male, l'avranno fatto nascere santo, tutto quello che vuoi... Se fosse vivo il santo, forse, strapperebbe tre quarti di quelle pagine. Siamo d'accordo, per carità. Ma tu vedi, però, che c'è un filone, quel filone che lo dicono senza accorgersene forse gli scrittori. E quel filone è uno che si stacca nettamente dal mondo, e ad un dato momento dice: "Signore, ti seguo". E per amore del Cristo ritorna in mezzo al mondo per sacrificarsi per i fratelli. Tu vedi uno che quando fa, sente quasi una forza dentro che in nome di Dio lo spinge a fare, lo spinge ad agire.
MO297,6 [04-03-1970]
6. Tu prendi un Francesco di Sales, tu vedi che va a studiare e a un dato momento sente la forza di Dio e allora, in nome di questa forza di Dio, affronta il papà, affronta la famiglia, affronta tutti, affronta le ire familiari e si lancia e comincia a fare il prete. E quando ha cominciato a fare il prete, sente, vero, le necessità della Chiesa e allora si offre spontaneo per andare a Ginevra. E là va a fare il missionario. Ma tu vedi che in tutto questo c'è un filone: un uomo che ha sentito il bisogno di donarsi totalmente a Dio e di rinunciare: rinuncia e offerta. C'è sempre questo. In tutte le vite dei santi voi troverete una rinuncia e un'offerta. E in questa offerta poi ci sarà un'azione apostolica. L'errore enorme sarebbe essere mossi dall'azione apostolica e non dalla rinuncia e dall'offerta.Non so se sbaglio.È facile, guardate che è facile, sapete, venire nella Casa dell'Immacolata perché piace andare a lavorare nelle missioni, perché piace. No! Qui si viene perché ci si vuol separare dal mondo e donarsi a Dio e mettersi a disposizione di Dio, il quale Dio può mandarci in America Latina, può mandarci a Rettorgole, o può mandarci anche in ospedale o in manicomio. E noi entrando diciamo: "Signore, ecce adsum, son qui, prendimi!". Questi sono gli uomini che Dio vuole.E se voi analizzate le vite dei santi, voi li trovate tutti, tutti su questo schema. Il povero e il ricco, il santo intelligente come il nostro Tommaso, vero, Giorgio, il tuo amico favorito, vero, ovvero come il Santo Curato d'Ars. Voi li troverete così: sono creature che si sono staccate ed offerte.Ora, vedete, non si può servire a due padroni. Troppo interesse, figlioli, qualche volta per le cose del mondo, troppo interesse per la politica, per lo sport, troppo interesse. "Ma che peccato c'è?". Niente! Ma dove ci sta l'anguria non ci può stare la pastasciutta, diceva quell'altro in chiesa ieri mattina. Troppe cose, figlioli, che distraggono. Non ci può essere l'innamorato di Cristo.Il fidanzato che vuol seguire la fidanzata e andare a pescare, e andare al cinema, e andare qua e andare là, la fidanzata gli dice: "Senti, o te vien o se no fa’ de manco, che mi min trovo un altro". Ho sentito più di una volta qualche giovane dire: "Va ben... mi non posso mia...". Senti, se tu hai la fidanzata devi rinunciare a qualche cosa. E tu vedi che ci sono state delle crisi proprio di amore tra lui e lei per questo motivo: perché lui pretendeva di avere la fidanzata e di non rinunciare a qualche cosa. O tu vieni o tu ti dai, sennò fa di meno di venire.
MO297,7 [04-03-1970]
7. E guardate che il Signore ad un dato momento non ci dica: "Senti, o tu vieni, sennò fa di meno di venire”. "Ricordatevi che tutte le crisi che oggi si notano in giro nel mondo di preti sono crisi di fede e di donazione. Non c'è stata... o ci è stata e poi si è rotta questa donazione. Ora se vogliamo resistere a questo tempaccio che c'è fuori di casa, ci vuole una donazione totale. Bisogna trovare il modo di una donazione totale, di una rottura completa, rottura che naturalmente esige sacrificio, esige penitenza perché non potete pretendere senza penitenza. È da ridere al mattino venir qua: "Sacrum jejunium, sacrum jejunium", e poi tu ti domandi: "Che cosa ho digiunato io, cosa ho fatto io oggi?”. Dicevano le nostre buone mamme: "Non si può andare in Paradiso in carrozza", neanche per sogno. Adesso si direbbe in aeroplano, vero. Non si può assolutamente.La vita di un consacrato è vita di penitenza, è vita di rinuncia, è vita di sacrificio, è vita di amore. Non mi interessa che ci siano cento religiosi, che siano mille religiosi. Interessa, perché Dio lo vuole, che i religiosi siano di questo colore, siano con questo spirito, siano con questa, con questa anima, e che poi sviluppino più che è possibile le loro doti umane. Perché? Perché allora andranno in mezzo al mondo, ma si potrà dire pure di loro: "Vos de mundo non estis". Voi siete quelli che conquisteranno le anime.Si diceva in altre circostanze: se noi riusciremo ad avere degli apostoli donati, ma non soltanto intellettualmente, ma realmente donati, va bene, si diceva: "Noi li butteremo giù col paracadute, e dopo un po' di tempo tu vedrai sorgere una chiesa, vedrai un incendio”. Vi ricordate che dicevamo questo? "Tu li getterai giù col paracadute, uno qui e uno là, e dopo un po' di tempo troverai un incendio". Si realizzerà quello che diceva padre Lombardi: "Quando a uno manca la pelle, no, manca la pelle, prendono un po' di pelle buona, tagliano e mettono dei pezzettini, e lì è un trapianto... Come quando si pianta l'erbetta in giro nel prà... Sa, vuol fare un tappeto, si mette un ciuffo qui, un ciuffo là e dopo un po' di tempo... - direbbe il nostro caro Giuseppe, no? - dopo un po' di tempo avremo un tappeto. Così dovrebbe essere. Dovremmo mettere delle piccole comunità, dei piccoli gruppi nelle varie parti, e dopo un po' di tempo ci dovrebbe essere l'Ecclesia, la Chiesa.Ricordatevi, però, che non avremo l'Ecclesia se non arriveremo a questa temperatura. Aggiungeremo confusione a confusione, freddo a freddo, vorrei dire, discussione e organizzazione a discussione e organizzazione.Don Zeno mi guarda serio. Dirà don Marco, dirà don Marco: "Ma qua, caro don Ottorino, bisogna che scapemo tutti". No! Qui si tratta solo che bisogna tutti andare più avanti. "Se vi sentite il coraggio, fate un passo avanti", dice il vescovo, no? Se permanete nel desiderio di farvi santi, fate un passo avanti. Il passo avanti, guardate, che deve essere non soltanto nella testa, ma nelle azioni, nel cuore e nelle azioni. Ora, vi dicevo fin dall'inizio di questo incontro di questa mattina: vogliamo vedere nelle azioni, che voi portate, in queste azioni, un'azione di Dio, non un'azione vostra. E questo si deve vedere in laboratorio, si deve vedere nella generosità quando... nel rinunciare ad una cosa che vi piace... È fatta di piccole cose, sapete, la santità. Ma non è fatta di cose ragionate, è fatta di un amore che trascina tutte le cose.
MO297,8 [04-03-1970]
8 Dopo di che leggiamo pure queste poche righe che ci restano."In particolare, le mie azioni, restano mie, se agisco contrariamente allo spirito della famiglia religiosa in cui mi ha chiamato Dio a vivere...".Ultimamente, ragionando con uno, dicevo che uno non può fare una Congregazione religiosa sua, qui.Al tempo di Sant’Ignazio, San Francesco Saverio, un grande santo non avrebbe potuto fare un'altra Famiglia religiosa, dare un altro colore alla famiglia dei Gesuiti. Altrimenti doveva staccarsi e fare la famiglia dei Francescani, vero. Chiaro? Ma se il Signore lo ha chiamato lì, lì, insieme con Sant’Ignazio, lui doveva collaborare insieme per formare i Gesuiti.Ora, non si può, uno non può dire: "Quando io sono davanti al Signore mi pare che vada bene quello, io vado per quella strada". Ma non si può questo, neanche per sogno, perché, se siamo stati chiamati insieme a costruire... la villa Valeri bisogna che collaboriamo tutti insieme: i muratori nel fare il buco e i falegnami nel mettere la porta, in modo che quando che butta su la porta corrisponda al buco. Ci deve essere un disegno comune. Gli elettricisti con gli impianti idraulici. Dobbiamo metterci d'accordo. Chiaro, non si imporrà, discuteremo insieme, ma poi bisogna lavorare insieme. Ora qui dentro, in questa casa, nessuno di noi, non dico di voi, nessuno di noi, mi metto dentro anch'io, possiamo dare un'impronta nostra. Io non posso dare un'impronta mia, voi non potete dare un'impronta vostra alla Congregazione. Ma tutti dobbiamo, in ginocchio, cercare l'impronta che Dio vuole abbiano i membri della Congregazione. E l'impronta fondamentale dei membri della Congregazione è proprio questa: una totale disposizione nelle mani di Dio, come il Cristo che è venuto in mezzo agli uomini: "Ecco, o Padre, sono venuto per fare la tua volontà". Perciò uno che entra in questa casa deve vedere che ciascuno di noi ha un solo desiderio: se è volontà di Dio.Voi, vedete... “Potete venire ad aprire una casa?”. Un momento, bisogna che ci fermiamo e vedere un po' qual è la volontà del Signore. Devono sentire quelli che vengono qui, che il motivo della nostra gioia, il motivo della nostra forza, diciamo anche, e del nostro agire è proprio qui; la nostra forza è qui: noi stiamo realizzando... siamo a disposizione di Dio, in tutte le azioni, anche nel divertimento.Don Girolamo, dimmi, per piacere: "Sto esagerando secondo te?". C'è qualcuno che non è d'accordo? Tu, Piergiorgio? Piero? Tutti d'accordo? Va ben, speremo!“Se non adempio con coscienza e con corresponsabilità le mansioni affidatemi”.Io non corrispondo allo spirito se non adempio con coscienza, ma anche nello stesso tempo con responsabilità, portando avanti l'azione, mettendo qualcosa di mio, anche trasformando, se necessario, d'accordo, però sempre... non dei semplici esecutori, semplici esecutori...
MO297,9 [04-03-1970]
9. "Se vado comunque contro un regolamento di vita concreto, concordato legittimamente nel Capitolo generale, senza dovuto permesso, o una causa proporzionatamente grave".Ci possono essere delle cose che abbiamo combinato insieme, e uno, magari c'è più di uno... Per esempio, io so, dicono: "Ah, ben, il breviario non lo digo mia. Mi digo le corone, mi digo le corone... Mi me trovo meio a dire le corone". Se nel Capitolo abbiamo combinato di dire il breviario, perché dici le corone? "Beh, insomma, una roba o l'altra xe lo stesso. No ghe gera le corone prima? Come prima ghe gera le corone al posto del breviario, va ben... Mi digo quel che disivimo prima". Guardate che ho sentito membri della nostra Congregazione ragionare così, ultimamente.Scusatemi tanto, se abbiamo stabilito nel Capitolo di fare la Via Crucis una volta la settimana, stabilita insieme, non posso... Io potrò dispensare uno, per una volta, ma non posso dire: "Tu, Alberto, sei dispensato per sempre dal fare la Via Crucis". Non posso dispensarmi... Potrò dispensare me stesso una volta, perché c'è stato un motivo grave perché... Potete voi dispensarvi una volta. Ma non posso io dispensare me stesso. "Ma sono stato io a proporla!". Ma non importa niente! Non son mica io ad averla proposta: l'abbiamo stabilita insieme, perciò sono legato io tanto come voi. Potevo nel Capitolo dire: "No, tusi, tiremola via". D'accordo, tiremola via. Ma, ammesso insieme che l'abbiamo accettata, quella è una disposizione che lega me, come lega voi. E se non la faccio per pigrizia, io devo confessarmi e dire: "Padre, non sono stato fedele al mio dovere; ho mancato al mio dovere". Mi hanno imposto un dovere, e se no dovevo stare a casa mia. Ma se sono entrato qui, mi sono sottoposto a queste leggi qui. E allora il mio amore al Signore lo manifesto osservando queste leggi qui che io ho accettato per amore di Dio.Ma se io vado a servizio in una casa e la padrona mi ordina riso asciutto e mi ghe presento supa, e un altro giorno la ma domanda supa e ghe presento gnochi, la dixe la padrona: "Senti, va’ a casa tua...". Scusa!State attenti, che non è facendo quello che ci sembra bene che ci faremo santi, ma facendo quello che vuole lui, che è nostro Padre e che ci ha inviati.Sia lodato Gesù Cristo!