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L’OBBEDIENZA NEL PERIODO FORMATIVO

MO10 [04-05-1965]

4 maggio 1965 Meditazione ai Religiosi e ai Novizi della Casa dell'Immacolata. Don Ottorino, con l’aiuto di esempi concreti, insiste sulla necessità dell'obbedienza totale a Dio, fin dal periodo formativo. Il testo originale è registrato e la sua durata è di 31’. Qualche volta lo Spirito Santo può parlare non si sa per mezzo di chi, del più giovane.

MO10,1 [04-05-1965]

1.Sentite, noi abbiamo parlato tante volte in questa chiesa dell'apostolato futuro, del sacrificio, della vita di immolazione, della necessità di essere in orbita, di fare sempre e solo e bene la volontà di Dio, di essere strumenti totalmente nelle mani di Dio. Io vorrei, prima di tutto, domandarvi: siete proprio preoccupati come era preoccupata la nostra buona Mamma la Madonna, di fare sempre in tutto e solo, sempre in tutto e solo, sempre in tutto e solo la volontà di Dio? Ecco, e qui dico quello che domando a voi e che io non so spiegare, in fatto per esempio di obbedienza, di essere al proprio posto istante per istante, fate sempre quello che vuole il Signore?
Vedete, negli altri Istituti i giovani come voi non sono lasciati liberi come voi, capite chiaro. I giovani come voi, anche gli studenti degli ultimi anni... per esempio: so nel seminario di Padova in Propedeutica hanno il loro Prefetto, no? hanno il loro Prefetto, e adesso so che ultimamente si sono fatti la correzione fraterna fra loro. C'era una piccola commissione che giudicava, ecc. ecc., che radunava tutto quanto e poi dava all'interessato... Insom ma, sono ancora sotto tutela, ma molto sotto tutela. Nelle case di formazione, nelle case di formazione, prima di lasciare a un giovane un certo senso di libertà, che prenda in mano il volante lui, viene messo in treno dove ci sono le rotaie per parecchio tempo; poi gli danno in mano la bicicletta e lo mettono in strada.

MO10,2 [04-05-1965]

2.Voi, non avete solo in mano la bicicletta e messi in strada, ma avete in mano anche una 1100 e siete messi in strada, nel senso che avete un senso di libertà, un senso di libertà, di libertà nell'agire che nessuna Famiglia Religiosa non ha mai visto, neanche per sogno!
Ora però attenti, che se avete un senso di libertà di agire perché non c'è uno che dice: "Adesso puoi andare al gabinetto", e quando ritorni dice: "Dove sei stato? perché sei stato via 6 minuti invece che 3 minuti?". Resta però che non siete mica liberi di fare quello che volete, perché vi siete consacrati al Signore. Se siete in uno stabilimento, voi andate al gabinetto e mettono al gabinetto i muti bassi perché si veda se fumate o no, e vi controllano quanto tempo siete stati via. Se andate in un ufficio pubblico, foste impiegati in un ufficio pubblico, anche se avete 50 anni, per forza vi controllano quanti minuti uscite dall'ufficio, quanti minuti siete stati via. Ma, rimanendo in una famiglia, così, religiosa, oggi nella Casa dell'Immacolata, e domani nella vita apostolica, pur avendo l'impressione di essere liberi, perché il parroco é il più libero nel paese...

MO10,3 [04-05-1965]

3.perché el postin bisogna che el corra a portar la posta e l'è controllato, in ufficio postale bisogna che sia aperto dalla tal ora all'ora, perché se no i protesta, i fa una protesta all'ufficio centrale. Il maestro deve essere lì legato a quelle ore di scuola se no c'è l'ispettore scolastico, il direttore scolastico, e deve fare e questo e quello, e le relazioni che sono... cioè, ognuno é legato.
Il parroco, se vuole, detto Messa, nessuno gli va a dire: "Perché questa mattina non hai fatto questo, non sei andato a visitare gli ammalati?". E' l'unico che é un po' libero di fare, umanamente parlando, quello che vuole. Perché una mamma deve far da mangiare e deve fare... perché se no le ciapa da so marìo, e so marìo bisogna che el vada a lavorare. Ma el parroco se vuole, finìa la Messa, el va in letto e el dorme fino a mezzogiorno, nessun ghe dixe... I dixe solo: "Il parroco non c'è"; i mette fora un bigliettino: "Il parroco é assente"; o el ciapa su la macchina e el va a far una gita tutta la giornata una volta la settimana e nessun ghe dixe niente, salvo quello che ha da fare scuola de religione, che allora là é legato ad un orario e deve cavarsi el capelo dinanzi al preside per dire: "Varda che ancò non posso vegnere". Ora attenti figlioli: voi siete stati creati per essere domani, forse, gli uomini più liberi, umanamente, umanamente parlando. Perché? Perché nessuno verrà a prendervi per lo stomaco, nessuno va a prendere per lo stomaco don Marcello per vedere se don Marcello adesso in questa ora, in questo minuto, no? mentre che tutti gli impiegati di Stato, ecc., sono legati a un orario, no?

MO10,4 [04-05-1965]

4.Però amici, attenti, se non siete legati da legami umani, però questo vorrei farvi toccare con mano: guardate che non siete liberi, né io, né voi siamo liberi di fare quello che vogliamo; e in ogni minuto della giornata dobbiamo rispondere a Lui, "in quo vivimus, movemus et sumus", dobbiamo rispondere a Lui di quello che stiamo facendo.
Porto, tanto per capirci, qualche esempio un po' più concreto. Per esempio, Bertelli, ti arrabbi se tiro fuori un caso tuo? ti offri? si o no, generosamente proprio? si o no, si o no? "Sì". Ha detto di sì generosamente. Per esempio, ieri sera viene don Matteo a chiedere in refettorio: "I novizi possono andar a vedere il cinema?".

MO10,5 [04-05-1965]

5.Io ho detto: "Ho, non credo conveniente, no non credo conveniente". Ora ho detto, ho aggiunto: "Ma che resti a casa anche Bertelli". “Te l'ha detto, che resti a casa anche tu insieme?” Beh, comunque l'ho detto per soprapiù, per soprapiù, perché é inconcepibile che domani la mamma va al cinema e i fioi i va in letto a dormire, no? E' inconcepibile una roba di questo genere qua. Ora, lui é stato qui da bravo figliolo insieme coi novizi. Co i xé andà in letto, più tardetto, co i gà finìo le pratiche de pietà, xe andà anca lu al cinema. Per me é inconcepibile una cosa di questo genere qua! O lui é legato alla vita dei novizi, ma legato in modo tale che si sente un rimorso... non sei mica li legato per fare il custode dei novizi, per fare il carabiniere dei novizi!... Sei legato per vivere con loro, per dare te stesso a loro, per partecipare alla loro vita. Ma dovresti tu dire, se loro dicono: "Niente la gita ai novizi, e tu puoi andare... Don Ottorino, per carità, mi parrebbe quasi a dire: mi magno la torta, e gli altri no, perché non gò gnente da magnare... ma no! non la magno gnanca mi!". La mamma non magna gnanca ela se non magna i tusi, o tutti o gnente! Avete capito? Questa sensibilità - scusa se ho tirato fuori questo particolare - questa sensibilità, per conto mio, ecco qui vi domando un consiglio, vi domando un consiglio, per conto mio, per un Bertelli che é con i Novizi, che fa parte del Noviziato, che partecipa là, l'andare per me é una disobbedienza, é un fuori posto. Don Luigi, dico: “Tu sei d'accordo con me? Ma ditemelo liberamente, se non siete d'accordo, ditemelo. Sei d'accordo sì o no? Non sei mica d'accordo?”
(Don Luigi Furlato: "Adesso... giudicare gli altri é difficile...") “Ma lascia stare. E' difficile... secondo te?”. (Don Luigi: "Io non sarei andato, sinceramente, don Ottorino). Ma lascia stare... se ricordemo che gavemo da trattare da boni fradéi, perché si tratta di chiarire... potrei tirarne fuori un sacco e una sporta, altri ancora esempi, no?

MO10,6 [04-05-1965]

6.Per esempio tiro fuori un altro particolare: ieri sono andato in studio, ieri sera, un quarto d'ora prima di dir vesperi, vado in studio. Vedo Fabris appoggiato là alla finestra, là pacifico e tranquillo. Lì c'erano fuori di posto due: l'assistente Grolla, che doveva dirgli: "Fabris, per piacere, va al tuo posto che adesso é tempo di studio". E' vero o no? Gliel'hai detto? No? Non ti eri neanche accorto tu... Comunque, Piero... dove xelo andà? Ti era venuto male? ti era venuto male? perché allora sei scusato, se ti era venuto male, Allora... per esempio ti é venuto affanno... allora é un'altra storia, allora ti domando perdono... Non ti é venuto male? E allora hai deciso tu e sei partito dal tuo posto e sei andato alla finestra... ma il tuo dovere qual era? Tu dirai: "Ma allora..." Ah, perché ve la siete fatta voi una forma... Domandate di andare in ricreazione, dite: "Non ne posso più! Mi lasci fare un giretto in cortile". Tu sei a posto e il Signore viene a passeggio con te in cortile. Ma allora sei legalizzato, autorizzato ad andare a fare un quarto d'ora di ricreazione.
Non siamo una Congregazione dove: "Ecco là... là così...". Ma se tu, tu, perché sei stanco di star nei libri ti metti alla finestra là, tu sei fuori posto. Mi dispiace tanto, come che prendessi la bicicletta e che andassi a finire all'Anconetta a fare un giretto in bicicletta, é la stessissima cosa. "Beh, insomma! Allora semo schiavi!". No!, cioè: un ragazzo che é in studio... Ferracin se tu vedessi un ragazzo che in studio, durante lo studio, che si alza e va su per la finestra e si mette là, tu diresti a un dato momento nelle classificazioni: "Quello el va fora posto, insomma el fa quelo ch'el vole...". E io vi dico: quello sarebbe dieci, venti, cento volte più scusato di questi, perché quello é un ragazzetto dal quale non si può mica pretendere la perfezione! E' chiaro? Vi dico... su questa strada potrei tirarne fuori...

MO10,7 [04-05-1965]

7.Per esempio: quando siete tornati dalle vacanze era stato stabilito, si torna a mezzogiorno. Tutti coloro che non erano autorizzati a tornare dopo mezzogiorno, se non c'è stato un motivo grave, grave, grave, sono stati fuori posto, completamente una disobbedienza. Come fossero partiti dalla Casa dell'Immacolata e fossero partiti per andare... stamattina invece che andare a scuola, uno parte e va a casa e sta a casa mezza giornata e torna a mezzogiorno. Questo non me lo fate mica; ma siete a casa e invece di tornare a mezzogiorno tornate in pomeriggio, é una disobbedienza uguale e precisa. "Ma c'è stato un inconveniente!" C'è il telefono! dà una telefonata: "Scusi, don Ottorino, c'è questo... mi permette per piacere di star a casa fino a sera?". Se c'è la mamma che si é fatta male, allora quello non occorre neanche che telefoniate... é capitato un incidente... Ma se é una cosa di convenienza, di conve nienza, non di necessità, capite cosa é la parola no? Perché se é necessità: se vien male alla mamma, i porta all'ospedale la mamma, se si fa male un fratello in un incidente stradale... Allora capisci te perdi la testa... "Me xé capità questo...". Post factum..., si dice così. Ma se é una cosa di convenienza, non puoi tu disporre di te stesso e dire: "Ma allora perdo la mia libertà!". Figlioli miei, allora dovevi fare a meno di farti religioso, dovevi formarti una famiglia, torte una tosa, sposarte e allora te fasevi tutto quel che te volevi, o quel che voleva ela insomma ecco.

MO10,8 [04-05-1965]

8.Intendiamoci bene: o a Dio ci diamo interamente, o facciamo a meno di dare niente. Perché, vado meglio con un esercito di 100 donati interamente al Signore che non con un esercito di 10.000 che insomma si danno e non si danno, si danno ma si limitano, ecc., così e così.
Ora vedete, quando non si ha voglia per esempio di studiare, si fa presto... avete tutti delle mansioni: chi ha una cosa, chi ha l'altra... si fa presto a trovare il pretesto per giustificarsi un pochino e dire: "Vado a far questo, adesso vo a far quello... ho questo da fare...". "Ma non potevi farlo durante la ricreazione?". Ma, allora me son desmentegà!". Ma c'è anche un pezzo di carta: puoi annotarti e dopo portarti dietro la carta. Guardate, io ho sempre un pezzo di carta, ho per esempio, mi pare sei cose da fare, per non dimenticarmi l'ho messo dentro il breviario, siccome che il breviario lo dico, me lo porto dentro il breviario, capite? Ora, scriviti su un pezzo di carta, metti la carta legata al fazzoletto: siccome se spera che col fazzoletto te te neti el naso una volta o l'altra... vegnerà fora el toco de carta, no?

MO10,9 [04-05-1965]

9.Ecco, figlioli, scusate, ho detto che prima della meditazione un pensierino dovevo dirlo. Ma guardate che su questo punto, su questo punto, ci sarebbero tante e tante cose: cominciando dalla puntualità nell'alzata, puntualità che vuol dire un minuto... Te pol far manco de dire: "Ma io esco a ora giusta dalla stanza". Vi pare? Vuol dire saltar giù al minuto giusto! non star lì mezzo minuto di più. Cominciando dal rivolgere il pensiero al Signore, ecc..., mi sveglio: "Quando sarà, o mio Dio...", perché quella é la volontà di Dio, che mi rivolga subito a Lui, che stabilisca subito un contatto cosciente e personale con Lui appena mi sveglio. Cominciando da quelle Laudi che io farò mentre mi sto lavando, mentre sto facendo pulizia, questo contatto intimo con il Signore. Prontezza poi nell'uscita dalla stanza; prontezza, un pochino nell'essere al mio posto , al mio posto in ricreazione, al mio posto in studio. Figlioli, guardate che ci sono tante cose che non vanno, tante cose che non vanno. Per esempio, l'orario alla sera. Io vorrei domandare a qualcuno se durante questo anno, su 150 giorni scolastici - son 150 press'a poco, no? mettiamo 150 – quante volte é stato proprio fedele all'orario, ma proprio fedele, ma proprio fedele all'orario della sera. Badate che... sapete, ha detto san Piero quella volta ad Anania e Saffira: "Avete mentito allo Spirito Santo, non a me". Voi defraudate nostro Signore, non me. Voi avete promesso al Signore di lavorare dalle otto a mezzogiorno, dalle due alle quattro. Non potete andare alle otto e mezza, non potete partire dal lavoro alle undici e un quarto. Il vostro lavoro é dalle otto a mezzogiorno, é del Signore quel tempo! Quanto tempo perdì durante... "Eh, per un quartino d'ora! ehh, per venti minuti...". E' del Signore quel tempo, mica vostro. "Ma sa, abbiamo avuto scuola alla terza ora, alla quarta ora... abbiamo un'ora libera, mezz'oretta... stiamo qui a chiacchierare". E' del Signore quel tempo!
Voi vi lamentate qualche volta perché vedete qualche... Ieri sera sentivo uno che diceva: "Sa, c'è il maestro Giovanni, quello della falegnameria, me pare ch'el perda tanto tempo, el se mette là a ciacolare, ecc.". Voi lo notate negli altri, che qualche volta qualcuno durante il lavoro perde tempo... e noi, e noi? siamo liberi forse di perdere tempo? di non essere dove il Signore ci vuole? Guardate, queste cose qui...

MO10,10 [04-05-1965]

10.Per esempio, uno ha un ufficio, uno ha un ufficio... non basta soltanto che lui la dia ad intendere esternamente che tutto sia a posto e basta, no! Lui deve accontentare il Signore in quell'ufficio, deve fare quello che piace al Signore, non dire: "Faccio esternamente in modo che mi dicano che io faccio bene il mio dovere". No! perché il Signore che vede nel nascosto, che vede... vede per esempio...
Uno é sacrestano supponi, lui vede anche dentro l'armadio, là dove che ci sono i paramenti, vede se c'è della roba sporca anche dentro là, il Signore. Un superiore può passare e non vedere quelle robe lì, non può vedere che là ci sono delle sporcherie buttate là, non può neanche vederle un superiore... in un cassetto, messa dentro là la roba, può anche non vedere. Ma se tu veramente lo fai per amore del Signore, se tu sei conscio del tuo ufficio che ti é stato affidato dal Signore, tu lo fai per Lui. E quando apri un cassetto domandi a Lui se é contento di quel cassetto, quando apri uno scaffale domandi a Lui se é contento di quello scaffale. E così... si dice del giardino... Vedi Luciano, domandi a Lui se é contento di quel fiore, non lo fai per don Ottorino, perché ti dica: "Bravo!" o perché gli altri dicano: "Bel giardino!". Ma a Lui devi domandare, a Lui devi chiedere se devi fermarti un minuto di più, o se quando suona la campanella devi essere al tuo posto. Perché, guardate che é facile, sapete, a un dato momento fare quello che piace a noi... piantare i fiori che piacciono a noi, stare con i fiori quanto piace a noi, ma questo non é essere del Signore. Questo é umanizzare una cosa grande, cioè la vocazione.

MO10,11 [04-05-1965]

11.Figlioli, vi scongiuro: non umanizzate la vostra vocazione! Perché le vocazioni umanizzate, se non vanno finire allo "spretato", vanno a finire molto e molto vicino allo spretato. Ve lo dice chi ha un po' di esperienza. Guardate che la questione dello spreta to non é un caso raro, non é un caso raro. Sentivo di un paese, ultimamente dove ci sono stati tre cappellani uno dietro l'altro, capite no? uno dietro l'altro, che sono scivolati: due con i ragazzi, a far porcherie con i ragazzi - e tutto il paese lo sa - e uno con donne. E adesso va via questo cappellano, va via anche dal paese, e adesso speremo che non riva el quarto in quel paese, no?
Non é una cosa rara che si precipiti nel fango, non é una cosa... E' una cosa molto comune che si precipiti nel fango, però attenti, attenti! non é una cosa rara. Ma non é una cosa che capiti improvvisamente: é una cosa che si prevede, che si prevede... Una cosa che la si vede... cominci... quel giovane seminarista, quel giovane studente un po' leggerino là, dove che non tacca discorsi buoni, dove... un po' all'acqua di rose, un po' la in superficie dove... buon fratello, buon amico, ma insomma insomma... buon studente, buon letterato, tutto... ma ma ma ma ma... dove che tacca solo qualcosa de superficiale, qualcosa un po'... se non é la canzonetta, però musiche varie, quelle attaccano immediatamente! Ma cose nostre, cose di casa nostra quelle no! quelle non attaccano, attacca la barzelletta un po' sporca, ma buttata là... cioè un po' la superficialità, la vanità... Passa una macchina e xò discussioni sulle macchine; passa un aereo, discussioni sugli aerei. Ma non..., senti che non incide, non incide. E poi questo giovane che, insomma, vivaDio, cerca un po' il suo comodo, cerca un po' il suo comodo, cerca quel che ghe piaxe, cerca quel che gli piace... State attenti che può cercare quel che piace anche uno che studia eh! Ieri sera sono andato in istudio del noviziato, mi son messo lì col breviario, ho detto: "Se potessi passare un paio di orette al giorno seduto su questi banchi qua, essere qui a studiare!". Ahh, sarebbe un diletto vi dico, un diletto! ma datemi in mano che libro che volete: di filosofia, di teologia, di matematica, di fisica... sarebbe un diletto, una ricreazione, un sollievo. Ahh! molto più leggero figlioli, fare una cosa perché tu sei intelligente, qualcosa capisci... e trovar una scusa! "Ma sa, é per l'apostolato... é per l'apostolato".

MO10,12 [04-05-1965]

12.Vi accorgerete domani che nell'apostolato ci vogliono quelle cose lì, ma se non c'è qualcosa d'altro... a fate de quei fiaschi... de quelle damigiane, di quelle autocisterne, figlioli, di quelle autocisterne, che voi non avete neanche l'idea! Vi accorgerete che non saprete cosa dire, vi troverete dinanzi a un giovane, a qualche uomo che viene a dirvi: "Mi capita così, così così così così così". E sarete là... "Cosa dirò?". E se non avete il telefono che funziona con l'alto, se non siete abituati a parlare con l'alto, se non avete confidenza con l'alto... Ah figlioli, non troverete, non troverete, assolutamente non troverete che cosa dire... Direte robe dotte, robe belle, ma che non incidono, che non convertono, che non trasformano.

MO10,13 [04-05-1965]

13.Figlioli miei, ricordatevi che queste cose le imparerete soltanto donandovi interamente al Signore, vivendo esclusivamente per il Signore, facendo tutto, anche le piccole cose per piacere al Signore. Non ci deve essere una riga di libro che leggete per voi; non ci deve essere un passo che fate per voi; non ci deve essere un sorriso che fate per voi; non ci deve essere un'azione, anche minima, un pensiero che fate per voi. Tutto in tanto in quanto il Signore vuole, in tanto in quanto... per piacere al Signore. Voi direte: "Ma é una vita da cani questa qua! é una vita da cani!". No! é una vita da santi!
Ricordatevi che quelle cose che io dico questa mattina, anche riguardanti la disciplina, riguardanti così... possono sembrare pesanti, possono sembrare opprimenti alla personalità solo per chi ha capito molto e molto poco di spiritualità. Chi ha capito chi é Dio e ama Dio e desidera vivere per Dio, ricordatevi non si fa problemi di una limitazione della sua libertà, di una schiavitù, anzi, desidera perché,

MO10,14 [04-05-1965]

14.guardate... di essere interamente nelle mani di Dio, di essere interamente a disposizione di Lui, di essere pestato da Lui, di essere prigioniero nelle sue mani, o nelle mani di qualche altro per amore Suo.
Perché i santi desideravano il martirio? Perché i santi desideravano il carcere? Desideravano di essere torturati? Per amore di Cristo Signore! Per amore Tuo! Per amore Tuo! Patire, patire patire per salvare, patire per salvare... importa niente! Martirio e il carcere, nel campo di concentramento! "Signore, patire, patire per salvare!". Oh, capite queste cose o sennò, in nome di Dio, fatemi un piacere: ritiratevi! ritiratevi! Siamo in troppi, ritiratevi! Ma bisogna che saliamo, bisogna che saliamo figlioli! bisogna che ci mettiamo in questa disponibilità, nelle mani di Dio. La natura é natura, lo so, per carità! Sono il primo poi a mancare, io, sono il primo. Ma non mancate scientemente, non scoraggiatevi se mancate, non scoraggiatevi se può avvenire che la natura vi tradisce!

MO10,15 [04-05-1965]

15.Ma abbiate questo desiderio e piangete dinanzi a Dio, sì! piangete! come quella donna ha domandato il dono delle lacrime... piangete qualche volta... se non altro intimamente, piangete! Perché? Perché al Signore non avete dato quello che dovevate dare. Piangete perché avete parlato in tempo di silenzio; si, piangete perché avete mancato alla Regola, perché siete andati fuori 3 minuti dallo studio senza permesso, perché siete andati fuori di posto, piangete!

MO10,16 [04-05-1965]

16.Se non siete capaci di piangere per queste piccole cose, avete capito molto poco di Dio, molto poco di Dio. Se non sentite il dolore anche in queste piccole cose e non sentite il bisogno di confessarvi proprio come un dispiacere fatto a Lui, a Lui al quale vi siete offerti, al quale vi siete dati. Avete capito poco, figlioli, di vita religiosa. Vi dico se nell'intimo vostro le mie parole risuonano come una parola: "Ma questa é una vita impossibile! questa é una schiavitù!". No! Figlioli, guardate questa é una tentazione del demonio. Ma se proprio non vi sentite di digerirle, piuttosto ritiratevi, perché domani non mi fido di mandarvi in terre lontane se non siete interamente agganciati alla volontà di Dio.
E' bella la poesia della vita missionaria, é bello dire: "Domani andremo nel Mato Grosso, andremo a Zacapa, andremo di qua, andremo di la!". Monsignor Luna che mi scrive in questi giorni qua, che m'invita, mi scongiura che vada là per vedere, per vedere, per vedere... Io prendo 4-5: "Andate! andate là! andate, predicate, andate!". Figlioli miei, o siete interamente nelle mani di Dio o a un dato momento vengono fuori i zacapatini vengono fuori, ecc... i moretti dell'Africa, vengono fuori... Guardate che non abbiamo mica l'asilo infantile noialtri... Stop!

MO10,17 [04-05-1965]

17.E' bene parlarci chiaro, no? Meglio parlarci chiaro! Ricordate bene che un giorno io avevo qui uno, un prete - ve l'ho detto ancora no? – che é stato parecchio tempo all'Istituto vestito in borghese, nessuno sapeva... ha saputo fin che era qui che era prete. Adesso é ritornato. Era missionario in Africa e ha seminato un po' di... "missionareti" in giro per l'Africa. E la Chiesa poi lo ha ridotto alla stato laicale completamente. E questa povera creatura a un dato momento ha capito che ha sbagliato; e allora i suoi superiori hanno pregato me di poterlo tenere qua come assistente. L'ho tenuto per parecchio tempo come assistente. Nessuno degli assistenti sapeva che era un prete, si diportava come gli altri, faceva la sua comunione ecc. ecc. E piano piano, dopo un periodo lungo di prova, é rientrato dove doveva rientrare, e adesso si diporta bene. Ma non sempre potete confidare in un ritorno.
E guardate che anche nella vita missionaria ci sono dei pericoli. Oggi c'è il pericolo che quando i ragazzi, cioè i novizi sono al cinema... cioè, in letto, si vada al cinema. Piccole cose, piccola cosa, stupidaggini. C'è il pericolo che mentre si é in studio si va alla finestra... stupidaggine dico, stupidaggine, intendiamoci bene.

MO10,18 [04-05-1965]

18.Che se mi avesse domandato: gheto bisogno de fare una corsa? Va in cortile, per carità! Stupidaggini, ma domani, domani sei libero, non hai voglia di studiare, non hai voglia di fare il tuo dovere lì... troppo pesante! Aspetta un momentino, và, ghe xe la quella bella tosa... Ohh, la xé la presidente dell'Azione Cattolica... vao soltanto dirghe che domani mattina ghe xé la confe renza, che la vaga avvisare tutti, che la vaga ad avvisare tutti! Il giorno dopo: "Vao dirghe che ghe xé la S. Vincenzo, che la fassa un piaxere, la vaga ad avvisar tutti". Il terzo giorno ghe xé vero, qualcosa altro della S. Vincenzo che interessa... Questo riguarda la purezza. Ma poi ci sono dei pericoli enormi anche su altre strade. Vi avverto, quello che ho detto prima: guardate che lo spretato non é un caso raro, ma guardate che non c’è uno spretato che sia arrivato improvvisamente. Si parte col rubare un ago e poi si arriva ad ammazzare per rubare! ma si parte col rubare un ago; si parte col dire di sì al Signore, ma mettendo qualche piccola condizione: "Sì, Signore, io mi dono, ma a patto - dice Zeno – che non mi mettano in amministrazione. Io sì mi faccio prete, ma a patto che non mi mettano in amministrazione". Dice Giuseppe. "Io sì mi faccio prete, ma a patto che mi facciano supe riore generale!". "Io si mi faccio prete – dice don Venanzio - a patto che non mi tengano a Vicenza..., ma a patto..." Ecco, se mettete soltanto: "Sì... ma", quel "si... ma" potrebbe essere l'initium dolorum!
E adesso cominciamo la meditazione. Perdonate, la Madonna ci perdonerà che se invece che far meditazione... abbiamo detto soltanto che alcune cose,

MO10,19 [04-05-1965]

19.però penso che tutti, cominciando da me, guardate non mi tiro fuori... Perché se Bertelli ha peccato, io ho peccato mille volte più di lui... Confesso qui, dinanzi al Signore, tutti siamo responsabili, tutti manchiamo, tutti cerchiamo il nostro porco comodo, scusate la brutta parola, invece che la volontà di Dio. Ma tutti dobbiamo dire: "Ho sbagliato", dinanzi al Signore.
Diciamo questa mattina sinceramente: "In queste piccole cose, io non sono...".